Elogio del Fiscalista, nostro artista del tributo

Salvatore Cuomo - Imposte

Lettera aperta al contribuente che viene in studio per la dichiarazione dei redditi ascoltando ore di spiegazioni normative e alla fine capisce solo una cosa: C'è da pagare l'IRPEF.

Elogio del Fiscalista, nostro artista del tributo

Oggi voglio alzare il sipario sulla figura più affascinante e al contempo bistrattata dell’estate: il vostro fiscalista, unico vero esteta del tributo e fine tributarista capace di trasformare il grigiore della burocrazia in un’opera di assoluta armonia contabile.

Laddove il comune mortale vede un ammasso informe di cifre dietro la quale si cela la minaccia dell’ennesimo F24, questo artista della tassa scorge una tela bianca da dipingere con geometrica proporzione.

Egli non compila semplicemente una dichiarazione dei redditi ma la modella e la leviga alimentato da un profondo gusto per la precisione e da una passione viscerale per la quadratura perfetta.

Per lui una circolare dell’Agenzia delle Entrate non è un testo noioso ma una partitura complessa da interpretare con rigore formale, riga per riga nota a piè di pagina compresa.

Poco importa al nostro virtuoso delle imposte che cambiando un Governo venga modificata ancora la norma, perché sempre e comunque si immergerà nella nuova corrente legislativa con il piglio del cultore, scovando quel “micro comma salva tasca” che nessun altro aveva notato e tutto per comporre un quadro fiscale equilibrato in cui tu debba pagare solo l’esatto dovuto senza una sola sbavatura.

L’arte al servizio dell’adempimento

La leggenda metropolitana secondo cui basta “schiacciare un bottone” per far nascere un bilancio lo fa sorridere di un sorriso sornione.

Un po’ come dire che a un grande scultore basti dare un colpo di scalpello per liberare la forma dal marmo.

Ma dietro quel singolo clic, ci sono in realtà ore di ricerca della perfezione passate a caccia di un disallineamento di due centesimi.

Una discrepanza invisibile a occhio nudo che spezzerebbe l’armonia formale dell’opera, ma che l’artista del tributo risolve con tocchi di precisione assoluta mettendo lo stesso gusto artigianale e la stessa passione di chi cesella un gioiello per assicurarsi che l’intera dichiarazione sia fluida regolare e stilisticamente impeccabile.

Il cliente lo sa e assiste a questo processo, ne resta intimorito soprattutto quando l’unico dettaglio che memorizza alla fine della mostra è il prezzo del biglietto ovvero l’ammontare dell’F24 da versare.

Ma nel profondo lo venera, perché l’esteta della tassa è colui che riceve una borsa della spesa piena di scontrini stropicciati e illeggibili, ma spinto dall’amore per l’ordine li stira li decifra e li inserisce in un disegno logico perfetto.

È il virtuoso del tributo reperibile persino durante l’italico agosto dedicato alle agognate vacanze, sempre pronto a difendere il capolavoro con le unghie quando il contribuente sta per scambiare una spesa di rappresentanza con una deduzione personale.

Questo “slancio ideale” si scontra purtroppo con la scarsa sensibilità altrui al momento di saldare la parcella.

Una fase che scatena nei clienti sparizioni repentine degne del miglior surrealismo, ma anche di fronte a questa totale mancanza di puntualità l’artista delle imposte non perde la sua compostezza calcolando l’esatto perimetro del sollecito compilandolo con l’eleganza del diritto.

Il dispensatore di miracoli

Siamo onesti: la magia più grande dell’esteta delle imposte non sta nei calcoli ormai fatti solo dal computer, ma nella sua capacità di mantenere la grazia e la calma in mezzo al caos.

Per mesi lo studio invia email, promemoria, messaggi e segnali di fumo per raccogliere i documenti raccogliendo il solo vuoto cosmico dell’assenza di riscontri.

Poi improvvisamente scatta il giorno della scadenza del versamento IRPEF ed è qui che avviene il miracolo del cliente che si materializza in studio nel tardo pomeriggio, fiero di rispondere così ai numerosi solleciti di cui sopra con la borsa degli scontrini mai consegnati e pretendendo l’F24 già compilato e possibilmente rateizzato “a babbo morto”.

E il virtuoso della tassa, che non perde lo stile o fugge dall’adempimento, ma mette in campo tutto il suo gusto per la sfida e la sua passione per i miracoli dell’ultimo minuto, risolvendo l’impossibile schivando le sanzioni e salva il contribuente sull’orlo del burrone.

Il cliente sollevato afferra il foglio e guardando la cifra sospira e commenta:

“Però, certo che c’è da pagare un sacco di IRPEF... alla fine avete solo schiacciato un bottone!”

Estro, tecnica e pazienza infinita

È il custode dell’armonia dei tuoi conti, e argine umano tra le tue tasche e il caos burocratico, perché per far quadrare i numeri dell’Erario con le esigenze del cittadino (creando un perfetto equilibrio formale senza cedere di un millimetro) ci vuole una mente d’acciaio ed un intuito fuori dal comune e senza ombra di dubbio una passione bestiale.

Quindi, caro contribuente, la prossima volta che passi in studio ricordati di portare i documenti in tempo perché noi cime sempre ci metteremo l’estro insieme alla tecnica e una pazienza infinita per farti pagare il solo effettivamente dovuto allo Stato, tu però non dimenticare il bonifico allo Studio.

Buone dichiarazione a tutti e che il tasto “invio” sia sempre con voi!