TARI 2026, come fare il calcolo

Carla Mele - TARI

Sapere come fare il calcolo della TARI 2026 è utile per capire come si determina il valore della tassa rifiuti richiesta dal Comune. I passaggi da seguire punto per punto

TARI 2026, quali sono gli elementi che incidono sul calcolo e come determinare l’importo della tassa rifiuti?

Se è vero che a calcolare la TARI sono direttamente il Comune o l’azienda municipalizzata, e che il totale delle somme da versare viene inviato direttamente al contribuente obbligato mediante appositi bollettini, sapere quali sono gli elementi che incidono nella determinazione della tassa rifiuti è fondamentale, anche in ottica di “controllo”.

La TARI è una tassa “personalizzata”: prevede una quota fissa, calibrata in base alla tipologia e dimensione dell’utenza, e una quota variabile determinata dal numero di occupanti. Nel calcolo incidono poi ulteriori elementi, tra cui le caratteristiche del territorio nonché le componenti perequative fissate dall’ARERA.

Capire come calcolare la TARI è quindi importante per tutti i cittadini e le cittadine, per essere maggiormente consapevoli delle regole alla base del finanziamento del servizio di raccolta e smatimento dei rifiuti.

Scendendo al dunque, vediamo quindi le istruzioni per poter fare il calcolo della la TARI 2026 in autonomia, nonché quali sono le variabili che determinano gli importi della tassa rifiuti fissati dal proprio Comune.

Calcolo TARI 2026: su cosa si paga la tassa sui rifiuti?

La prima cosa da sapere è che sul calcolo della TARI incidono più elementi: si tiene conto della superficie dell’immobile, così come del numero di occupanti e dei servizi messi a disposizione dal Comune di riferimento.

Quella sui rifiuti è quindi una tassa “personalizzata” in base alla condizione del contribuente e alle caratteristiche del territorio, dovuta per il finanziamento del servizio di raccolta e smaltimento dell’immondizia, della pulizia delle strade e degli ambienti pubblici.

Ecco quindi perché l’importo della TARI non è uguale per tutti, ma varia sensibilmente da città a città. Sulla base dei dati pubblicati il 3 febbraio 2026 dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della UIL, la media nazionale è pari a 350 euro, ma con differenze notevoli. Basti pensare che a Pisa si pagano 650 euro di tassa rifiuti, mentre a La Spezia l’importo scende a 180 euro.

Quali gli elementi alla base delle differenze? In primis bisogna tener conto che la TARI si calcola tenuto conto di:

  • una quota fissa, che si calcola moltiplicando la superficie dell’alloggio e delle pertinenze per la tariffa corrispondente al numero di occupanti dell’utenza;
  • una quota variabile, che è costituita sulla base del numero degli occupanti, a prescindere dai metri quadri dell’immobile.

Ai parametri che riflettono la situazione del singolo contribuente si affiancano i criteri adottati dal Comune in cui si trova l’immobile oggetto del pagamento che devono, in ogni caso, rientrare nel quadro nazionale tracciato dall’ARERA.

Prima di addentrarsi nel calcolo, è bene sapere che entro il 31 luglio di ogni anno con un’apposita delibera gli enti locali approvano le regole specifiche da seguire. Viene stabilita la somma dovuta per ciascun tipo di utenza ma anche le agevolazioni a cui i cittadini e le cittadine hanno diritto.

Noti questi elementi, per calcolare la TARI bisogna partire dalla definizione della base imponibile della tassa sui rifiuti, la superficie calpestabile dell’immobile compresi muri interni, pilastri e muri perimetrali.

Come fare il calcolo della TARI

Come anticipato, la TARI si calcola tenuto conto di due componenti: una quota fissa e una quota variabile. All’importo così determinato si aggiunge una quota a titolo di TEFA (tributo provinciale).

Gli elementi utili per il calcolo TARI nel 2026 sono quindi i seguenti:

  • superficie in metri quadri e dati catastali, se disponibili;
  • periodo di riferimento;
  • nucleo familiare;
  • quota fissa;
  • quota variabile;
  • quota provinciale 5 per cento;
  • elementi perequativi.

Dal punto di vista pratico, per fare il calcolo TARI si procede quindi come segue:

TARI = (Superficie xTariffa Quota Fissa) + Quota Variabile + TEFA

In aggiunta, si ricorda che incidono sulla tari anche le componenti perequative stabilite dall’ARERA, tra cui quella per il finanziamento del bonus sociale, pari a 6 euro per utenza.

Andando più a fondo nelle istruzioni, per quel che riguarda il calcolo della quota fissa della TARI si devono come detto considerare i metri quadri dell’unità immobiliare e il numero di persone che la occupano.

Per i contribuenti non residenti il numero di occupanti è così calcolato:

Metratura ImmobileN. Occupanti Presunti (Non Residenti)
Fino a 45 mq 1 occupante
Fino a 60 mq 2 occupanti
Fino a 75 mq 3 occupanti
Oltre 76 mq 4 occupanti

Alla quota fissa si somma la quota variabile, finalizzata alla copertura dei costi di servizio per raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. Il calcolo TARI è effettuato in base alla quantità di rifiuti prodotti in via presuntiva stabilita dalle delibere comunali.

In questo caso occorre infine distinguere se si tratta di:

  • immobile ad uso domestico residenziale o non residenziale;
  • o non domestico, come ad esempio nel caso delle attività commerciali.

Un esempio pratico di calcolo TARI

Per capire meglio come i coefficienti comunali influenzano il bollettino, ipotizziamo il calcolo per una famiglia di 3 persone che vive in un appartamento di 90 mq (incluse pertinenze come la cantina).

I dati di partenza per l’esempio di calcolo sono i seguenti:

  • Superficie calpestabile:90 mq;
  • Nucleo familiare: 3 persone;
  • Tariffa quota fissa: 1,20 euro/mq;
  • Quota Variabile: 160,00 euro (dato variabile per Comune in base al numero di occupanti);
  • TEFA (Tributo Provinciale): 5 per cento.

Dal punto di vista dei passaggi da seguire, bisogna procedere in primis con il calcolo della quota fissa, moltiplicand la superficie per la tariffa a mq corrispondente al numero di occupanti (3 nell’esempio) (90 mq x 1,20 euro/mq = 108 euro).

Successivamente bisogna aggiungere alla quota fissa la quota variabile prevista per il numero di occupanti (160 euro + 108 euro = 268 euro).

Su questa somma bisognerà aggiungere il 5 per cento a titolo di TEFA, arrivando quindi all’importo di 281,40 euro.

Da non dimenticare inoltre il balzello delle componenti perequative, che vanno ad aggiungersi ai calcoli sopra effettuati tenuto conto degli importi fissati dall’ARERA.

Voce di spesaCalcoloImporto
Quota Fissa 90 mq x1,20 euro 108,00 euro
Quota Variabile Importo fisso (3 pers.) 160,00 euro
TEFA 5% su 268 euro 13,40 euro

Nel calcolo TARI anche i bonus locali e nazionali

Sul calcolo della TARI incidono anche i bonus previsti per le famiglie con redditi bassi.

Tra questi si ricorda che, dopo anni d’attesa, dal 1° gennaio è operativo lo sconto per le famiglie con ISEE sotto i 9.530 euro. L’agevolazione consisterà in uno sconto del 25 per cento della tassa rifiuti, e sarà applicata in automatico senza necessità di presentare domanda.

A questa agevolazione si aggiungono quelle già previste su base locale, rivolte sempre alle famiglie in condizioni economiche disagiate.

Dal punto di vista pratico le due forme di riduzione della TARI potranno convivere ma, in ogni caso, sono i singoli comuni a scegliere le vie da intraprendere.

È in particolare entro il 30 aprile che i comuni sono chiamati a confermare le agevolazioni previste. Si consiglia quindi di consultare i regolamenti locali per capire quali sono le forme di riduzione applicabili caso per caso.

Calcolo TARI 2026: i fabbisogni standard dettano le scelte dei comuni

La tassa sui rifiuti è gestita a livello locale. Le regole per stabilire le somme dovute e le scadenze per i pagamenti possono seguire logiche diverse da Comune a Comune egli importi da versare possono essere molto diversi, anche a parità di condizione.

Vale la pena ricordare che dal 2018 i comuni devono considerare nella determinazione dei costi di gestione del servizio, interamente finanziati dalla TARI, anche le risultanze dei fabbisogni standard, l’indicatore che permette di stimare la spesa necessaria per garantire il servizio di raccolta, tenuto conto delle caratteristiche del territorio, e che determinano quindi il “prezzo” della TARI.

Con il metodo MTR-2, approvato con la delibera 363/2021/R/rif sono state definite le nuove regole del metodo tariffario servizio integrato di gestione dei rifiuti, sul quale è intervenuta la deliberazione n. 397/2025 in relazione al triennio 2026-2029.

Il nuovo metodo tariffario punta a garantire la sostenibilità sociale delle tariffe e regola anche le tariffe di accesso agli impianti di trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani.

Alla base del sistema dei fabbrisogni standard c’è un’idea di fondo semplice: per ogni Comune esiste un prezzo ideale per gestire una tonnellata di rifiuti.

Questo valore non è uguale per tutti, ma viene calcolato partendo da una base nazionale pari a circa 130,45 euro per tonnellata, alla quale si aggiungono o si sottraggono dei costi a seconda delle caratteristiche del territorio.

Come chiarito dalla circolare del Dipartimento delle Finanze pubblicata il 28 gennaio 2026, il fabbisogno standard finale di ogni comune è il risultato del prodotto di due grandezze:

  • il costo standard di riferimento per la gestione di una tonnellata di rifiuti;
  • le tonnellate di rifiuti urbani gestite dal servizio.

A influenzare il “costo standard” e qundi le tariffe TARI sono gli elementi variabili che l’amministrazione può gestire per migliorare l’efficienza.

Tra questi la raccolta differenziata, e quindi gli investimenti in termini di maggiore costo di gestione del servizio, la presenza di centri di raccolta, che riduce il costo standard di circa 31,95 euro per tonnellata, così come la gestione associata, che al contrario riconosce un costo extra tenuto conto della maggiore complessità organizzativa.

Contano poi anche i vincoli territoriali, come ad esempio la distanza dagli impianti, e di conseguenza l’aumento dei costi di trasporto, e la caratteristica della popolazione, dall’età media al reddito.

Tutti questi parametri influiscono sui fabbisogni, e consentono di determinare se i costi reali dichiarati dall’ente sono o meno allineati rispetto allo standard. Si tratta in sostanza di un parametro che serve anche per evitare sprechi e gestioni inefficienti, a garanzia del buon andamento del servizio a tutela della collettività.

TARI - Linee guida interpretative fabbisogni standard
Linea guida pubblicate dal Dipartimento delle Finanze il 28 gennaio 2026

TARI 2026: le scadenze

La metodologia effettiva utilizzata per il calcolo può cambiare da Comune a Comune, comprese le date di scadenza TARI per il pagamento.

Non è previsto, infatti, un termine unico così come stabilito invece per l’IMU.

Nella maggior parte dei casi la scadenza della TARI è tuttavia ripartita in tre tranche:

  • 1° acconto entro la fine di aprile;
  • 2° acconto entro la fine di luglio;
  • saldo entro la fine dell’anno.

La tassa sui rifiuti è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Nel caso di affitto sono gli inquilini a dover versare la tassa sui rifiuti.

Si ricorda, inoltre, che solitamente è il Comune ad inviare i bollettini con il calcolo dell’importo dovuto a titolo di TARI e con le scadenze per il versamento.

Qualora non vengano recapitati sarà necessario informarsi su quando bisogna pagare e come calcolare la quota di tassa rifiuti dovuta per l’anno in corso.

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