Reddito di libertà, anche per l’INPS è troppo debole: escluse quasi quattro donne su dieci

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Reddito di libertà, l'INPS conferma: le risorse non bastano e serve una piena copertura finanziaria per arrivare a uno strumento efficace. Quasi quattro donne su dieci non lo hanno ricevuto

Reddito di libertà, anche per l'INPS è troppo debole: escluse quasi quattro donne su dieci

Il reddito di libertà nasce per agevolare il percorso delle donne che subiscono violenza maschile verso una piena autonomia economica. Ma la sua storia è caratterizzata da un paradosso: fin dal suo debutto nel 2020 ha problemi economici.

A dispetto del nome altisonante e delle ottime intenzioni, la novità ha mosso i primi passi con un bacino di risorse irrisorio rispetto alla potenziale platea di beneficiarie. E, nonostante le azioni di potenziamento degli ultimi anni, continua essere uno strumento sottodimensionato.

La conferma arriva dal XXV Rapporto annuale INPS, presentato a Roma il 9 luglio scorso: circa sei donne su dieci hanno ricevuto l’importo spettante, da 400 a 530 euro mensili per un anno, dopo aver richiesto l’aiuto economico.

Reddito di libertà, le risorse crescono ma non bastano

Il reddito di libertà è stato introdotto dall’articolo 105 bis del Decreto Rilancio in piena emergenza Covid ed è destinato a donne seguite da centri antiviolenza.

Con un bacino di 3 milioni di euro per il 2020 e un importo di 400 euro mensili, la novità diventava una promessa di aiuto economico per poco meno di 1.000 donne.

Dopo un rifinanziamento più corposo e un lungo stand by legato alla mancanza del decreto attuativo, nel 2025 la possibilità di richiedere e ottenere un sostegno per l’autonomia abitativa e personale e per il percorso scolastico e formativo di eventuali figli minori è tornata concreta.

Intervento dopo intervento per rendere più stabile la misura, siamo arrivati a un fondo disponibile per il 2026 pari a 16,5 miliioni di euro. Nonostante le risorse si siano moltiplicate in questi 5 anni, il raggio d’azione del reddito di libertà resta insufficiente.

Senza considerare eventuali incrementi che potranno arrivare dalle Regioni, c’è spazio per soddisfare 2.594 domande in tutta Italia con un importo mensile massimo di 530 euro.

Le donne che sono state accolte nei centri antiviolenza nel 2024 sono 23.851. Considerando le disoccupate, le casalinghe e le studentesse, una donna su tre (29,5 per cento) non ha alcun tipo di lavoro e quindi è a reddito zero, secondo i dati che arrivano da Di.Re., Donne in rete contro la violenza nel suo ultimo report annuale.

Reddito di libertà, anche per l’INPS è troppo debole

È in questa distanza siderale che nascono i risultati riportati dall’INPS: “il 63 per cento delle donne in possesso dei requisiti ha ottenuto il riconoscimento del contributo”.

Quella del reddito di libertà non è una esclusione come le altre. L’aiuto economico è destinato in particolare a coloro che si trovano in condizioni di povertà legata a uno stato di bisogno straordinario o urgente.

Quasi quattro donne su dieci che hanno subito violenza maschile, hanno fatto domanda per ottenere il contributo e si trovano in queste condizioni che richeidono una risposta immediata non hanno potuto contare su un sostegno che può fare la differenza nel percorso verso l’indipendenza economica.

L’INPS sottolinea che la misura determina effetti non trascurabili: aumenta lievemente la probabilità di occupazione e in maniera più marcata la possibilità di ottenere contratti a tempo indeterminato e di lavoro a tempo pieno: in campo, infatti, c’è anche un bonus contributivo per i datori di lavoro che assumono le beneficiarie del contributo. In termini concreti, il reddito mensile aumenta di circa 233 euro.

Risultati positivi che rendono ancora più pesante l’esclusione: la perdita non è solo monetaria, pesa anche in termini di opportunità future.

La “necessità di garantire una piena copertura finanziaria e un accesso uniforme sul territorio nazionale”, sottolinea l’INPS, “sono elementi essenziali affinché il beneficio possa tradursi in uno strumento effettivamente efficace e universalmente accessibile”, confermando che il reddito di libertà è ancora uno strumento troppo debole e parziale.