Scuola, sciopero il 17 marzo per precari e rinnovo dei contratti

Stefano Paterna - Scuola

Rinnovo contratto scuola e precari, sciopero il 17 marzo 2020. L'iniziativa, promossa da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, è stata indetta per chiedere la modifica delle modalità dei prossimi concorsi, l'avvio immediato di percorsi abilitanti per i docenti aventi titolo e maggiori risorse per i contratti. Richiesta di maggiori risorse per 1,5 miliardi di euro anche per il complesso dei rinnovi dei contratti statali.

Scuola, sciopero il 17 marzo per precari e rinnovo dei contratti

Precari della scuola e rinnovo dei contratti. Queste le ragioni alla base dello sciopero indetto per il 17 marzo 2020 dai sindacati più rappresentativi del comparto educativo, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda.

La rottura tra le organizzazioni sindacali e la titolare del Miur, Lucia Azzolina evidenziatasi nei giorni scorsi si è quindi approfondita.

Oltre alle richieste di modifica delle modalità di svolgimento dei prossimi concorsi della scuola, si sono aggiunte quelle sul tema dell’abilitazione degli insegnanti con due proposte specifiche:

  • l’avvio immediato di percorsi abilitanti per i docenti aventi titolo;
  • la creazione di un sistema strutturale di abilitazione e accesso alla professione.

Chiudono infine il pacchetto delle rivendicazioni sindacali la questione della necessità di avviare il concorso riservato per gli assistenti amministrativi di ruolo che hanno svolto per almeno tre anni le funzioni di DSGA, anche se privi di titolo specifico e quella scottante della carenza di risorse per un adeguato rinnovo dei contratti.

Sciopero scuola: perché uno scontro sulle modalità del “concorsone”?

Si dirà che pare piuttosto paradossale che si possa convocare uno sciopero di un settore cruciale come la scuola per una questione di modalità concorsuali.

Ma se si leggono le richieste del fronte sindacale si noterà che al cuore del problema c’è la questione del riconoscimento dei diritti precari e dei docenti che anche in assenza di titoli hanno consentito alla scuola pubblica di aprire i battenti ogni mattina per anni.

In particolare, le richieste sono:

  • di valorizzare in sede concorsuale gli anni di insegnamento svolti, valutandoli di più rispetto al punteggio ottenuto nella prova,
  • ammettere al concorso riservato i docenti che hanno insegnato per tre anni solo su posti di sostegno sprovvisti di titolo di specializzazione,
  • pubblicare la banca dati dei quesiti per favorire una migliore preparazione dei docenti.

Si tratta di misure che tendono alla tutela e al riconoscimento dei diritti di chi ha già lavorato nella scuola, cercando di evitare l’ingiustizia di un esito sfavorevole in uno dei concorsi principali di quest’anno per un posto nella pubblica amministrazione e che vedrà l’afflusso di molte persone alla ricerca di un lavoro qualsiasi esso sia.

Ci aspettiamo risposte in un confronto leale intorno ad un tavolo - ha significativamente commentato in un posto su Facebook la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi - dobbiamo parlare e guardarci negli occhi per il tempo necessario e senza limiti! I 200.000 precari e i tanti docenti che a vario titolo aspettano le abilitazioni, sono in attesa di esiti certi e non credo che si stiano dilaniando per la sola banca dati. Ognuno di loro ha bisogno di prospettive sicure e di una gestione inequivocabile del lavoro che svolgono con serietà ogni giorno e con qualunque Ministro.

Rinnovo dei contratti scuola 2020 tra le ragioni dello sciopero

Infine, a gettare benzina sul fuoco del conflitto nel mondo della scuola c’è ancora il mancato rinnovo dei contratti: una questione che era anche alla base delle dimissioni del precedente ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti.

Le risorse stanziate in Legge di Bilancio 2020 non possono consentire il recupero del potere d’acquisto dei lavoratori della scuola congelato da un blocco che è durato più di dieci anni, dal 2007 fino al 2018. Tradotto in numeri ci si deve accontentare di al massimo 80 euro lordi al mese di aumento invece dei richiesti (e promessi da Fioramonti) 100 euro: il famoso aumento “a tre cifre”.

L’attuale Presidente del Consiglio il 24 aprile 2019, in un testo con noi sottoscritto - si legge in una nota di Flc Cgil - si è impegnato ad avviare un processo di avvicinamento degli stipendi del nostro personale scolastico alla media dei colleghi europei.
Le stesse dichiarazioni del precedente Ministro parlavano di un aumento a tre cifre: ricordiamo che ciò potrebbe voler dire anche 200 euro, se si vuole davvero iniziare a risalire la china verso il ripristino di un rinnovato patto educativo.
Per questo le risorse finora stanziate vanno raddoppiate.
Per questo chiediamo rispetto degli impegni e ritorno alla realtà dei fatti

La richiesta dell’organizzazione di categoria della Cgil va pertanto bel al di là di quanto prefigurato da Fioramonti, ma si aggancia all’accordo dell’aprile dello scorso anno che riconosceva la necessità di avvicinare le retribuzioni degli insegnanti italiani alla media di quelle europee.

Una contraddizione evidente dell’attuale compagine governativa che per la metà (M5S e Conte) è la stessa che aveva sottoscritto quel testo.

A peggiorare il quadro della situazione, è di queste ore l’annuncio di Cgil, Cisl e Uil, recapitato al ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone, di non voler sedersi ad alcun tavolo di trattativa per il rinnovo dei contratti pubblici senza la disponibilità di risorse aggiuntive:

Mancano all’appello non meno di 1,5 miliardi - dichiarano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco - per avviare le trattative. Sarebbe opportuno che il Ministro Dadone, prima di qualsiasi annuncio, si confrontasse con il Mef”.

A questo punto il rischio evidente è che la scuola sia soltanto uno dei punti critici di una situazione complessiva della pubblica amministrazione in subbuglio.

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