Riforma fiscale 2021, il testo del documento conclusivo: IRPEF, IRAP e acconti a rate, le novità

Riforma fiscale 2021, il 30 giugno le Commissioni Finanze di Camera e Senato hanno pubblicato il documento conclusivo, base per la definizione della legge delega. Riduzione dell'IRPEF, abolizione IRAP e secondo acconto delle imposte a rate: facciamo il punto delle principali novità.

Riforma fiscale 2021, il testo del documento conclusivo: IRPEF, IRAP e acconti a rate, le novità

Riforma fiscale 2021, è stato pubblicato il documento conclusivo delle Commissioni Finanze di Camera e Senato.

Dopo il ciclo di audizioni sulla riforma fiscale, il documento rappresenta la base di partenza per la definizione della legge delega, attesa entro il mese di luglio.

Spiccano nel documento delle Commissioni la proposta di riduzione dell’IRPEF, l’abolizione dell’IRAP e la rateizzazione del secondo acconto delle imposte sui redditi per i titolari di partita IVA.

Sono queste tre delle misure contenute nel documento conclusivo sulla riforma fiscale 2021, il cui obiettivo è favorire la crescita del Paese, semplificando il sistema tributario.

Per quanto riguarda l’IRPEF, accanto alla riduzione dell’aliquota media effettiva per i contribuenti tra i 28.000 e i 55.000 euro di reddito, il documento delle Commissioni evidenzia la necessità di ridurre e semplificare le detrazioni fiscali.

L’obiettivo della semplificazione passa inoltre dal superamento dell’IRAP, imposta da abolire e il cui gettito potrebbe essere assorbito in altre imposte.

Trova inoltre spazio nel documento in fase di definizione la proposta di rateizzazione del secondo acconto delle imposte sui redditi dovute dai lavoratori autonomi.

Il documento propone inoltre di intervenire sul regime forfettario, introducendo un regime fiscale transitorio per i contribuenti che superano il limite di 65.000 euro.

Riforma fiscale 2021 - il testo del documento conclusivo delle Commissioni Finanze Camera e Senato
Indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario - documento conclusivo approvato il 30 giugno 2021

Riforma fiscale 2021, IRPEF ridotta dai 28.000 ai 55.000 euro di reddito. Detrazioni sul conto corrente

La struttura dell’IRPEF è da definire in ottica di semplificazione e stimolo alla crescita.

Nel documento conclusivo redatto dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato si legge che l’intervento sull’IRPEF dovrà seguire i seguenti obiettivi specifici:

  • ridurre l’aliquota media effettiva con particolare riferimento ai contribuenti nella fascia di reddito 28.000-55.000 euro;
  • modificare la dinamica delle aliquote marginali effettive, eliminando le discontinuità più brusche.

Si conferma quindi l’intenzione di ridurre la terza aliquota IRPEF del 38 per cento, prevista per l’appunto per i contribuenti con redditi compresi tra 28.000 e 55.000 euro.

Scaglioni, aliquote IRPEF e detrazioni sono i punti sui quali intervenire. Le modifiche proposte includono anche l’ex bonus Renzi, che nell’ottica delle Commissioni dovrebbe essere “assorbito”.

Poi, tra le proposte c’è quella di prevedere un sistema ad aliquota continua, ma solo per le fasce di reddito medio, accompagnato da un intervento sulla no tax area, un minimo esente da intendere come una maxi-deduzione.

Entra nel capitolo degli interventi per la riforma dell’IRPEF anche la razionalizzazione delle detrazioni fiscali. Le Commissioni ritengono necessario che il disegno di legge delega sulla riforma fiscale contenga le premesse per raggiungere tre obiettivi:

  • ridurre la numerosità delle spese fiscale;
  • semplificazione del sistema;.

Le detrazioni fiscali potrebbero poi trasformarsi in spese pubbliche, ossia essere riconosciute - su base volontaria - come erogazioni dirette in caso di pagamento con carte o bancomat. In sostanza, al posto di attendere la presentazione della dichiarazione dei redditi, il contribuente potrebbe ricevere subito la somma riconosciuta.

Un intervento accompagnato dall’eliminazione delle agevolazioni di importo inferiore ad una certa soglia, e in parallelo dalla riduzione della percentuale di beneficio spettante.

Riforma fiscale 2021, addio IRAP: assorbire il gettito in altre imposte. Riabilitata l’IRI

L’IRPEF è solo un tassello della riforma fiscale.

Le Commissioni, così come emerso in maniera unanime nel corso dell’indagine conoscitiva, evidenziano la necessità del superamento dell’IRAP.

Introdotta negli anni ’90 come strumento di semplificazione e razionalizzazione, l’IRAP è stata gradualmente stravolta per via di scelte di politica economica o di natura macroeconomica, che hanno avvicinato progressivamente la base imponibile a quella di altre imposte.

L’IRAP inoltre si scontra con l’obiettivo di stimolo alla crescita della riforma fiscale, considerando che la sua base imponibile è la “remunerazione dei fattori produttivi”, evidenzia la relazione delle Commissioni.

È quindi necessario abolire l’IRAP, assorbendone il gettito fiscale in tributi già esistenti, come l’IRES.

In materia di imprese, si affaccia poi l’ipotesi di un ritorno dell’IRI, l’imposta introdotta nel 2018 e abolita ancora prima di diventare operativa.

L’Imposta sul Reddito di Impresa garantirebbe, su base opzionale, una parità di trattamento rispetto a quanto previsto per le società di capitali.

Le Commissioni raccomandano quindi la reintroduzione dell’IRI. Imprese individuali e società di persone in contabilità ordinaria avrebbero la possibilità di optare per l’applicazione di un’aliquota proporzionale, a condizione che l’utile prodotto sia rinvestito in azienda.

Riforma fiscale 2021, a rate anche il secondo acconto delle imposte per le partite IVA

La rateizzazione del secondo acconto delle imposte sui redditi per le partite IVA è il “piatto forte” della relazione delle Commissioni Finanze.

Dopo l’ok dell’ISTAT, che ha certificato come la misura non impatti sulla finanza pubblica in termini di indebitamento netto, l’idea di cancellare la scadenza del 30 novembre si fa più concreta.

Attualmente, le imposte sui redditi si pagano a rate solo per quanto concerne il saldo e il primo acconto, dovuto entro la scadenza del 30 giugno. Il secondo o unico acconto si versa invece in un’unica soluzione entro la fine del mese di novembre.

Le Commissioni propongono di istituire un meccanismo di rateizzazione, su base opzionale, che preveda:

  • il versamento del saldo e del primo acconto in sei rate mensili di uguale importo da luglio a dicembre dello stesso anno;
  • il versamento del secondo acconto o in un’unica soluzione entro il 31 gennaio dell’anno seguente o in sei rate mensili di pari importo da gennaio a giugno dell’anno seguente.

Una misura che sarebbe poi accompagnata dalla contestuale eliminazione o dalla riduzione della ritenuta d’acconto.

La proposta trova il placet di ambedue le Commissioni.

Per quel che riguarda il regime forfettario, indicato come “nodo politico” nella prima bozza diffusa, la proposta avanzata è di introdurre una tassazione agevolata per le partite IVA che superino i 65.000 euro di ricavi e compesi.

Le Commissioni raccomandando in tal caso di introdurre un regime opzionale per la continuazione del regime forfettario nei due anni successivi al superamento del tetto di 65.000 euro, in caso di aumento del volume d’affari pari almeno al 10 per cento rispetto all’anno precedente.

Le aliquote dell’imposta sostitutiva salirebbero dal 15 al 20 per cento e dal 5 al 10 per cento per le startup. Una proposta che riprende i contenuti del secondo step della flat tax previsto dal primo Governo Conte, abolito ancor prima di diventare operativo.

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