Iva ecommerce, in arrivo nuove regole dall’UE per contrastare l’evasione

Iva ecommerce, una nuova revisione delle regole per contrastare l'evasione che viaggia online. Con la risoluzione legislativa approvata il 14 novembre 2019 dal Parlamento UE, si va verso nuovi obblighi per le piattaforme di commercio sul web. La notizia arriva a pochi giorni dalla prima scadenza degli adempimenti comunicativi per le vendite online introdotti in Italia.

Iva ecommerce, in arrivo nuove regole dall'UE per contrastare l'evasione

Iva ecommerce, 137 miliardi di euro è il valore dell’IVA non pagata nel 2017 da tutti i settori economici dell’UE. Nuove regole sono in arrivo per contrastare l’evasione che viaggia online.

Il 14 novembre 2019 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione legislativa per introdurre nuovi obblighi per le grandi piattaforme di commercio sul web. La notizia arriva a pochi giorni dalla prima scadenza degli adempimenti comunicativi per le vendite online introdotti in Italia, che nascono proprio per dare seguito alle disposizioni comunitarie.

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Parlamento Europeo - Risoluzione legislativa del 14 novembre 2019
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 novembre 2019 sulla proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006 per quanto riguarda le disposizioni relative alle vendite a distanza di
beni e a talune cessioni nazionali di beni (COM(2018)0819 – C8-0017/2019 – 2018/0415(CNS)).

Iva ecommerce, dall’UE il contrasto all’evasione con nuovi obblighi per le piattaforme di vendite online

Secondo le stime elaborate, per gli Stati membri le nuove regole rappresenterebbero la possibilità di recuperare 5 miliardi di euro di gettito fiscale perso nel settore del commercio elettronico, una cifra che dovrebbe salire a 7 miliardi di euro entro il 2020.

Come si legge nella notizia pubblicata dal Parlamento Europeo il 14 novembre 2019, la risoluzione legislativa è stata approvata con 565 voti a favore, 23 contrari e 65 astensioni e ora spetta al Consiglio adottare una posizione finale.

La volontà è quella di intervenire sulla direttiva 2006/112/CE già modificata anche nel 2017.

In particolare, si introduce per le piattaforme online l’obbligo di tenere traccia delle registrazioni sulle vendite effettuate, per aiutare le autorità nazionali a calcolare l’importo dell’IVA dovuta, anche quando venditori di Paesi terzi non l’hanno corrisposta.

Sul web è molto più difficile racchiudere un’operazione in confini territoriali certi e definiti.

I nuovi dettagli da aggiungere alla direttiva originaria dovrebbero essere utili anche per chiarire due aspetti importanti:

  • quale Stato membro risulta amministrativamente competente per una vendita specifica;
  • quando una piattaforma online deve essere considerata responsabile per garantire la riscossione dell’IVA.

Iva ecommerce, in arrivo nuove regole dall’UE per contrastare l’evasione delle vendite online

Il riferimento comune per quanto riguarda la riscossione dell’Iva dovuta sull’ecommerce è la direttiva 2006/112/CE, già rivisto dalla numero 2455 del 2017.

Ma i 13 anni trascorsi dalla sua approvazione e l’evoluzione del commercio online rendono obsolete le disposizioni previste. Le norme esistenti non permettono di sapere quando, quanto e dove l’IVA dovrebbe essere riscossa.

Il risultato? Difficile garantire che sia effettivamente riscossa. È questa la ragione per cui si aggiusta il tiro, introducendo degli obblighi più stringenti. Con gli emendamenti proposti, ad esempio, diventa necessario che colui che effettua una cessione sia sempre registrato nello Stato membro in cui ha acquistato o importato i beni in questione.

Si cerca di delineare un quadro di norme che permetta di ricostruire in maniera più chiara il flusso che hanno seguito i beni venduti online.

Con il Decreto Crescita, l’Italia ha fatto un primo passo e ha introdotto nuovi obblighi comunicativi per il commercio online, aggiungendo un tassello nel recepimento della direttiva UE 2455/2017 sugli obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto per le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni.

Con il nuovo adempimento comunicativo, viene chiesto alle piattaforme digitali di collaborare per far emergere la base imponibile IVA delle vendite a distanza. Ne deriva una responsabilità ultima sul versamento dell’IVA dei prodotti che transitano sugli scaffali dei negozi virtuali.

A distanza di due settimane dalla prima scadenza, il 31 ottobre 2019, il Parlamento Europeo interviene per potenziare il controllo sulle vendite online e la riscossione IVA: sempre più gli Stati membri sono chiamati a rivedere il sistema fiscale nazionale, che deve essere in grado di fare la sua parte in un’ottica comunitaria.

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