Riforma fallimento, approvato il nuovo codice crisi d’impresa. Le novità

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Riforma fallimento, il Governo ha approvato in via definitiva il nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza: nel testo le novità sull'obbligo di nomina del sindaco unico, del collegio sindacale o del revisore per le SRL.

Riforma fallimento, approvato il nuovo codice crisi d'impresa. Le novità

Riforma fallimento, approvato in via definitiva il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Il Consiglio dei Ministri del 10 gennaio 2019 ha dato il via libera alle novità contenute nel testo decreto legislativo attuativo della legge n. 155 del 19 ottobre 2017.

Sono molte le novità introdotte ma quella più rilevante è contenuta nell’articolo 378 dello schema approvato in via preliminare lo scorso 8 novembre.

Scatta l’obbliga di modifica degli statuti o degli atti societari per molte SRL che entro il 2019 dovranno recepire il nuovo obbligo di nomina del sindaco, del collegio sindacale e del revisore secondo i nuovi limiti modificati con un intervento delle soglie stabilite dall’articolo 2477 del Codice Civile.

Si attende ora la pubblicazione della riforma fallimentare con il testo del nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in Gazzetta Ufficiale per identificare in termini precisi i termini di entrata in vigore delle novità. Il codice sarà operativo dopo 18 mesi, ma l’entrata in vigore dei nuovi obblighi sarà anticipata in alcuni punti, come quello relativo alla modifica agli statuti delle SRL.

Riforma fallimento, approvato il nuovo codice crisi d’impresa. Le novità

È il comunicato stampa pubblicato dal Governo a margine del Consiglio dei Ministri del 10 gennaio 2019 a riassumere le novità contenute nel testo di riforma del fallimento e nel nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

L’esame definitivo del decreto legislativo è arrivato ormai in extremis e a pochi giorni dalla scadenza della delega prevista dalla Legge n. 155 del 19 ottobre 2017, proprio per questo non si segnalano particolari novità rispetto allo schema approvato lo scorso 9 novembre dopo i pareri delle Commissioni.

Il Codice ha l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali finalità:

  • consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese;
  • salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.

Tra le principali novità riassunte dal Governo la riforma contenuta nel codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede le seguenti modifiche alla legge fallimentare:

  • si sostituisce il termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale” in conformità a quanto avviene in altri Paesi europei, come la Francia o la Spagna, al fine di evitare il discredito sociale anche personale che anche storicamente si accompagna alla parola “fallito”;
  • si introduce un sistema di allerta finalizzato a consentire la pronta emersione della crisi, nella prospettiva del risanamento dell’impresa e comunque del più elevato soddisfacimento dei creditori;
  • si dà priorità di trattazione alle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando continuità aziendale;
  • si privilegiano, tra gli strumenti di gestione delle crisi e dell’insolvenza, le procedure alternative a quelle dell’esecuzione giudiziale;
  • si uniforma e si semplifica la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;
  • si prevede la riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali;
  • si istituisce presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione;
  • si armonizzano le procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con forme di tutela dell’occupazione e del reddito di lavoratori.

La prima messa in pratica della riforma riguarderà le tante SRL che, dopo le modifiche introdotte all’articolo 2477 del Codice Civile relativo all’obbligo di nomina del collegio sindacale e alla revisione legale dei conti, saranno chiamate a modificare statuti o atti costitutivi entro il termine di nove mesi.

Riforma fallimento e crisi d’impresa, modifica degli statuti per le SRL

Nuovi oneri per le società che rientreranno nei limiti previsti dalla riforma e per i quali scatterà l’obbligo di nomina degli organi di controllo. A partire dalla data di entrata in vigore del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza si avranno a disposizione nove mesi di tempo per l’adeguamento degli statuti o degli atti costitutivi.

Intervenendo sull’articolo 2477 del Codice Civile, viene previsto che la nomina dell’organo di controllo o del revisore sarà obbligatoria se la società:

  • è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
  • controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
  • ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti:
    • totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;
    • ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;
    • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità.

L’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore cessa quando, per due esercizi consecutivi, non è superato alcuno dei predetti limiti.

Scatterà quindi la corsa alla modifica di atti costitutivi e statuti al fine di adeguarsi alle novità entro il termine di nove mesi dalla data di entrata in vigore del nuovo articolo 2477 del Codice Civile. La versione del decreto legislativo approvata in via provvisoria lo scorso 9 novembre fissava il termine del periodo transitorio in sei mesi.

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