Cuneo fiscale, taglio solo per i lavoratori. Bonus Renzi verso l’estensione

Cuneo fiscale, taglio delle tasse solo sui lavoratori, con la possibile estensione del bonus Renzi. Si punta ad una riduzione dell'Irpef in busta paga, ma il problema dell'elevato costo del lavoro riguarda da vicino anche e soprattutto le imprese.

Cuneo fiscale, taglio solo per i lavoratori. Bonus Renzi verso l'estensione

Cuneo fiscale, taglio delle tasse sui redditi da lavoro con l’ipotesi di estensione del bonus Renzi di 80 euro agli incapienti.

È questo uno dei punti del programma del nuovo Governo PD-M5S che dovrà essere tradotto in pratica con la Legge di Bilancio 2020.

Restano fuori dall’atteso taglio del cuneo fiscale le imprese, per le quali il 2020 si preannuncia invece come un anno di conferme sul fronte delle agevolazioni fiscali sugli investimenti rientranti nel piano Industria 4.0.

Il cuneo fiscale interessa però tanto i lavoratori quanto le imprese, e si lega a doppio filo al problema della disoccupazione.

Si gioca poi sempre sul fronte del costo del lavoro uno dei cavalli di battaglia del M5S, che trova - seppur con alcune differenza sostanziali - il favore del PD: per introdurre il salario minimo è necessario ridurre in primo luogo le imposte ed i contributi a carico delle imprese.

L’annunciato intervento sul cuneo fiscale dovrà fare i conti con l’ammontare delle risorse disponibili, tenuto conto dei 23 miliardi di euro già impegnati per la sterilizzazione dell’aumento IVA.

Cuneo fiscale, taglio solo per i lavoratori nel 2020. Bonus Renzi esteso agli incapienti

Il taglio del cuneo fiscale è uno dei primi punti del programma di PD e M5S, all’interno del quale è chiaramente indicata la necessità di “ridurre le tasse sul lavoro, a vantaggio dei lavoratori”, accanto all’individuazione di una giusta retribuzione, il salario minimo, e a diverse misure di tutela del lavoro, dalla rappresentanza sindacale ad una legge per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

Il lavoro è centrale, ma il taglio del cuneo fiscale potrebbe essere unilaterale.

Intervenire sulla riduzione delle tasse sul lavoro a vantaggio dei lavoratori significa nella sostanza diminuire il prelievo Irpef in busta paga o, meglio ancora, le trattenute che spostano in materia significativa l’importo dello stipendio lordo dal netto.

Tra le ipotesi avanzate c’è quella di ridurre il cuneo fiscale sui redditi mediante un’estensione del bonus Renzi anche agli incapienti, con una rimodulazione degli importi riconosciuti tale da portare alla fine dell’anno ad un’entrata aggiuntiva pari a 1.500 euro.

Cos’è il cuneo fiscale

Il cuneo fiscale non è però composto solo trattenute visibili nelle buste paga dei lavoratori dipendenti. Il problema coinvolge in maniera diretta e pesante le imprese.

Per spiegare cos’è il cuneo fiscale non basta quindi confrontare il netto ed il lordo dello stipendio, ma bisogna andare più a fondo e ricomprendervi anche le imposte ed i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.

Il cuneo fiscale altro non è quindi che il totale delle imposte e dei contributi che gravano sui redditi da lavoro.

L’OCSE ha calcolato che in Italia l’incidenza del cuneo fiscale è del 47,9%. Di questo, più della metà è a carico delle aziende. Tradotto in numeri e semplificando al massimo, significa che il costo di un lavoratore che percepisce uno stipendio di 1.000 euro è pari a quasi 2.000 euro.

Proprio per questo non basta intervenire sul cuneo fiscale sui redditi dei lavoratori dipendenti, ma servirebbe anche qualche misura rivolta alle imprese. Il costo del lavoro è infatti uno dei fattori che inibisce le assunzioni e che quindi è tra le cause dirette del fenomeno della disoccupazione.

Taglio del cuneo fiscale, necessario ridurre il costo del lavoro per le imprese

L’estensione del bonus Renzi anche agli incapienti e l’ipotesi di un aumento dell’importo annuo erogato in busta paga è soltanto una soluzione tampone e parziale del problema cuneo fiscale.

Se da un lato è vero che la Legge di Bilancio 2020 dovrà fare i conti con le scarse risorse disponibili, è necessario bilanciare bene le misure, di modo da dare un segnale di cambio di passo non solo ai lavoratori ma anche alle imprese.

Proprio in tal senso potrebbe essere accolta con favore la proposta avanzata dal M5S di accompagnare il taglio delle tasse in busta paga con una riduzione di imposte e contributi per le aziende.

Nelle scorse settimane si è parlato di un taglio delle imposte di quattro punti sulle assunzioni a tempo indeterminato, così come della possibilità di esonerare le imprese che assumono dal versamento del contributo Naspi (pari all’1,61%).

Certo, non si risolverebbe così il problema ormai endemico dell’eccessivo costo del lavoro in Italia, ma sarebbe senza ombra di dubbio un segnale accolto con favore. Si attendono i primi dettagli nella Nota al DEF, primo impegno del nuovo Governo che sarà chiamato ad approvarla entro la fine di settembre.

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