Nelle aziende con piani di welfare la produttività cresce del 30%

Giuseppe Guarasci - Leggi e prassi

La produttività delle aziende con piani di welfare strutturati cresce fino al 30% in più rispetto alle realtà che ne sono sprovviste. I dati dell’Osservatorio Luiss-Edenred

Nelle aziende con piani di welfare la produttività cresce del 30%

Le misure di welfare aziendale aiutano davvero a migliorare il benessere dei lavoratori e ad aumentare il fatturato delle imprese?

Che i pacchetti di “beni e servizi”, come la sanità integrativa, i buoni pasto o gli incentivi per la mobilità, contribuiscano a migliorare il benessere dei dipendenti è ormai assodato.

Risultati convincenti arrivano anche in merito all’effetto sulla produzione, dove il ricorso a strategie di welfare premia le realtà aziendali, con notevoli differenze di produttività rispetto a quelle che scelgono di non intraprendere questa strada.

Nelle aziende con piani di welfare la produttività cresce del 30%

Il welfare è sempre più al centro dei piani delle aziende, che siano PMI o grandi imprese, e lo dimostrano anche i dati.

L’introduzione di ogni nuovo servizio di welfare genera in media un incremento del 2,1 per cento del fatturato pro-capite. Ma non solo, nelle imprese che si sono dotate di piani di welfare strutturati la produttività cresce di circa il 30 per cento rispetto a quelle che invece ne sono prive.

Questi sono alcuni dei dati salienti del neonato osservatorio Luiss Business School-Edenred Italia, il rapporto annuale che si pone l’obiettivo di misurare il legame tra welfare e performance economica delle imprese.

Non si tratta solamente di riconoscere beni e servizi ai propri dipendenti ma sempre più di una vera e propria strategia di politica aziendale che genera valore, non solo per le grandi imprese ma anche per le PMI.

Come evidenziato nel primo rapporto annuale Luiss-Edenred, infatti, l’introduzione di ogni nuova misura di welfare, che sia ad esempio la sanità integrativa, il rimborso delle spese scolastiche o i buoni pasto, genera un incremento del fatturato pro capite di circa il 2 per cento.

Lo studio è stato condotto su 600 imprese italiane e mostra in modo evidente la differenza tra quelle che scelgono di puntare sul welfare e quelle che invece scelgono di non percorrere questa strada.

I dati mostrano come ad essere premiate non siano solamente le grandi imprese, quelle che quindi dispongono di un gran numero di dipendenti, ma anche le piccole e medie imprese, quelle che poi compongono la maggior parte del tessuto produttivo italiano.

Le piccole imprese che decidono di adottare un piano di welfare strutturato, infatti, registrano un fatturato medio di 6,5 milioni di euro, contro i 5,1 milioni dei competitor che invece ne sono privi. Il che significa un surplus di fatturato del +26,7 per cento.

Tale surplus sale addirittura al +29,8 per cento nelle medie imprese, con ricavi medi per 33,9 milioni di euro contro i 26,1 milioni delle aziende senza piani di welfare.

Il differenziale positivo è evidente anche nelle grandi imprese dove raggiunge il +19,5 per cento.

Non solo fatturato. I dati dell’osservatorio mostrano gli effetti positivi del welfare anche sul turnover e sull’attrattività: le aziende con piani strutturati hanno un turnover minore, per ogni uscita si registrano 3,3 nuovi ingressi (contro i 2,4 delle imprese non strutturate) oltre che produttività maggiore.

Strategie che si legano ai più tradizionali premi di produzione che, ricordiamo, dal 2026 sono favoriti dalla tassazione agevolata all’1 per cento. Due misure simili ma che non per questo dovrebbero escludersi a vicenda, anzi, se il premio economico è un riconoscimento al risultato, il welfare mette i dipendenti nelle condizioni di poterlo raggiungere al meglio.

In sintesi, dunque, i dati mostrano che ormai il welfare aziendale non è più solo una questione di benessere sociale, ma anche una leva misurabile di politica industriale capace di incidere direttamente sul Pil e quindi la direzione verso cui puntare.

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