Mentre il Governo approva la sua formula per i salari giusti, gli stipendi continuano ad arrancare: importi ancora bassi e tassazione ancora troppo alta, nonostante tutte le contromisure adottate
I soldi sono diventati piccoli: questo modo di dire utilizzato nel dialetto napoletano spiega perfettamente lo stato degli stipendi in Italia. Si taglia il cuneo fiscale, si prevedono detassazioni e bonus, ma le retribuzioni di lavoratrici e lavoratori dipendenti restano deboli.
E lo ha confermato anche l’ISTAT in termini più tecnici durante l’audizione sul Documento di Finanza Pubblica che si è tenuta questa mattina, 28 aprile, alla Camera.
Nonostante il recupero nel rapporto tra crescita e inflazione, tra il primo trimestre 2021 e il quarto trimestre del 2025, si è registrata una riduzione dei salari reali del 7,8 per cento. Mentre la tassazione è rimasta una delle più alte.
La tassazione sugli stipendi resta alta, nonostante il taglio del cuneo fiscale
Dall’OCSE sono arrivati i dati sul cuneo fiscale e contributivo che, nonostante il taglio importante dell’ultimo anno, è pari al 45,8 per cento. La media di tutti i paesi OCSE è pari al 35,1 per cento.
La spesa collegata alle novità della Legge di Bilancio 2025 per tagliare il cuneo fiscale e contributivo ammonta a 12,85 miliardi di euro.
La cifra, però, ha contribuito ad alleggerire solo di poco il carico fiscale e contributivo che grava sugli stipendi: è calato dell’1,21 per cento, nel 2024 era pari al 47 per cento.
E, pur registrando un risultato positivo, nella classifica sul costo del lavoro dipendente su 38 paesi analizzati l’Italia rimane in quinta posizione.
Lo sforzo è stato fatto, ma anche gli ultimi dati ISTAT confermano che non è abbastanza o comunque che le energie non sono state indirizzate nella giusta direzione.
La questione stipendi e le soluzioni messe in campo dal Governo
“Nonostante” è la parola chiave per descrivere la questione salari: modifiche strutturali, pacchetti di agevolazioni, esoneri per specifiche categorie non sono bastati a restituire un adeguato potere d’acquisto alle famiglie.
In totale, nel periodo dell’attuale Legislatura, sono stati stanziati più 155 miliardi di euro per la voce del programma dell’attuale Esecutivo Difesa del lavoro, dell’impresa e dell’economia e più di 13 per il capitolo dedicato al sostegno alla famiglia e alla natalità. I dati arrivano dal Dipartimento per il programma di Governo.
A fronte di investimenti così importanti, rispetto a 5 anni fa le retribuzioni di lavoratrici e lavoratori restano più basse e la guerra in Medio Oriente torna a minacciarle con una nuova ondata inflazionistica che, con l’attuale sistema IRPEF, fa crescere anche le imposte da pagare. È l’effetto del cosiddetto drenaggio fiscale.
Il nodo stipendi si collega alla crescita del Paese, che rallenta
Il tema del carico fiscale sulle buste paga è centrale non solo per la qualità della vita di lavoratrici e lavoratori, ma per il futuro del paese.
Dalle audizioni sul Documento di Finanza Pubblica, e quindi sullo stato di salute dell’economia italiana, che si concluderanno questa sera con l’intervento del Ministro Giorgetti, è emersa una preoccupazione forte e condivisa: la crescita debole, che si lega anche agli stipendi.
“Nonostante i provvedimenti adottati il cuneo fiscale sul lavoro rimane considerevolmente al di sopra della media dell’Unione. I regimi speciali e l’ampia serie di spese fiscali, anche in materia di imposta sul valore aggiunto, rendono il sistema tributario estremamente complesso ed erodono la base imponibile, con conseguente perdita ingente di gettito. Spostare l’elevato carico fiscale che attualmente grava sul lavoro verso altre fonti di entrate sottoutilizzate che sono meno penalizzanti per la crescita concorrerebbe a irrobustire le potenzialità economiche dell’Italia”.
Si legge nelle raccomandazioni di giugno 2025 che sono arrivate dall’UE.
D’altronde, che in Italia esista una irrisolta questione stipendi è fuori discussione e lo dimostra anche la necessità di formulare nuove regole per garantire un salario giusto.
È così che il Governo ha definito alcune novità in arrivo sul ruolo della contrattazione collettiva con il decreto primo maggio, che il Consiglio dei Ministri di oggi ha appena approvato proprio per celebrare la festa dei lavoratori e delle lavoratrici, mentre i dati dicono che le retribuzioni italiane sono ben lontane dall’essere giuste e adeguate.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Stipendi ancora bassi, tassazione ancora alta: bonus e tagli non funzionano