Iperammortamento 2026, in arrivo il decreto: serviranno 5 diverse comunicazioni

Francesco Rodorigo - Incentivi alle imprese

Arriva la prima firma sul decreto attuativo del nuovo iperammortamento. Via la discussa clausola del made in Europe ma restano fuori i software. Serviranno ben 5 comunicazioni per fruire dell’incentivo

Iperammortamento 2026, in arrivo il decreto: serviranno 5 diverse comunicazioni

Il nuovo Piano Transizione 5.0 sembra finalmente pronto a partire. Con la prima delle firme sull’attesissimo decreto attuativo rivisitato e già bollinato arrivano le prime certezze per le imprese.

Dopo mesi di distanza dall’introduzione con la Legge di Bilancio 2026, le imprese potranno accedere agli incentivi sugli investimenti attraverso il nuovo iperammortamento.

Il nuovo decreto elimina definitivamente la tanto discussa clausola che limitava l’acquisto dei beni a quelli made in Europe ma restano fuori i canoni dei software con abbonamento.

Le imprese dovranno predisporre ben 5 comunicazioni per poter fruire dell’incentivo, a partire da quella preventiva. Due in più rispetto a quanto previsto inizialmente dalla Manovra.

Vediamo tutti i passaggi in attesa della pubblicazione ufficiale del testo.

Iperammortamento 2026, in arrivo il decreto

Dopo circa cinque mesi da quando la Manovra ha reintrodotto l’iperammortamento come forma di incentivo agli investimenti delle imprese è finalmente in dirittura d’arrivo il decreto che attua l’intervento.

La firma del Ministro Urso mette fine al caos degli scorsi mesi e alle tante discussioni, soprattutto in merito al requisito dei beni made in UE. Al decreto bollinato manca ora solamente la firma dell’altro Ministero coinvolto, quello dell’Economia, poi le disposizioni saranno ufficiali.

Il decreto è un passaggio fondamentale in quanto definisce le regole operative che le aziende devono seguire per poter accedere al beneficio che, ricordiamo, può essere richiesto dalle imprese che, dal 1° gennaio 2026 e fino al 30 settembre 2028, investono in beni strumentali nuovi da destinare a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

I beni oggetto di agevolazione, si legge nel testo quasi ufficiale del decreto, sono quelli funzionali:

  • alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, indicati agli allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026;
  • all’autoproduzione e autoconsumo da fonti di energia rinnovabile.

Come detto, in relazione ai beni degli allegati IV e V non è più richiesto l’acquisto di tecnologie made in EU. Resta, invece, il vincolo già previsto per i pannelli fotovoltaici.

A saltare, non senza proteste, è poi l’inclusione nell’elenco dei beni strumentali agevolabili dei software in cloud erogate in modalità as-a-service, cioè quelli concessi tramite canoni di abbonamento. In quanto tali, infatti, non sono soggetti all’ammortamento tradizionale.

La procedura di accesso al beneficio

Come si accede all’iperammortamento?

Il primo passaggio è l’invio della comunicazione preventiva la GSE. Questa deve essere trasmessa per ogni struttura produttiva a cui si riferiscono gli investimenti e deve contenere

  • i dati identificativi dell’impresa e della struttura produttiva;
  • la tipologia e l’ammontare degli investimenti agevolabili;
  • la data prevista di interconnessione;
  • la tipologia e l’ammontare degli investimenti nei beni per l’autoproduzione e l’autoconsumo da fonti di energia rinnovabile e la data prevista di entrata in funzione;
  • i dati relativi all’applicazione della maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria.

L’impresa, poi, deve inviare una comunicazione di conferma dell’investimento per ciascuna comunicazione preventiva con la data e l’importo del pagamento relativo all’ultima quota dell’acconto per il raggiungimento del 20 per cento del costo di acquisizione di ciascun bene e i dati identificativi delle fatture relative ai costi agevolabili. La comunicazione di conferma non può riguardare investimenti in beni diversi o di ammontare superiore rispetto a quelli indicati nella comunicazione preventiva.

L’adempimento deve essere effettuato entro 60 giorni dalla notifica di verifica positiva effettuata dal GSE.

Una volta completati gli investimenti e avvenuta l’interconnessione, l’impresa procede alla terza comunicazione, quella di completamento che non può essere trasmessa oltre il 15 novembre 2028.

I due passaggi aggiuntivi, rispetto a quanto previsto dalla Manovra, riguardano la fase di monitoraggio che comincia subito dopo l’invio della comunicazione preventiva e si conclude al termine della fruizione dell’agevolazione.

Entro il 20 gennaio di ogni anno, infatti, l’impresa dovrà trasmettere una comunicazione periodica con tutti i dettagli sugli investimenti effettuati, i costi sostenuti e la previsione di utilizzo di beneficio. Un adempimento questo che, presumibilmente, partirà dal prossimo anno dato che siamo a maggio.

Entro il successivo 30 giugno, poi, si deve inviare una comunicazione integrativa della precedente con il relativo piano di ammortamento e l’indicazione delle quote relative all’incentivo imputate in ciascun esercizio.

Tutte le comunicazioni vanno trasmesse tramite l’apposita piattaforma informatica sul sito del GSE, utilizzando i modelli di comunicazione, i relativi allegati e le istruzioni di compilazione che verranno resi disponibili.

Alle comunicazioni si aggiunge anche l’altra documentazione necessaria:

  • la perizia tecnica asseverata (necessaria anche per gli investimenti fino a 300.000 euro);
  • la certificazione contabile, rilasciata da un revisore legale dei conti, che attesti l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la loro corrispondenza con la documentazione.

Con la firma del Ministro Giorgetti il decreto potrà essere pubblicato ma, considerati i successivi passaggi (l’esame della Corte dei conti e soprattutto l’adozione del decreto direttoriale chiamato a fissare il termine per l’invio della domanda e l’avvio della piattaforma informatica del GSE) ci vorrà circa un mese per l’effettivo via libera alla prenotazione delle risorse.