L’inerenza afferisce all’attività effettivamente svolta

Emiliano Marvulli - Imposte

Il principio di inerenza è un principio immanente dell'ordinamento tributario e non ha nulla a che fare con il comma 5 dell'articolo 109. Ecco l'ultima pronuncia in materia della Corte di Cassazione.

L'inerenza afferisce all'attività effettivamente svolta

In virtù del principio di inerenza, un costo è deducibile non solo se è correlato a un ricavo tassabile immediato ma anche se afferisce a operazioni che, se svolte nell’ambito dell’attività di impresa, hanno una potenzialità futura a generare ricavi o redditi imponibili. Sono pertanto indeducibili le spese che si riferiscono ad una sfera estranea all’esercizio dell’impresa. Spetta poi al giudice di merito verificare l’inerenza del componente negativo, di cui si contesta la deducibilità, sulla base di una valutazione qualitativa e oggettiva di pertinenza.

Questi sono i principi ribaditi dalla Corte di Cassazione nell’Ordinanza n. 13882 depositata il 31 maggio 2018.

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Il principio di inerenza non è previsto dall’articolo 109 del Tuir ma afferisce all’attività effettivamente svolta
Ordinanza della Corte di Cassazione numero 13882 depositata il 31 maggio 2018 in materia di principio di inerenza

I fatti – Con avviso di accertamento l’amministrazione finanziaria contestava ad una società l’indebita deduzione di costi ai fini delle imposte dirette e la conseguente indetraibilità dell’IVA relativa per difetto del principio di inerenza.

Avverso l’atto de qua la società proponeva ricorso, accolto dai giudici di prime cure con conseguente annullamento degli avvisi di accertamento.

La sentenza veniva poi riformata in sede di appello, in cui i giudici della CTR hanno dichiarato la legittimità degli atti impositivi.

Avverso tale decisione la società ha quindi proposto ricorso in cassazione lamentando, per quanto di interesse, violazione dell’art. 109 del D.P.R. 917/1986. A parere della ricorrente i giudici avrebbero dichiarato l’indeducibilità dei costi per difetto del principio di inerenza avendo ritenuto necessaria, a tal fine, “la connessione dei costi agli specifici ricavi, invece che semplicemente sufficiente la correlazione di essi con attività, oggetto dell’impresa, potenzialmente idonee a produrre utili.”

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato tale motivo di ricorso e ha proceduto a cassare con rinvio la sentenza di secondo grado impugnata.

La decisione – Il tema al centro della controversia attiene la corretta interpretazione del principio contenuto nell’articolo 109 del TUIR, secondo cui le spese e gli altri componenti negativi di reddito “sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi.”

Il ragionamento dei giudici di cassazione parte dal confutare l’affermazione, contenuta nella sentenza d’appello impugnata, per cui “il costo, per essere inerente, dovrebbe concorrere in modo diretto e chiaro alla determinazione dei ricavi”, perché contraria all’interpretazione prevalente in tema di principio di inerenza.

A tal riguardo, se ci si limita ad una interpretazione meramente letterale del citato articolo 109, non si ricava il principio dell’inerenza, ma semplicemente quello della correlazione tra costi deducibili e ricavi tassabili.

Diversamente il principio di inerenza si traduce nel nesso di riferibilità delle operazioni comportanti il sostenimento di costi all’esercizio dell’attività d’impresa.

In questo senso sono da ritenersi inerenti, secondo un giudizio quantitativo e qualitativo che spetta al giudice di merito, “anche costi attinenti ad atti di impresa che si collocano in un nesso di programmatica, futura o potenziale proiezione normale dell’attività stessa, senza correlazione necessaria con ricavi o redditi immediati.”

Al contrario non sono inerenti, in ragione del medesimo giudizio dell’organo giurisdizionale, “le operazioni comportanti costi che - siano o meno idonee a recare vantaggio all’attività imprenditoriale, incrementandone ricavi o redditi - si riferiscano a una sfera non coerente o addirittura estranea all’esercizio dell’impresa.”