Gli stipendi dei dipendenti pubblici sono in aumento: gli incrementi doppiano le previsioni del CCNL grazie all’impatto di indennità, carriere e premi. I dati del rapporto Aran
Statali: gli aumenti per i dipendenti di Ministeri e Agenzie fiscali hanno superato le previsioni.
Nel periodo 2021/2023, sono stati registrati incrementi reali del 13 per cento quando i rinnovi del CCNL Funzioni centrali stimavano una crescita del 7 per cento.
A pesare sono anche indennità specifiche, premi di risultato, progressioni di carriera e fondi aggiuntivi per le voci accessorie.
Una situazione che mette ancora più in evidenza il divario con le funzioni locali, ma anche con i colleghi di istruzione e sanità.
A dipingere il quadro della situazione è il rapporto semestrale sulle retribuzioni della PA, presentato il 19 maggio dall’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni.
Statali, aumenti di stipendio oltre le previsioni: quasi il doppio rispetto al CCNL
I dati dell’Aran sono stati elaborati in base ai dati disponibili al 16 aprile 2026 e analizzano in dettaglio le retribuzioni di fatto per i dipendenti del comparto Funzioni centrali nel periodo 2021/2023, con uno sguardo alla dinamica delle retribuzioni contrattuali nel e sul decennio 2015/2025.
A sorprendere è in particolar modo il dato relativo alle retribuzioni delle Funzioni centrali, il comparto della PA che comprende i circa 195.000 dipendenti di ministeri, Agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come INPS e INAIL.
Nel triennio 2021/2023, infatti, le retribuzioni reali sono cresciute del 13 per cento, quasi il doppio rispetto a quanto previsto dai rinnovi del CCNL (che stimavano un incremento del 7 per cento).
A pesare sulla busta paga, infatti, non è il solo adeguamento contrattuale derivante dai rinnovi ma anche tutta una serie di fattori, in primis l’indennità di vacanza contrattuale (appesantita dai forti ritardi), la perequazione delle indennità di amministrazione, i premi di produttività e le progressioni di carriera.
Se il rinnovo del CCNL 2019/2021 ha portato un aumento medio tabellare del 3,3 per cento più un ulteriore incremento del 2,6 per cento legato all’indennità di amministrazione, in linea con le attese, a fare la differenza sono stati i meccanismi di carriera (compresi i premi di produttività e risultato) e la perequazione dell’indennità di amministrazione.
I premi di risultato e produttività, si legge nel rapporto, hanno contribuito ad un ulteriore incremento del 3,2 per cento in media, con picchi fino al 7 per cento, con un +1 per cento per i meccanismi di carriera e turnover. L’adeguamento delle indennità di amministrazione (DPCM 2021) ha portato, poi, un altro 3,6 per cento.
“Il rapporto dell’Aran sull’andamento delle retribuzioni nel 2025 conferma che la strategia di questo governo sulla contrattazione pubblica sta producendo risultati concreti e misurabili”, ha commentato Paolo Zangrillo, Ministro per la Pubblica Amministrazione.
Crescita ridotta per sanità, istruzione e funzioni locali
Che i risultati si siano visti è innegabile: gli interventi per garantire la continuità contrattuale stanno dando i loro frutti. Per la prima volta i CCNL stanno iniziando ad essere firmati nel periodo di vigenza.
Di contro, i dati dell’Aran mostrano una crescita decisamente minore per gli altri comparti della PA (anche se se questo va specificato che il dato della PA non registra ancora il pieno effetto di alcuni importanti rinnovi conclusi a dicembre 2025 e nei primi mesi del 2026, relativi al triennio 2022/2024 per Istruzione e Ricerca, Funzioni locali e Sanità).
Nei comparti Aran la crescita media annua del 2025 è stata del 2,2 per cento, con differenze tra i comparti. Se le funzioni centrali guidano il risultato con +5,4 per cento, grazie alla combinazione di IVC potenziata, al rinnovo del CCNL e al secondo decreto di perequazione delle indennità di amministrazione, il comparto Istruzione e Ricerca segna un incremento del 2,8 per cento, mentre Sanità e Funzioni locali mostrano incrementi più contenuti, rispettivamente +0,8 per cento e +0,6 per cento, in attesa del pieno dispiegarsi dei rispettivi rinnovi.
Negli ultimi 10 anni le retribuzioni statali sono aumentate più di quelle del privato
A balzare agli occhi è anche un altro dato messo in evidenza dal rapporto Aran, ovvero la differenza tra pubblico e privato negli ultimi 10 anni.
Tra il 2015 e il 2025, infatti, la crescita cumulata delle retribuzioni contrattuali del settore privato è stata del 16,2 per cento, quella della PA non dirigente del 14,9 per cento.
Per i dipendenti di ministeri e agenzie fiscali, invece, le buste paga sono cresciute quasi del 18 per cento. Tra i comparti Aran, infatti, tale crescita varia dal +17,7 per cento delle Funzioni centrali al +13,4 per cento di Funzioni locali e Istruzione e Ricerca, con Sanità fanalino di coda al +15,7 per cento.
Il vantaggio delle Funzioni centrali, spiega l’Aran, è in parte attribuibile ai due decreti di perequazione delle indennità di amministrazione (quello del 2021 e poi quello del 2024), che hanno prodotto un effetto aggiuntivo di circa 2 punti percentuali rispetto agli altri comparti.
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