Da gennaio 2025 il contributo FIS è dello 0,3% per le aziende con massimo 5 dipendenti. Quale valore va indicato se l’impresa si trova proprio a cavallo del limite?
Qual è la percentuale del contributo destinato al FIS dovuto dalle imprese con 5 dipendenti (o in prossimità di 5)?
Si applica l’aliquota dello 0,3 per cento oppure quella dello 0,8 per cento?
La scelta per l’una o per l’altra può comportare note a credito oppure a debito da parte dell’INPS.
La prima cosa da verificare è l’effettivo numero dei dipendenti in forza nel periodo di riferimento. Come fare?
Contributo al FIS: come va indicato se l’azienda è vicina al limite dei dipendenti?
Dal 1° gennaio del 2025 è prevista una riduzione del contributo di finanziamento del Fondo di integrazione salariale (FIS) da parte delle imprese.
Il Fondo, che come noto è dedicato al sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, è finanziato dalle aziende, dalla contribuzione ordinaria versata dai datori di lavoro, calcolata sulla retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti al Fondo, di cui due terzi sono a carico del datore di lavoro e un terzo a carico del lavoratore.
Nello specifico, le aziende sono chiamate a contribuire in proporzione al numero di lavoratori e lavoratrici alle proprie dipendenze. Il contributo dovuto è pari allo:
- 0,5 per cento per le aziende con meno di 5 dipendenti;
- 0,8 per cento per quelle con più di 5 dipendenti.
Come spiegato in dettaglio dall’INPS nella circolare n. 5/2025, il contributo ordinario dovuto dal datore di lavoro può essere ridotto dallo 0,5 allo 0,3 per cento se non hanno presentato alcuna domanda di assegno di integrazione salariale al FIS, per almeno 2 anni, a partire dal termine del periodo di fruizione del trattamento.
Ebbene una questione pratica che molti consulenti del lavoro e intermediari si sono trovati ad affrontare in prima persona riguarda il caso in cui l’azienda occupa 5 dipendenti o comunque in prossimità di tale limite.
In questi casi, spesso, il professionista si ritrova ad indicare comunque l’aliquota dello 0,8 per cento (quella per le aziende con più di 5 dipendenti) in modo tale da prevenire qualsiasi tipo di errore ed evitare di ricevere note a debito da parte dell’INPS.
In questo caso, quindi, l’azienda si ritrova a pagare più di quanto dovuto ma l’eventuale somma in eccesso viene poi restituita, anche in tempi brevi, dall’Istituto che emette una nota a credito.
L’alternativa sarebbe quella di far pagare subito lo 0,3 per cento, con rischio però, in caso di assunzione, di generare poi note a debito da parte dell’INPS, e di mettere l’azienda in condizione di dover restituire somme all’Istituto con tanto di sanzioni.
Qual è allora la procedura corretta da seguire?
Come calcolare la media dei dipendenti occupati
In primo luogo, dato che il fattore determinante è il numero dei dipendenti in forza, è necessario calcolare correttamente tale valore.
A questo proposito, è necessario ricordare che il valore da considerare non è il numero dei dipendenti nel mese di riferimento ma quello della media dei lavoratori e delle lavoratrici impiegate nei 6 mesi precedenti.
In questo modo, infatti, è possibile avere un quadro più preciso della situazione ed evitare aumenti improvvisi dovuti ad esempio a nuove assunzioni.
La media dei dipendenti in forza all’azienda è visibile utilizzando l’apposito tool presente nel cassetto previdenziale INPS.
Ad ogni modo, il software delle paghe dovrebbe fare lo stesso calcolo.
Una volta definito con certezza tale valore è possibile quindi indicare l’aliquota corrispondente:
- 0,3 per cento per chi nel semestre di riferimento ha occupato mediamente fino a 5 dipendenti
- 0,8 per chi invece nel semestre di riferimento ne ha occupati mediamente di più.
Così facendo si invierà all’INPS il contributo con l’aliquota corretta e si dovrebbero evitare PEC con note di debito o credito.
Per l’applicazione della riduzione, come detto, è fondamentale il rispetto dell’unico requisito previsto, cioè quello di non aver richiesto l’assegno di integrazione salariale al FIS negli ultimi due anni.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Contributo al FIS: quando si può applicare la riduzione?