Il 31 luglio è la data ultima entro la quale i comuni possono aderire alla rottamazione quinquies 2026. Da Nord a Sud, l'elenco degli Enti che ad oggi hanno detto sì alla definizione agevolata delle cartelle affidate alla Riscossione
Il 31 luglio è la data che dà il via ai pagamenti della rottamazione quinquies, ma non solo.
La stessa giornata coincide con la scadenza ultima per i comuni interessati ad aderire alla definizione agevolata delle cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate Riscossione.
Il “secondo binario” della rottamazione, che accoglie i debiti relativi ai tributi locali, tra cui l’IMU e la TARI, si avvicina quindi verso l’appuntamento decisivo, che determinerà la platea di cittadini che potranno o meno rottamare le pendenze con il proprio Comune.
La rottamazione locale non è automatica: ciascun Ente potrà scegliere se dire sì o no alla definizione agevolata. All’opportunità di definire in via agevolata i carichi affidati alla Riscossione si affianca poi la rottamazione autonoma, che richiede però una stretta attenzione agli effetti sui bilanci locali.
Sul fronte delle scelte, si va verso un’adesione a macchia di leopardo: tra i territori più grandi, spicca al momento il no del Comune di Milano, mentre sul fronte opposto si colloca il Comune di Roma, con un bis di opportunità per i cittadini residenti.
Rottamazione quinquies 2026: da Nord a Sud, un primo bilancio dei comuni che hanno detto sì
La volontarietà dell’adesione alla rottamazione quinquies delle tasse locali è una delle caratteristiche principali della sanatoria introdotta con la legge n. 88/2026, di conversione del DL n. 38/2026.
L’articolo 10-quiinquies ha aperto le porte della definizione agevolata ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate Riscossione dai comuni.
Le regole sono le stesse della rottamazione nazionale: chi farà domanda potrà versare il debito accumulato, al netto di sanzioni e interessi, in un massimo di 54 rate bimestrali, con un minimo di 100 euro per ciascuna quota dovuta.
Non cambia neppure il perimetro temporale: la rottamazione locale abbraccerà i carichi affidati da Comuni e Regioni all’AdER dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.
La peculiarità della rottamazione locale consiste però come detto nella volontarietà di applicazione: la scelta definitiva spetta ai diversi Enti chiamati a pronunciarsi entro il 31 luglio 2026.
Questa la data ultima per l’approvazione e la pubblicazione delle delibere di adesione e, quando mancano ormai circa due settimane alla scadenza, è possibile tracciare un primo bilancio di chi ha detto sì alla rottamazione dei tributi locali.
Partendo dal Nord e considerando esclusivamente le principali città capoluogo, tra gli aderenti c’è il Comune di Genova, nel quale i cittadini potranno rottamare i crediti residui affidati ad AdER per il periodo 2000-2023, per un totale di 765 milioni di euro.
Sì anche da parte del Comune di Venezia, mentre al momento mancano all’appello i comuni di Milano così come Torino, dove è stata invece attivata la definizione agevolata autonoma introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, esclusivamente però per i debiti affidati al Concessionario della Riscossione Soris S.p.A. fino alla fine del 2020.
Al Centro spicca l’adesione del Comune di Roma, che oltre ad aver approvato l’applicazione della rottamazione delle cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate Riscossione, con deliberazione n. 98 del 4 giugno 2026 ha dato il via anche alla definizione autonoma delle tasse locali non versate.
Tra i comuni aderenti c’è poi Perugia, per un totale di circa 85 milioni potenzialmente definibili, al quale si aggiunge il Comune di Ancona. Nessuna definizione agevolata invece per i residenti nel Comune di Firenze.
Al Sud invece, il via libera è arrivato dalle città di Napoli, Bari, Campobasso, mentre sul fronte opposto si colloca il Comune di Potenza. Potranno inoltre accedere alla rottamazione i residenti nel Comune di Palermo, mentre nessuna scelta è stata ad oggi formulata nella città capoluogo della Sardegna.
Una rottamazione locale nel caos, tra regole differenziate e ricerche fai da te
Il quadro sopra tracciato aiuta a fare un primo bilancio delle adesioni da parte dei principali comuni, ma è evidente che per tracciare una linea definitiva bisognerà attendere il 31 luglio 2026, data che come detto rappresenta la scadenza ultima per l’approvazione delle delibere e per la trasmissione delle stesse all’Agenzia delle Entrate Riscossione.
Successivamente, entro il 15 ottobre l’AdER metterà a disposizione dei cittadini i dati utili per individuare le cartelle incluse nella definizione agevolata. La domanda potrà essere presentata dal 16 ottobre e fino al 15 dicembre, e la prima scadenza per il versamento è in programma il 31 marzo 2027.
| Scadenza | Soggetto interessato | Adempimento |
|---|---|---|
| 31 luglio 2026 | Regioni e Comuni | Approvazione del provvedimento e invio via PEC ad AdER del modello di adesione |
| 15 Ottobre 2026 | AdER | Pubblicazione delle linee guida per i cittadini e caricamento dati nell’area riservata |
| 16 Ottobre 2026 | Contribuenti | Apertura del canale telematico per la presentazione delle domande |
| 15 dicembre 2026 | Contribuenti | Chiusura definitiva per l’invio delle istanze di rottamazione |
| 28 febbraio 2027 | AdER | Invio della Comunicazione delle somme dovute |
| 31 marzo 2027 | Contribuente | Scadenza della prima rata (o unica soluzione) |
I punti fermi sul calendario si affiancano però al difficile monitoraggio delle adesioni. Ad oggi manca un elenco ufficiale, e a chi intende sapere se potrà o meno pagare in via agevolata i debiti accumulati negli ultimi 23 anni è richiesto di verificare caso per caso la scelta del proprio Comune, districandosi tra 7.894 portali online.
C’è poi da evidenziare che la rottamazione locale dei carichi AdER corre in parallelo alla definizione agevolata dei debiti a gestione diretta, per la quale gli enti non sono vincolati al rispetto di scadenze specifiche.
Ogni singolo ente locale può approvare un proprio regolamento per introdurre una definizione agevolata dei propri crediti.
Secondo i contorni tracciati dalla Legge di Bilancio 2026, l’ente ha la facoltà di stabilire:
- termini di presentazione delle domande del tutto autonomi;
- un calendario delle rateizzazioni slegato da quello nazionale;
- l’ampiezza delle annualità da sanare (ad esempio decidendo di limitare l’agevolazione solo ad alcune annualità).
L’unica cosa che l’ente non può modificare è la natura dell’agevolazione stessa: l’effetto deve essere comunque l’azzeramento delle sanzioni e degli interessi, per non creare disparità ingiustificate rispetto al binario AdER.
Le due procedure di definizione agevolata si accavalleranno, con l’effetto di creare calendari di scadenze, regole di pagamento e annualità incluse nella rottamazione ben differenti.
La sovrapposizione di questi due binari genera inevitabilmente una mappa frammentata: nello stesso territorio un cittadino potrebbe usufruire della rottamazione per la TARI (se affidata ad AdER) ma non per l’IMU (se gestita da un concessionario privato del medesimo Comune), o viceversa.
Un caos sul quale spetta al singolo districarsi, per non perdere l’opportunità di sanare senza sanzioni e interessi i propri debiti. Mettersi in regola ha però un costo importante già nella fase di ‘monitoraggio’.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Rottamazione quinquies al bivio del 31 luglio 2026: adesione dei comuni a macchia di leopardo