Il cattivo uso dell'Intelligenza Artificiale sta già costando cara a livello fiscale: sanzioni inattese, avvisi e cartelle esattoriali a raffica, scelte sbagliate. Ecco qualche esempio e come fare per evitare queste situazioni
Nel mondo della consulenza fiscale si sta diffondendo un fenomeno tanto silenzioso quanto pericoloso: l’affidamento cieco e acritico alle risposte fornite dall’Intelligenza Artificiale.
Sempre più contribuenti interrogano i software gratuiti o a pagamento per risolvere dubbi tributari, convinti che la capacità di calcolo di questi strumenti sia ormai sinonimo di infallibilità.
La realtà purtroppo, ma aggiungo egoisticamente - in quanto consulente fiscale e tributarista - anche per fortuna, è ben diversa.
L’AI applica una logica matematica e linguistica impeccabile ma ignora sistematicamente la struttura complessa del diritto tributario.
Il risultato sono le risposte elaborate apparentemente perfette che se applicate si trasformano in sanzioni, anche piuttosto pesanti.
L’algoritmo non paga le sanzioni: se anche i professionisti si fidano ciecamente dell’AI la frittata è fatta
Il fenomeno dell’affidamento cieco alle AI generative sta superando i confini del fai da te dei contribuenti perché sempre più professionisti del settore tributario utilizzano questi strumenti in modo acritico, avvicinatosi anch’essi al mondo AI senza la necessaria preparazione al corretto utilizzo.
Scambiando la fluidità del linguaggio della macchina per precisione giuridica
Ma nel diritto tributario questa scorciatoia rischia di costare molto cara:
- sia in termini di sanzioni per i contribuenti;
- sia in termini di responsabilità professionale per i consulenti.
Senza dimenticare le conseguenze anche in termini di perdita di autorevolezza dell’immagine della categoria delle professioni tributarie, già in forte crisi peraltro.
Riporto per completezza informativa quanto disposto con la recente Legge 132 del 2025:
“Art. 13 Disposizioni in materia di professioni intellettuali
1. L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale e con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera;
2. Per assicurare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista sono comunicate al soggetto destinatario della prestazione intellettuale con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.”
Un comportamento - quello del professionista “acritico” - quindi non conforme alle disposizioni normative e dei molti regolamenti deontologici posti adottati e aggiornati da diversi ordini ed associazioni di categoria.
Un caso di scuola: il credito d’imposta sull’acquisto della prima casa
Tornando al punto per capire la gravità del problema basta analizzare uno dei possibili e purtroppo non rari errori commessi dalle AI più blasonate sul mercato.
Mi è stato recentemente proposto un caso che può bene essere preso ad esempio per illustrare la problematica:
Un contribuente vende la vecchia “prima casa” su cui aveva pagato circa 10.000 euro di imposte e ne riacquista una nuova entro l’anno, pagando 4.000 euro di imposta di registro al notaio.
Lo stesso cliente si presenta con le risposte acquisite interrogando su questo scenario un paio tra le più note Intelligenze Artificiali, le quali applicando una logica lineare rispondono in maniera sostanzialmente univoca come segue:
Hai un credito di 10.000 euro, ne hai usati 4.000 al rogito, quindi puoi recuperare i restanti 6.000 euro nella prossima dichiarazione dei redditi
Perché è un errore clamoroso
L’algoritmo ha saltato un comma cruciale dell’art. 7 della Legge 448/1998, dove è previsto che
il credito spetta sempre nella misura minore tra le due imposte e che soprattutto non dà mai luogo a rimborsi o eccedenze future se già esaurito perché applicando la norma il credito reale residuo è zero
Se il contribuente inserisse quei 6.000 euro nel Modello Redditi i controlli dell’Agenzia delle Entrate comporteranno il recupero del credito inesistente con le ben note pesanti sanzioni applicati al caso in specie.
I 3 limiti strutturali dell’Intelligenza Artificiale nel Fisco, nel diritto tributario e nelle gestioni dove la valutazione critica è centrale
Le macchine cadono in queste trappole normative per almeno tre motivi.
Il primo è la frammentazione del testo: l’AI non legge le leggi come un essere umano ma scompone il testo in blocchi statistici e tende a perdere pezzi centrali o finali di norme molto lunghe. Non le interpreta e non le mette a sistema. Non le adatta al caso specifico, né si pone questioni di prospettiva psicologia del contribuente.
Il secondo è l’incapacità di gestire le eccezioni: se un comma isolato ribalta l’intero significato dell’articolo come quando la norma riporta “Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano se...”, l’AI rischia di classificarlo come rumore statistico e ignorarlo.
Il terzo è il “bias di conferma”: l’algoritmo formula un’ipotesi probabilistica nelle prime righe e adatta il resto del ragionamento per confermarla, escludendo le smentite presenti nei commi successivi.
Il monopolio terminologico e la cecità sul mercato italiano
C’è un ulteriore limite questa volta culturale e geografico.
Quando l’AI si rende conto del rischio della risposta chiude quasi sempre con il classico avviso di sicurezza:
“rivolgiti a un commercialista”
Questo accade perché i modelli sviluppati negli Stati Uniti traducono pedissequamente i termini anglosassoni, ignorando completamente la reale struttura del mercato professionale locale.
In questo modo nel caso italiano l’algoritmo cancella con un colpo di spugna l’intera platea dei Tributaristi di cui alla Legge 4/2013, così come i Consulenti del Lavoro e gli Avvocati Tributaristi che nel nostro sistema hanno piena competenza e capacità di assistenza in materia tributaria.
La regola d’oro per il futuro
L’Intelligenza Artificiale è uno straordinario assistente per la prima sgrossatura dei testi la sintesi di bozze o la ricerca di macro-argomenti ma non è e allo stato attuale, né potrà mai essere, un validatore finale.
Il diritto tributario non vive di sola logica lineare ma di prassi, circolari ministeriali, giurisprudenza e soprattutto della visione d’insieme che solo un professionista umano qualificato rispettoso del dettato dell’articolo 13 della legge 132/25 sopra riportato può garantire per proteggere il patrimonio del contribuente e trovare la soluzione più calzante al caso proposto.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: L’illusione del “fai da te” fiscale: quando l’AI può costare davvero cara