Un nuovo taglio IRPEF fino a 60.000 euro si fa sempre più probabile, nessuna chance di estensione per la flat tax: il viceministro Maurizio Leo continua a comporre il campo delle possibilità per la Manovra 2027
Da più voci di Governo e con diversa intensità di cautela arriva, ormai da settimane, lo stesso messaggio: si sta guardando a un nuovo taglio IRPEF fino a 60.000 euro per proseguire il lavoro fatto in questi anni.
Una nuova riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche si preannuncia come il vero l’atto della riforma fiscale partita nel 2023.
Anche se, in base alla legge delega, il tempo scade il 29 agosto, il campo d’azione per le misure che hanno un costo è la prossima Legge di Bilancio, l’ultima prima delle prossime politiche.
Sempre più probabile un nuovo taglio dell’IRPEF fino a 60.000 euro
Per il viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo, un taglio dell’IRPEF fino a 60.000 euro è probabile al 70 per cento.
Incalzato da Bruno Vespa al Forum InMasseria, che si è tenuto dal 12 al 14 giugno, appare prudente (come sempre), ma fiducioso sulla possibilità di recuperare i tre miliardi necessari per alleggerire ancora l’IRPEF per chi supera i 50.000 euro.
Già negli anni scorsi si era parlato di una estensione del secondo scaglione fino a 60.000 euro, ma il famigerato taglio per il ceto medio approvato per il 2026 con un costo di circa 2,8 miliardi si è fermato alla riduzione della aliquote dal 35 al 33 per cento proprio per una questione di risorse.
| Aliquote IRPEF 2026 | Scaglioni di reddito |
|---|---|
| 23 per cento | Fino a 28.000 euro |
| 33 per cento | Da 28.001 a 50.000 euro |
| 43 per cento | Da 50.001 |
Tra taglio del cuneo fiscale e interventi sull’IRPEF ogni anno è già prevista una spesa di circa 21 miliardi di euro, come hanno ricordato recentemente la premier Meloni e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.
Nonostante i costi già alti, resta la volontà di intervenire ancora. Lo ha confermato la stessa presidente del Consiglio nell’ultima Assemblea di Confcommercio il 10 giugno. Ed è pronta anche la strategia per recuperare le risorse utili: le famose tax expenditure, le spese fiscali legate a esenzioni, deduzioni, detrazioni, meccanismi che riducono le imposte da versare.
Il riordino di questo groviglio di oltre 600 agevolazioni è il progetto fiscale che nessuno degli ultimi Governi è riuscito ad attuare, ma che resta nell’agenda delle priorità.
“Con un po’ di interventi intelligenti, là dentro possiamo trovare un po’ di risorse”, ha detto Leo.
Flat tax a 100.000 euro: obiettivo impossibile
Siamo ancora e sempre nel campo delle ipotesi, ma giorno dopo giorno le intenzioni appaiono sempre più concrete.
Fuori dall’attuale programma, invece, è il potenziamento della flat tax per antonomasia, il regime forfettario riservato alle partite IVA.
“Penso sia difficile arrivare a 100.000 euro perché significa poterlo applicare solo ai fini delle imposte dirette, non ai fini dell’IVA, perché il meccanismo IVA, che è una normativa europea a cui noi dobbiamo adeguarci, prevede il tetto a 85.000 euro”.
Se da un lato il viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo ne difende il valore, anche perché “attrae tanti contribuenti” e aiuta a “ridurre l’evasione”, esclude che il suo raggio d’azione possa ancora avanzare.
D’altronde, l’Europa con le sue ultime raccomandazioni ha chiesto di fare dei passi indietro in questo senso anche per dare una spinta alla produttività ed evitare che il limite imposto agisca da freno alle attività. E, da ultimo, anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio la scorsa settimana ne ha evidenziato i limiti: l’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta accentua le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito. In questo contesto, lo stop è una direzione obbligata.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Più che probabile un nuovo taglio IRPEF, flat tax fino a 100.000 euro fuori discussione