Blocco licenziamenti, la proroga nel Decreto Agosto rappresenta un nodo politico

Giuseppe Guarasci - Leggi e prassi

Blocco licenziamenti, proroga fino al 31 dicembre nel Decreto Agosto ma non per tutti. Il divieto potrebbe decadere dal 15 ottobre per le aziende che non utilizzano la cassa integrazione. Il testo è ancora in versione di bozza e il governo sta cercando un punto di equilibrio tra le diverse posizioni. C'è un nodo politico da sciogliere.

Blocco licenziamenti, la proroga nel Decreto Agosto rappresenta un nodo politico

Blocco licenziamenti, proroga fino al 31 dicembre 2020 nel Decreto Agosto ma non per tutti. È questa la formula delineata nella bozza in circolazione.

Attualmente previsto fino al 17 agosto, il divieto potrebbe essere allungato ad eccezione di alcuni casi e solo fino al 15 ottobre, data di fine dello stato di emergenza, per i datori di lavoro che non utilizzano la cassa integrazione.

Il testo dovrebbe essere approvato entro questa settimana dal Consiglio dei Ministri, ma proprio sul blocco dei licenziamenti il governo dovrà trovare un accordo tra le diverse posizioni. Un nuovo confronto tra le parti è in programma proprio nella giornata di oggi, 6 agosto 2020.

Emblematico il botta e risposta tra Confindustria che vede la proroga come un “costo per lo Stato pesante” e CIGIL CISL e UIL che, senza prolungamento, annunciano uno sciopero generale.

Blocco licenziamenti, proroga fino al 31 dicembre nel Decreto Agosto ma non per tutti

Nell’ultima bozza in circolazione, pubblicata dal quotidiano Italia Oggi e aggiornata al 5 agosto, l’articolo 11 - Proroga disposizioni in materia di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo riporta l’etichetta “nodo politico”, da sciogliere trovando una modalità che metta d’accordo tutti. Sfida complicata.

Il testo, non ancora ufficiale, attualmente prevede una proroga del blocco dei licenziamenti e della sospensione delle procedure pendenti, avviate dopo il 23 febbraio 2020, fino al 31 dicembre 2020, ovvero fino alla data ultima stabilita dallo stesso Decreto Agosto per l’utilizzo della cassa integrazione con causale covid 19.

Si crea, così, un collegamento tra le due misure adottate sul fronte lavoro prevedendo una scadenza più breve per le aziende che non utilizzano la cassa integrazione: la fine del blocco, per queste ultime, sarebbe il 15 ottobre e non il 31 dicembre 2020.

Nel nuovo Decreto, inoltre, vengono inserite anche alcune eccezioni. Le preclusioni e le sospensioni non si applicherebbero nei seguenti casi:

  • licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa;
  • accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo;
  • licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione.

Blocco licenziamenti, proroga fino al 31 dicembre nel Decreto Agosto ma non per tutti

Tra la scadenza del 17 agosto in vigore con il Decreto Rilancio, una possibile proroga breve fino al 15 ottobre o lunga fino al 31 dicembre 2020, l’accordo sul termine ultimo per il blocco dei licenziamenti non è semplice.

I sindacati e Confindustria si sono arroccati su due posizioni opposte.

La seconda, nel comunicato stampa del 5 agosto 2020, ha espresso il suo veto su qualsiasi tipo di prolungamento:

“Come abbiamo spiegato in un documento inviato al governo due settimane fa, se l’esecutivo intende ancora protrarre il divieto dei licenziamenti, il costo per lo Stato sarà pesante. Come correttamente osservato dall’OCSE e da numerosi economisti, il divieto per legge assunto in Italia – unico tra i grandi paesi avanzati – non ha più ragione di essere ora che bisogna progettare la ripresa. Esso infatti impedisce ristrutturazioni d’impresa, investimenti e di conseguenza nuova occupazione. Pietrifica l’intera economia allo stato del lockdown”.

Da contraltare la nota dei sindacati CGIL CISL e UIL pubblicata lo stesso giorno:

“Cgil, Cisl, Uil hanno già indetto un’iniziativa per il 18 settembre: che possa essere trasformata in uno sciopero generale dipenderà solo dalle scelte del Governo e della Confindustria.”

Facendo riferimento anche alla vicenda dei contratti Nazionali delle lavoratrici e dei lavoratori della Sanità Privata e del Settore Alimentare, che Confindustria ha deciso di non firmare.

Ferma la posizione della principale associazione di rappresentanza delle imprese manifatturiere e di servizi in Italia che sottolinea: inutile evocare uno sciopero generale, specie in questo momento di gravissime difficoltà economiche e sociali in cui sarebbe necessario progettare insieme la ripresa”.

Con molta probabilità su questo aspetto il testo del Decreto Agosto cambierà ancora. Sciogliere il nodo politico sul blocco dei licenziamenti non sarà una questione semplice per il governo che dovrà trovare un punto di equilibrio in tempi brevi.

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