Flat tax sugli aumenti di stipendio: la soluzione di Giorgetti per i giovani

Rosy D’Elia - Fisco

Verso la Manovra 2027, il Ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti porterà la sua ricetta per i giovani: flat tax sugli aumenti di stipendio con la collaborazione dei datori di lavoro

Flat tax sugli aumenti di stipendio: la soluzione di Giorgetti per i giovani

La novità di una flat tax per i giovani è entrata ufficialmente nella lista di priorità della Manovra 2027.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti sottoporrà al “tavolo politico” l’idea di una tassazione più leggera sugli aumenti di stipendio basata sulla collaborazione dei datori di lavoro. Lo ha annunciato ieri, 23 settembre, durante il Question time alla Camera. E stamattina anche il viceministro Leo, intervenuto all’evento Telefisco, ha confermato l’interesse per questa soluzione.

Favorire l’aumento delle retribuzioni, ridurre la tassazione, premiare le imprese con delle agevolazioni: è questa la soluzione di via XX Settembre per arginare le partenze di ragazzi e ragazze, che diventano sempre più numerose.

Aumentare gli stipendi, ridurre la tassazione: Giorgetti ripesca la flat tax per i giovani

L’idea di una flat tax specifica per i giovani non è certo nuova. E se ne è parlato anche negli anni scorsi.

A maggio 2025 proprio la Lega ha depositato una proposta di legge per applicare, al posto dell’IRPEF e delle relative addizionali, una tassa piatta del 5 per cento entro il limite dei 40.000 euro lordi da far viaggiare insieme a una deduzione per i datori di lavoro.

E in occasione dei lavori di approvazione della scorsa Manovra, da maggioranza e opposizione sono arrivate diverse idee per intervenire sulle finanze dei giovani, prevedendo esenzioni complete, percorsi graduali di pagamento delle imposte, tassazioni sostitutive.

Dall’idea meno costosa, 200 milioni di euro, alle proposte inestimabili l’esito è stato lo stesso: la Legge di Bilancio 2026 è stata approvata con un nulla di fatto per i giovani.

In vista della riapertura del cantiere della Manovra, l’interesse per ragazzi e ragazze si riaccende. E il Ministro in quota Lega riaggiusta l’idea iniziale del suo partito, ispirandosi alla flat tax del 5 per cento sugli aumenti previsti dai rinnovi dei contratti collettivi per la generalità dei dipendenti, che è stata messa in campo per quest’anno e che dovrà essere confermata.

Nel caso dei giovani (entro una soglia di età da definire) il meccanismo ipotizzato chiama in causa direttamente i datori di lavoro a fronte di agevolazioni fiscali.

Flat tax sugli stipendi dei giovani tra proposte e realtà

Per un paese in costante declino demografico, come l’Italia, preoccuparsi dei giovani vuol dire investire sul futuro. Ma in questi anni non è mai diventata una priorità concreta nell’agenda di Governo.

Anzi, la leva fiscale per agevolare gli under 36 si è indebolita sempre di più. Mentre la legge delega per la riforma fiscale prometteva su carta un trattamento di favore per ragazzi e ragazze, il bonus per l’acquisto della prima casa finiva la sua corsa e veniva eliminata la detrazione per i genitori in caso di figli o figlie a carico oltre i 30 anni, senza investire i risparmi (circa 320 milioni di euro a regime) in politiche per favorire l’indipendenza economica.

Ora che la Legislatura è al suo ultimo miglio, però, la questione non si può più rimandare. Nei mesi scorsi anche il vicepremier Tajani, riportando in auge un’altra promessa non mantenuta, la detassazione delle tredicesime, indicava come prioritario un intervento sui giovani.

Alleggerire il peso del Fisco per aumentare il valore degli stipendi è la strategia adottata su larga scala dai Governi degli ultimi anni. Ma l’esperienza insegna che costa molto e non basta: dall’analisi pubblicata lo scorso luglio dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio è emerso l’effetto protettivo, ma tutt’altro che salvifico, delle politiche fiscali adottate.

Non a caso Giorgetti pensa al coinvolgimento dei datori di lavoro per trovare una formula “particolarmente appetibile per il rapporto costi-benefici, anche nell’ottica del costo per l’erario”.

Ma mentre il medico studia, i giovani partono: nel rapporto CNEL sui giovani expat pubblicato il 7 settembre la prima motivazione che spinge a lasciare l’Italia per quattro partecipanti su cinque è rappresentata proprio dalle basse retribuzioni, così come nell’83 per cento dei casi un aumento degli stipendi potrebbe essere determinante per valutare di tornare.