Festival del Lavoro 2019: un bilancio sulla decima edizione

Francesco Oliva - Consulenti del lavoro

Si chiude oggi la decima edizione del Festival del Lavoro 2019: al centro della tre giorni il salario minimo, la flat tax ed i temi dell'innovazione tecnologica.

Festival del Lavoro 2019: un bilancio sulla decima edizione

Si chiude oggi la tre giorni del Festival del Lavoro 2019, manifestazione organizzata dall’Consiglio Nazionale e dalla Fondazione dei Consulenti del Lavoro.

La decima edizione della kermesse ha visto alternarsi sul palco diversi protagonisti del mondo del lavoro, dell’impresa e della politica. I temi al centro del dibattito sono stati molti e per quanto di nostra competenza un focus particolare meritano il salario minimo - proposta cara al M5S - e la riforma fiscale, cavalcata con grande forza dalla Lega.

Sul salario minimo la questione centrale è diventata quella dell’importo rispetto agli eventuali meccanismi di compensazione. A questo proposito, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha condotto un’analisi in cui viene dimostrato come la proposta attuale - cioé quella dei 9 euro orari - possa potenzialmente incrementare il costo del lavoro delle aziende di circa il 20%. Ed appare evidente come questa conseguenza potrebbe seriamente determinare il rischio di perdita di posti di lavoro, così come evidenziato anche da Carlo Cottarelli nell’intervista rilasciata ad Informazione Fiscale.

Anche il Presidente del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro Marina Calderone ha evidenziato questo rischio, aggiungendo un’ulteriore importante considerazione. Qualsiasi riforma che si ponga come obiettivo quello di una maggiore equità del mercato del lavoro non può prescindere da una maggiore considerazione del tema dell’equo compenso dei liberi professionisti.

Altro interessante intervento sul salario minimo è quello della Professoressa Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro, che questa mattina si è collegata telefonicamente all’evento. Anche la Professoressa Fornero ha evidenziato i rischi che accompagnano l’introduzione del salario minimo, soffermandosi soprattutto sulla pericolosità della mancanza di un disegno di sistema. Ad avviso dell’ex ministro del Governo Monti l’attuale maggioranza dovrebbe sforzarsi di creare le condizioni strutturali affinché il salario minimo possa essere introdotto.

Diversi gli spunti forniti durante il Festival del Lavoro 2019 anche sul tema della riforma fiscale.

In questo senso, inevitabilmente, la scena è stata dominata dall’intervento di Matteo Salvini, che è ha parlato durante il pomeriggio della seconda giornata.

Sul tema della riforma fiscale il ministro dell’interno ha dichiarato che:

Abbassare le tasse non è un diritto, un capriccio, un’ipotesi. Abbassare le tasse, non a tutti, ma a tanti e subito, è un dovere di chiunque sia al governo di questo paese. Non è una minaccia, è una presa d’atto

Con la Legge di Bilancio 2019, è stato compiuto il primo passo verso la flat tax: il regime forfettario è stato ampliato, portando il limite massimo dei ricavi per l’accesso fino a 65.000 euro. Tuttavia va detto che non si tratta di una novità introdotta dall’attuale Parlamento ma di un regime introdotto nel 2015.

Peraltro la flat tax di cui parla il Governo non è una imposta piatta vera e propria ma di fatto una rimodulazione dell’imposizione sui redditi.

Ora si parla dei prossimi passi, la discussione è accesissima e ancora non è chiaro l’impianto che prenderà forma.

Sicuramente le esigenze sono diverse e le risorse finanziarie ben poche. Basti pensare, a titolo di esempio, che il solo disinnesco della clausole di salvaguardia IVA costerebbe circa 23 miliardi, mentre il rifinanziamento di reddito di cittadinanza e quota 100 costerebbe altri 10 miliardi.

Durante l’incontro Matteo Salvini ha tuttavia confermato le sue ultime dichiarazioni: la necessità è quella di partire con la flat tax per le famiglie con un reddito fino a 50.000 euro all’anno e con figli per far ripartire consumi e lavoro. E allo stesso tempo di rimodulare alcune aliquote Irpef e portare a 100.000 euro la quota di fatturato per partite Iva, artigiani, piccoli imprenditori su cui applicare una tassa unica.

Altri interventi molto interessanti sono stati quelli dei vari imprenditori che hanno evidenziato le consuete criticità del sistema economico italiano: troppa burocrazia, pubblica amministrazione elefantiaca e tassazione troppo alta. A questo proposito è emersa una certa distanza dalle proposte che l’attuale maggioranza parlamentare sta portando avanti in campo economico e fiscale.

Le aziende chiedono norme più chiare, una tassazione meno soffocante e più equa, giustizia certa e pubblica amministrazione più efficiente.

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