Cedolare secca affitti commerciali: estensione ai negozi dal 2019

Giuseppe Guarasci - Cedolare secca sugli affitti

Cedolare secca affitti commerciali anche per i negozi: è questa una delle novità della Legge di Bilancio 2019 che prevede tuttavia specifici limiti e requisiti.

Cedolare secca affitti commerciali: estensione ai negozi dal 2019

Anche sugli affitti di negozi e uffici sarà possibile aderire alla cedolare secca.

La cedolare secca per gli affitti commerciali è una delle novità prevista dalla Legge di Bilancio 2019, che dovrà essere presentata dal Governo alle Camere e che sarà approvata entro la fine dell’anno.

Il regime fiscale della cedolare secca sui contratti di locazione potrà essere scelto per i locali appartenenti alla categoria catastale C\1 e nell’attuale bozza della Legge di Bilancio 2019 spuntano i primi vincoli e requisiti.

La tassazione agevolata dei redditi da locazione con cedolare secca al 21%, potrà essere applicata ai locali commerciali con superficie fino a 600 mq, escluse le pertinenze, e relative pertinenze locate congiuntamente.

La cedolare secca sugli affitti commerciali non sarà applicabile per i contratti stipulati nel 2019 qualora al 15 ottobre 2018 risulti in essere un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto in anticipo rispetto alla scadenza naturale.

Nel rispetto delle regole e novità che saranno definitive soltanto dopo l’approvazione del testo della Legge di Bilancio 2019, la cedolare secca commerciale prevede l’applicazione di una flat tax ad aliquota fissa del 21% sui canoni da locazione percepiti dall’affittuario.

Il regime di tassazione agevolato sostitutivo Irpef anche per le locazioni di negozi ha accolto particolare interesse.

A schierarsi tra i favorevoli all’estensione della cedolare secca al 21% o al 10% anche per gli affitti di negozi è stata in primis Confedilizia, che ormai da anni chiede di equiparare le regole previste per affitti ad uso abitativo a quelle per gli affitti commerciali.

L’introduzione della cedolare secca ha prodotto vantaggi sia per i proprietari di immobili che per lo Stato.

Questo perché da un lato la possibilità di optare per la tassazione sostitutiva Irpef del 10% o del 22% ha consentito a molti proprietari di immobili di risparmiare sulle imposte dovute e, parallelamente, è stato possibile arginare il fenomeno degli affitti in nero.

Secondo i dati resi noti da Confedilizia, la “propensione all’inadempimento” (ad elusione ed evasione, in sostanza) si è ridotta del 40% ed è evidente che il dato potrebbe ulteriormente aumentare qualora la cedolare secca fosse estesa anche ai negozi dalla Legge di Bilancio 2019.

Cedolare secca affitti commerciali: verso l’estensione ai negozi dal 2019

Già negli scorsi mesi il Governo si era schierato a favore dell’estensione della cedolare secca anche ai negozi e ora la novità prende corpo nel testo del disegno di Legge di Bilancio 2019 approvato dal Governo il 15 ottobre 2018.

Il complesso e corposo lavoro per la messa a punto della Legge di Bilancio 2019 e per la riforma Irpef per famiglie e imprese riguarderà anche il regime di tassazione previsto per le locazioni dei negozi.

Con la cedolare secca sarebbe in sostanza possibile, per i proprietari di immobili locati a fini commerciali, optare per la tassazione sostitutiva al 21% al posto delle ordinarie aliquote Irpef.

La novità comporterebbe immediati vantaggi per i proprietari di immobili locati come negozi, magazzini e in genere locali commerciali e la cedolare secca rappresenta una delle chiavi per risparmiare sulle imposte dovute sui redditi da locazione.

Cedolare secca 21% o 10%: cos’è e come funziona

Cos’è la cedolare secca sugli affitti? Per i proprietari di immobili locati ai fini abitativi (e a partire dal 2019 anche a fini commerciali) è possibile optare per una tassazione forfettaria con aliquota al 10% o al 21% dei canoni percepiti.

Il proprietario di casa può, nel caso di affitto del proprio immobile, scegliere di applicare la cedolare secca al 10% o al 21% nel rispetto di determinate regole e requisiti; si tratta di un regime di tassazione facoltativo introdotto in favore di persone fisiche, titolari di reddito di proprietà o di diritto reale di godimento di un immobile dato in affitto.

Applicando la tassazione a cedolare secca e quindi l’aliquota agevolata del 10% o del 21% sul reddito da locazione, il locatore sceglie di sostituire la tassazione ad aliquota variabile Irpef, addizionali, imposta di registro e imposta di bollo con l’applicazione di un’imposta sostitutiva.

Soprattutto per quanto riguarda la cedolare secca 10% è innegabile che per i contratti a canone concordato, ovvero non soggetto a rivalutazioni Istat e fisso per tutta la durata del contratto di affitto, si tratta di un’opzione conveniente.

La possibilità di beneficiare della cedolare secca, una sorta di flat tax sui redditi da locazione, è ad oggi esclusa nel caso in cui l’affitto sia stipulato ai fini dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni. Già lo scorso anno si era parlato di una possibile estensione del regime di tassazione agevolato, ma stando ai fatti si era trattato soltanto di un’ipotesi.

Il Governo Lega-M5S tira nuovamente in ballo la questione, annunciando novità in Legge di Bilancio 2019 accolte con particolare favore soprattutto da Confedilizia.

Cedolare secca anche per l’affitto di negozi dal 2019: favorevole Confedilizia

Favorevole all’estensione della cedolare secca anche agli affitti di negozi è Confedilizia.

Il 4 settembre il Presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, proponeva “che il primo passo della flat tax prevista nel contratto di governo contenga l’introduzione della cedolare per i locali commerciali.

A trarne vantaggio non sarebbero soltanto i proprietari di immobili locati a fini commerciali, ma anche lo Stato:

“..il Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva, allegato alla nota di aggiornamento del Def 2017, evidenzia che, a partire dall’introduzione della cedolare secca sugli affitti abitativi, il divario fra gettito teorico e gettito effettivo del comparto (cosiddetto ‘tax gap’) è diminuito del 42% e la propensione all’inadempimento (ad elusione ed evasione, in sostanza) si è ridotta del 40%.

Anche alla luce di questi risultati, Confedilizia proponeva per l’appunto che il primo passo della flat tax prevista nel contratto di governo fosse l’introduzione della cedolare per i locali commerciali. Si tratta di una misura pro-crescita, richiesta anche dalle associazioni dei commercianti e degli artigiani, che permetterebbe nello stesso tempo di affrontare un problema che sta assumendo contorni gravissimi: quello dell’aumento inarrestabile del numero dei locali commerciali abbandonati, dovuto anche all’assenza di qualsiasi redditività per i piccoli risparmiatori che ne sono proprietari-locatori.”

La richiesta è stata accolta e ora bisognerà attendere soltanto l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2019 per l’ufficialità della misura.