Invalidità civile, ritardi allarmanti nelle procedure. L’INPS: c’è bisogno di una terapia d’urto

Eleonora Capizzi - Leggi e prassi

Invalidità civile, contro i troppi ritardi nelle procedure di riconoscimento c'è bisogno di una terapia d'urto. Lo si legge nel comunicato stampa INPS del 13 ottobre in cui viene annunciata l'approvazione della nota di assestamento al bilancio di previsione 2021. Tra gli interventi da mettere in campo l'aumento dei medici operativi e non solo.

Invalidità civile, ritardi allarmanti nelle procedure. L'INPS: c'è bisogno di una terapia d'urto

Invalidità civile: ancora tanti, troppi, ritardi nelle procedure di riconoscimento.

È il Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza dell’INPS a denunciare ancora una volta il problema con il comunicato stampa del 13 ottobre in cui viene annunciata l’approvazione della nota di assestamento al bilancio di previsione 2021.

Secondo quanto riportato nel documento l’INPS chiuderà l’anno in perdita registrando, alla fine del 2021, 904 milioni di disavanzo patrimoniale.

Ma al netto delle considerazioni sulle risorse impiegate dall’Ente in questo anno di pandemia, ciò che salta all’occhio e che lo stesso Istituto evidenzia nel comunicato tra le priorità per il futuro è proprio l’arretrato delle pratiche per l’invalidità civile.

Ad oggi, infatti, sono 1.7 milioni i cittadini in attesa di risposta, un numero troppo alto da arginare con una vera e propria “terapia d’urto”, a partire dall’immediato aumento di medici operativi.

Già un anno fa il Presidente del CIV Guglielmo Loy aveva lanciato l’allarme sul numero eccessivo di richieste di invalidità civile in sospeso che ad ottobre 2020, dopo la sospensione delle visite dovute al lockdown, ammontava a circa 1,6 milioni.

Invalidità civile, ritardi allarmanti nelle procedure. L’INPS: c’è bisogno di una terapia d’urto

Il problema dei ritardi nelle procedure di riconoscimento dell’invalidità civile è noto da tempo, ma si è acuito gravemente nell’ultimo anno.

Complici la sospensione delle visite mediche durante le chiusure in piena pandemia che è perdurata circa dal marzo all’ottobre 2020 e la progressiva riduzione del personale, dipendente e convenzionato, appartenente all’area medica.

I numeri riferiti dall’INPS, nel comunicato del 13 ottobre, sono preoccupanti: attualmente sono 1,7 milioni di cittadini in attesa di risposta, tra cui 282 mila che devono ancora essere chiamati per la prima visita dall’INPS e 863 mila per la revisione dalle ASL.

L’incremento di personale potrebbe quindi contribuire a risollevare la situazione ma, nello stesso tempo, c’è bisogno di procedure di semplificazione, soprattutto in caso di patologie stabilizzate e non reversibili.

In questa direzione si è mosso il Legislatore con il Decreto Semplificazioni che ha permesso, quando non siano necessari ulteriori adempimenti, la definizione dei verbali sanitari tramite la sola valutazione degli atti omettendo la visita di persona.

Sulla scorta di questa novità, peraltro, l’INPS ha lanciato recentemente un nuovo servizio telematico per l’invio della documentazione sanitaria necessaria all’accertamento.

Ma la strada, iniziata dopo la segnalazione del Presidente Loy dell’anno scorso, è ancora lunga, perché per velocizzare la gestione dell’arretrato accumulatosi in ambito assistenziale e previdenziale, c’è bisogno di altri medici che al momento scarseggiano.

INPS - comunicato stampa del 13 ottobre 2021
Scarica il comunicato stampa

Invalidità civile, per smaltire i ritardi c’è bisogno di aumentare il personale medico

È evidente che sull’invalidità civile ci siano ritardi allarmanti a discapito delle fasce più deboli della popolazione che in questi due ultimi anni hanno subito anche il contraccolpo della pandemia.

Una problematica dai toni ancora più cupi, se si pensa che “il diritto ad una indennità per chi ha sofferenze psicofisiche acclarate è fondamentale” e che, ad oggi, manca il capitale umano, ovvero i medici, per rendere tale diritto effettivo nel minor tempo possibile.

Da tempo sollecitiamo la chiusura dell’Accordo Collettivo per i medici che consentirebbe un ampliamento delle ore lavorate e, quindi, delle attività svolte, unica soluzione in grado di risolvere definitivamente la giacenza dell’arretrato”.

Ha dichiarato lo scorso 1° ottobre Alfredo Petrone, Segretario Nazionale Settore Fondazione Italiana Medici di famiglia.

Ad inizio anno è stato firmato dall’allora Ministri del Lavoro, della Salute e della Pubblica Amministrazione l’atto di indirizzo per l’avvio del negoziato tra l’lNPS e i sindacati dei medici maggiormente rappresentativi per la stipula dell’accordo citato dal segretario di FIMMG.

L’accordo disciplinerà l’attività dei medici legali impegnati nelle funzioni relative all’invalidità civile e alle attività medico-legali in materia previdenziale e assistenziale affidate all’Istituto, ma ancora non è stata fissato il calendario delle convocazioni per mettere insieme la convenzione.

A questo punto non resta altro che attendere il prossimo passaggio previsto per raggiungere l’accordo che potrebbe intervenire a stretto giro, visto anche la volontà dichiarata dallo stesso CIV dell’Istituto di risolvere il problema nel breve periodo.

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