L’utopia di una riforma, le certificazioni INPS errate e gli esodati bancari

Salvatore Cuomo - Certificazione Unica

Dalle CU INPS errate alla questione degli esodati bancari fino alle prospettive future della riforma fiscale. Una riflessione a valle dell'ennesimo caso che sta coinvolgendo anche quest’anno un numero importante di contribuenti, molti di loro ancora ignari dell'accaduto.

L'utopia di una riforma, le certificazioni INPS errate e gli esodati bancari

Leggendo notizie di stampa ed alcune reazioni dal mondo delle professioni tributarie sembra che anche quest’anno si sia riproposto come in passato il caso delle numerose Certificazioni Uniche Inps errate, che pone di nuovo in evidenza la assenza di un dialogo tra le parti attrici INPS, Governo e Agenzia delle Entrate.

Queste, una volta poste davanti al fatto compiuto, avrebbero potuto da subito porre rimedio con una soluzione efficace alle diverse problematiche a cui il singolo contribuente è lasciato anche quest’anno ad affrontare da solo:

  • Modello precompilato da correggere manualmente;
  • Liquidazione di imposte errata e da integrare;
  • Necessità di predisporre una dichiarazione integrativa;
  • Onere per sanzioni in capo al contribuente per l’insufficiente versamento nei termini;
  • Il costo del professionista/caf per la predisposizione degli adempimenti necessari alle rettifiche del caso.

Non dimenticando le sanzioni che l’INPS stessa dovrà pagare per il suo non corretto adempimento nei termini anche ai fini della precompilata.

Le certificazioni INPS errate: le problematiche connesse

Una situazione che non può essere lasciata alla libera iniziativa del singolo ma necessita di una soluzione dedicata, da prendere nell’immediato, che risolva le problematiche connesse con il minor dispendio di tempo ed energie per mera burocrazia:

  • potrebbe essere demandata all’INPS stessa la liquidazione della differenza di imposta senza alcun onere sanzionatorio a carico del contribuente?
  • Potrebbe essere evitato l’obbligo di presentare una dichiarazione integrativa da parte del contribuente interessato che si limiti al versamento delle sole differenze di imposta senza carichi sanzionatori?

L’INPS in effetti aveva già messo le mani avanti, forse presagendo il ripetersi ormai ciclico dell’increscioso problema, riportando nella sua Circolare n° 44 dello scorso 15 marzo quanto segue:

“Tenuto conto che le istruzioni per la compilazione della Certificazione Unica prevedono espressamente che, qualora il contribuente rilevi errori o informazioni non corrette nella medesima Certificazione Unica, il medesimo è tenuto a rivolgersi al proprio sostituto d’imposta che procederà alla correzione dei dati, a partire dal 29 marzo 2021, l’Istituto consentirà alle Strutture territoriali, laddove necessario, di procedere alla rettifica della Certificazione Unica, già trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate il 16 marzo 2021. La rettifica può produrre la rideterminazione anche del conguaglio fiscale in capo al contribuente.”

È necessario, però, osservare che l’ordinaria applicazione della normativa vigente può andare bene in situazioni circoscritte ma non quando, come lo scorso anno, sono state coinvolte oltre 600.000 Certificazioni emesse dal primo “sostituto di imposta” per numero di contribuenti.

È palese in questo caso il disinteresse generale, data l’assenza di uno stimolo alla volontà politica di addivenire ad una soluzione.

Il caso degli esodati bancari

La volontà si è invece manifestata per la querelle esodati del sistema bancario, i quali in questi mesi avevano ricevuto avvisi di riliquidazione del Tfr.

Questi verranno annullati d’ufficio grazie ad una soluzione trovata in appena due mesi, e veicolata dal Decreto Sostegni bis, nello specifico l’articolo 47 bis comma 2, contenente una norma interpretativa che cancella tale onere mettendo a carico della collettività 22 mln di euro, come indicato al successivo comma 3:

“2. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni dell’articolo 59, comma 3, lettera a), della legge 27 dicembre 1997, n. 449, relative ai criteri di tassazione a titolo definitivo delle prestazioni erogate in forma rateale dai Fondi di solidarietà bilaterali del credito ordinario, cooperativo e della società Poste italiane Spa, il richiamo ivi contenuto all’articolo 17 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, deve intendersi riferito alla determinazione dell’aliquota da applicare, con esclusione della riliquidazione di tale imposta da parte degli uffici finanziari.

3. Agli oneri derivanti dal comma 2, pari a 22 milioni di euro per l’anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse di cui al comma 25-bis dell’articolo 1.”

Si tratta di chiusura positiva per gli interessati, raggiunta grazie alla forte e coesa spinta di sindacati di Categoria ed ABI, per una volta uniti verso un comune obiettivo.

Spinta che nel caso delle CU Inps, data l’assenza di figure trainanti forse dovuta alla vasta frammentazione dei soggetti coinvolti, non sembra manifestarsi con altrettanta forza.

L’utopia di una riforma e le CU INPS errate

Quello delle CU INPS errate è un tema già trattato lo scorso anno su queste pagine e, come allora, in casi come questo o di altri diversi adempimenti tributari e non, nasce spontanea la riflessione che va oltre il caso specifico.

Perché le Agenzia Fiscali si intestardiscono nel voler mettere in atto politiche di apparente semplificazione degli adempimenti, come le dichiarazioni precompilate, quando queste risultano inutilizzabili come nel caso qui trattato o richiedono complesse attività a monte delle stesse?

Un esempio? La necessaria preventiva comunicazione dei dati sanitari e dei diversi altri oneri che devono confluire nel modello precompilato redditi.

Sono adempimenti che in costanza di normativa vigente complessa richiedono tempo ed hanno reso necessario il procrastinare della presentazione delle dichiarazioni fiscali quasi al termine dell’anno successivo.

Ritengo inutile e dannoso tutto questo, senza che ciò sia accompagnato da una significativa e condivisa semplificazione normativa e degli adempimenti.

La riforma fiscale dovrebbe avere questo obiettivo, ma ad una prima lettura del documento conclusivo della “Indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario” posta in atto dal Parlamento, appare più una semplice rimodulazione di aliquote Irpef e poco altro e non la attesa necessaria rivisitazione complessiva del sistema tributario del nostro paese.

Che questo risultato ridotto sia frutto anche dell’assenza di una spinta coesa verso un più alto traguardo da parte delle professioni tributarie?

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