Cartelle, salta lo stop ai contanti. Come ripensare i pagamenti agli sportelli senza esclusioni

Salvatore Cuomo - Imposte

La norma contro il contante sparisce dal decreto Omnibus definitivo. Sia questa l'occasione per pensare ad un modello ibrido che coniughi efficienza digitale e diritti dei cittadini vulnerabili

Cartelle, salta lo stop ai contanti. Come ripensare i pagamenti agli sportelli senza esclusioni

La norma che prevedeva l’eliminazione definitiva di contanti e assegni dagli sportelli dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione per il pagamento delle cartelle, a partire dal 2027, era apparsa nelle bozze del decreto correttivo Omnibus nel giugno scorso.

Il testo definitivo approvato dal Governo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto 2026 è giunto al traguardo privo di questo blocco drastico.

Questo ripensamento apre ad una riflessione necessaria sulla spinta verso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, che non può viaggiare separata dalla conservazione dei canali tradizionali che prevedono l’utilizzo della moneta a corso legale nell’UE e dall’inclusione dei cittadini meno tecnologici.

Cartelle, i limiti del modello “Cashless” universale

La transizione verso i pagamenti digitali rappresenta una grande opportunità di modernizzazione, efficienza e trasparenza finanziaria.

Tuttavia, la totale eliminazione del servizio di cassa fisico solleva dubbi sul piano pratico, a partire dalle fasce fragili della popolazione come gli anziani e le persone con in genere minori competenze informatiche, le quali incontrano barriere oggettive se private dei canali di pagamento tradizionali.

Il trasferimento dei disagi, spostando l’opportunità del pagamento in contanti su uffici postali e tabaccherie convenzionate, rischia di creare imbuti nei predetti canali a cui si aggiunge l’esposizione ad un obbligo tributario aggiuntivo dei costi di transazione a carico del contribuente.

Le complessità dei casi di sportello e i circuiti abilitati

Molti cittadini si recano negli uffici AdER non per pigrizia o per risparmiare commissioni, ma perché gestiscono procedure complesse che richiedono necessariamente il confronto diretto con un operatore.

Se fosse intervenuta la disposizione in bozza, si sarebbe creata una possibilità di esposizione del contribuente ad una potenziale vulnerabilità tecnica laddove, in assenza di possibilità di pagamento in contante, un blocco temporaneo dei terminali Pos o il superamento dei limiti di spesa giornalieri o mensile della carta avrebbero impedito l’estinzione urgente di un debito, come nel caso di fermi amministrativi o pignoramenti in corso.

A questo si aggiunga la questione dei circuiti premium oggi in atto presso i sportelli Ader. L’eventuale esclusione di carte commerciali molto diffuse tra imprese e professionisti come American Express o Diners Club rappresenta un limite operativo per chi centralizza la propria contabilità aziendale su determinati strumenti di pagamento.

La via dell’equilibrio: commissioni e accessibilità pubblica

A differenza di un operatore economico privato che seleziona i circuiti di pagamento in base ai propri margini commerciali, la Pubblica Amministrazione persegue finalità di interesse pubblico e deve garantire l’universalità dell’accesso.

Rifiutare una transazione o uno strumento di pagamento per ragioni legate alle commissioni bancarie di interscambio entra in contrasto con il dovere di massima collaborazione tra Fisco e contribuente.

Il contrasto con lo “spirito” dello Statuto

Ritengo comunque che il costringere al cashless possa minare i principi generali del rapporto tra fisco e contribuente su almeno un paio di punti.

In primis, la questione degli oneri aggiuntivi “obbligatori” per il contribuente. Su questo va letto l’articolo 6 comma 3 bis dello Statuto del Contribuente che prescrive quanto segue:

“L’amministrazione finanziaria assicura che il contribuente possa ottemperare agli obblighi tributari con il minor numero di adempimenti e nelle forme meno costose e più agevoli”.

L’amministrazione deve quindi assicurare che il contribuente possa adempiere alle obbligazioni tributarie con il minor numero di adempimenti e costi possibili e l’obbligare all’uso di carte di circuiti bancari privati che applicano costi di tenuta conto e/o commissioni contrasta idealmente con questo principio.

Si aggiunga inoltre la potenziale violazione del principio di collaborazione e buona fede evocati dall’articolo 10 comma 1 dello Statuto che, ancorché si riferisca agli errori del contribuente, non può a mio parere essere circoscritto solo a tale ambito:

“1. I rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede.”

Lo Statuto impone ai rapporti tra Fisco e contribuente di essere improntati alla massima collaborazione e il rifiutare la moneta avente corso legale emessa dalla Banca Centrale Europea a un cittadino che si presenta allo sportello per saldare il proprio debito è da me percepito come un comportamento non collaborativo da parte dello Stato.

La proposta alternativa: lo sportello ibrido guidato

Invece di procedere con divieti assoluti, la semplificazione digitale dovrebbe adottare un approccio inclusivo e graduale e una soluzione ideale potrebbe essere l’introduzione di uno sportello ibrido o assistito:

  • Totem digitali assistiti: installare all’interno degli uffici fiscali dei punti di pagamento elettronico automatico dove il cittadino viene guidato passo dopo passo da un operatore nella transazione con carta.
  • Cassa contanti d’emergenza: mantenere una cassa fisica tradizionale per i casi urgenti e non risolvibili online come, ad esempio, lo sblocco immediato di mezzi di trasporto soggetti al fermo amministrativo o per gli utenti sopra i 65/68 anni.
  • Incentivi al digitale: piuttosto che sanzionare il contante vietandone l’utilizzo allo sportello Ader lo Stato potrebbe azzerare del tutto le commissioni sui pagamenti elettronici effettuati verso la Pubblica Amministrazione rendendo la scelta digitale spontanea e conveniente per tutti.

La scelta del Governo di frenare sull’addio al contante potrebbe dimostrare che l’efficienza non si ottiene eliminando i canali fisici e sia invece l’occasione concreta per ripensare l’approccio alla riscossione del contribuente integrando il vecchio e il nuovo così da non lasciare indietro nessuno.