Aumentare gli stipendi, ridurre la tassazione: la ricetta di Giorgetti per i giovani

Rosy D’Elia - Fisco

In vista della Manovra 2027 torna la ricetta fiscale per tutelare i giovani, finora dimenticati: aumentare gli stipendi e ridurre la tassazione. A tornare sul tema è il Ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti

Aumentare gli stipendi, ridurre la tassazione: la ricetta di Giorgetti per i giovani

I salari in Italia sono tutt’altro che giusti ed è questa una delle ragioni che spinge i giovani a partire. Ne è consapevole anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti che propone la sua ricetta ideale per risolvere il problema: aumentare le retribuzioni, ridurre la tassazione.

Servirebbe un “accordo tra gli imprenditori, datori di lavoro che fanno un investimento sui giovani, quindi aumentano gli stipendi”: ha detto il numero uno di via XX Settembre ieri, 8 settembre, durante l’evento A tua difesa organizzato a Roma dal suo partito, la Lega.

Così come la flat tax sulle tredicesime, la proposta di una tassazione agevolata ritorna in vista della preparazione della Legge di Bilancio. Ma tra il dire e il fare ci sono le posizioni dei partiti e i conti da far quadrare, come sottolinea lo stesso Giorgetti.

Aumentare gli stipendi, ridurre la tassazione: Giorgetti ripesca la flat tax per i giovani

L’idea di una flat tax specifica per i giovani non è certo nuova. E se ne è parlato anche negli anni scorsi.

A maggio 2025 proprio la Lega ha depositato una proposta di legge per applicare, al posto dell’IRPEF e delle relative addizionali, una tassa piatta del 5 per cento entro il limite dei 40.000 euro lordi da far viaggiare insieme a una deduzione per i datori di lavoro.

E in occasione dei lavori di approvazione della scorsa Manovra, da maggioranza e opposizione sono arrivate diverse idee per intervenire sulle finanze dei giovani, prevedendo esenzioni complete, percorsi graduali di pagamento delle imposte, tassazioni sostitutive.

Dall’idea meno costosa, 200 milioni di euro, alle proposte inestimabili l’esito è stato lo stesso: la Legge di Bilancio 2026 è stata approvata con un nulla di fatto per i giovani.

In vista della riapertura del cantiere della Manovra, l’interesse per ragazzi e ragazze si riaccende. E il Ministro in quota Lega riaggiusta l’idea iniziale del suo partito, ispirandosi alla flat tax del 5 per cento sugli aumenti previsti dai rinnovi dei contratti collettivi per la generalità dei dipendenti, che è stata prevista quest’anno e che pure è in attesa di conferma.

Flat tax sugli stipendi dei giovani tra proposte e realtà

Per un paese in costante declino demografico, come l’Italia, preoccuparsi dei giovani vuol dire investire sul futuro. Ma in questi anni non è mai diventata una priorità concreta nell’agenda di Governo.

Anzi, la leva fiscale per agevolare gli under 36 si è indebolita sempre di più. Mentre le legge delega per la riforma fiscale prometteva su carta un trattamento di favore per ragazzi e ragazze, il bonus per l’acquisto della prima casa finiva la sua corsa e veniva eliminata la detrazione per i genitori in caso di figli o figlie a carico oltre i 30 anni, senza investire i risparmi (circa 320 milioni di euro a regime) in politiche per favorire l’indipendenza economica.

Ora che la Legislatura è al suo ultimo miglio, però, la questione non si può più rimandare. Nei mesi scorsi anche il vicepremier Tajani, riportando in auge un’altrra promessa non mantenuta, la detassazione delle tredicesime, indicava come prioritario un intervento sui giovani.

Alleggerire il peso del Fisco per aumentare il valore degli stipendi è la strategia adottata su larga scala dai Governi degli ultimi anni. Ma l’esperienza insegna che costa molto e non basta: dall’analisi pubblicata lo scorso luglio dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio è emerso l’effetto protettivo, ma tutt’altro che salvifico delle politiche fiscali adottate.

Non a caso Giorgetti chiama in causa anche i datori di lavoro: trovare una formula economicamente sostenibile tra tutte le proposte non è affare di poco conto.

Ma mentre il medico studia, i giovani partono: nel rapporto CNEL sui giovani expat pubblicato il 7 settembre la prima motivazione che spinge a lasciare l’Italia per quattro partecipanti su cinque è rappresentata proprio dalle basse retribuzioni, così come nell’83 per cento dei casi un aumento degli stipendi potrebbe essere determinante per valutare di tornare.