Scadenza TARI 2022: istruzioni per pagamento e calcolo

Carla Mele - TARI

Scadenza TARI 2022: quando si paga la tassa rifiuti e quali sono le regole per il calcolo e il pagamento? Dalla normativa di riferimento ai termini da rispettare, tutte le istruzioni da conoscere.

Scadenza TARI 2022: istruzioni per pagamento e calcolo

La scadenza della TARI 2022 si avvicina per molti contribuenti, ed è bene fare il punto delle regole per il calcolo e delle istruzioni per il pagamento.

A stabilire quando pagare la tassa rifiuti sono i singoli enti locali, e per avere un quadro chiaro delle scadenze da tenere a mente bisogna quindi far riferimento a quanto previsto dal proprio Comune.

Vi sono tuttavia delle regole valide su tutto il territorio nazionale, e ai fini del pagamento è necessario che vengano stabilite almeno due scadenze TARI, di cui una successiva al 30 novembre di ciascun anno.

La TARI 2022, si ricorda, è la tassa relativa alla raccolta ed allo smaltimento dei rifiuti in Italia; si tratta di una tassa poiché esiste una correlazione diretta tra la gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti e la TARI medesima.

La TARI è stata introdotta dalla Legge di Stabilità 2014 accorpando le precedenti tasse esistenti nel settore rifiuti-ambiente ovvero:

  • Tariffa di igiene ambientale (TIA);
  • Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU);
  • Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES).

Ecco la nostra guida completa sulla TARI, con tutto quello che c’è da sapere su presupposti, calcolo e scadenza della Tassa sui Rifiuti.

Scadenza TARI 2022: date diverse a seconda del Comune di residenza del contribuente

La scadenza della TARI 2022, come di consueto, varia da Comune a Comune, e si consiglia di prendere visione dei regolamenti locali per una panoramica più chiara dei termini di versamento.

Nella maggior parte dei casi la scadenza della TARI è ripartita in tre tranche:

  • 1° acconto entro la fine di aprile;
  • 2° acconto entro la fine di luglio;
  • saldo entro la fine dell’anno.

Scadenza TARI 2022: presupposto tassa rifiuti, chi paga

Il presupposto della TARI è previsto dal comma 641 della Legge di Stabilità 2014:

il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva”.

Il comma successivo chiarisce esplicitamente chi sono i soggetti passivi della TARI:

La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria

Leggendo la norma di riferimento si comprende quindi quali siano i presupposti ed i soggetti passivi della tassa sui rifiuti. La TARI nel 2022 è dovuta dai contribuenti titolari a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Calcolo TARI 2022: come si effettua il calcolo della tassa sui rifiuti?

Dopo aver compreso quali sono i presupposti impositivi della tassa sui rifiuti e quali siano i contribuenti soggetti passivi della TARI 2022, passiamo ora ad occuparci delle modalità di calcolo della tassa sui rifiuti.

Per il calcolo della TARI 2022 l’elemento fondamentale è la superficie dell’immobile considerato.

A questo proposito la normativa sulla tassa sui rifiuti afferma che:

Per l’applicazione della TARI si considerano le superfici dichiarate o accertate ai fini dei precedenti prelievi sui rifiuti. Relativamente all’attività di accertamento, il comune, per le unità immobiliari iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, può considerare come superficie assoggettabile alla TARI quella pari all’80 per cento della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138”

Modalità di pagamento TARI 2022

Anche le modalità di pagamento della TARI variano da Comune a Comune.

Tra le modalità di pagamento previste dai Comuni d’Italia abbiamo in particolare:

  • pagamento con modello F24;
  • pagamento TARI con bollettino postale;
  • pagamento TARI con MAV.

Pagamento TARI 2022 con modello F24: ecco il codice tributo da utilizzare

Attenzione al codice tributo TARI da utilizzare nel modello F24.

Per il pagamento della TARI con modello F24 è previsto il codice tributo 3944 sezione IMU ed altri tributi locali.

Con la risoluzione numero 5 del 18 gennaio 2021, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i nuovi codici tributo da inserire nei modelli F24 ed F24Ep per corrispondere il tributo scorporato, la TEFA, che fino allo scorso anno era versata insieme alla TARI.

Vengono dunque introdotti i codici tributo “Tefa”, “Tefn” e “Tefz” per il pagamento del tributo, degli interessi e delle sanzioni.

Si riportano in una tabella riassuntiva i nuovi codici tributo:

Codice tributo TARI Descrizione
TEFA TEFA - tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente
TEFN TEFA - tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente - interessi
TEFZ TEFA - tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente - sanzioni

TARI 2022: bonus per le famiglie con ISEE basso

Il Decreto Fiscale 2020 ha introdotto un il bonus sociale per i contribuenti con ISEE basso: il bonus TARI.

Così come previsto per il bonus sulle bollette di luce, gas e acqua, anche lo sconto sulla TARI è applicato in automatica in favore dei contribuenti che possiedono i seguenti requisiti:

Anche su questo aspetto si evidenzia però la necessità di far riferimento alle regole specifiche previste dal proprio Comune.

Per il 2021, il bonus sulla tassa rifiuti è stato in molti territori rivisto ed esteso alla luce dell’emergenza causata dal Covid-19. Per il 2022 è bene controllare se il proprio Comune ha previsto ulteriori novità per le famiglie in difficoltà, e sul punto si rimanda quindi ai regolamenti locali.

Tassa sui rifiuti 2022: agevolazioni e riduzioni obbligatorie e facoltative in materia di TARI

Non solo bonus TARI.

La Legge di Stabilità 2014 ha previsto due tipologie di riduzioni ed agevolazioni in materia di tassa sui rifiuti:

  • riduzioni obbligatorie;
  • riduzioni facoltative.

TARI 2022: le riduzioni obbligatorie

Le riduzioni obbligatorie in materia di TARI sono previste dai commi 656 e seguenti della Legge di Stabilità 2014.

Si tratta, in particolare, delle seguenti riduzioni obbligatorie:

  • mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti (riduzione 20 per cento);
  • effettuazione del servizio di cui alla TARI in grave violazione della disciplina di riferimento;
  • interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

Un’ulteriore novità è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2021. La tassa sui rifiuti per i pensionati esteri viene ridotta di un terzo. I beneficiari dello sconto sulla TARI sono i soggetti non residenti nel territorio dello Stato, titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia.

TARI 2022: le riduzioni facoltative

Le riduzioni facoltative in materia di TARI 2022 sono previste dal comma 659 della Legge di Stabilità 2014.

Si tratta, in particolare, delle seguenti riduzioni facoltative:

  • abitazioni con unico occupante;
  • abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo;
  • locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;
  • abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per piu’ di sei mesi all’anno, all’estero;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo.

Il rimborso TARI su IVA ed errore di calcolo dei Comuni in ordine alle pertinenze

È molto importante che i cittadini conoscano bene il funzionamento della tassa sui rifiuti, anche al fine di verificare eventuali errori compiuti dal proprio Comune di residenza nel calcolo della stessa.

Negli ultimi anni, infatti, si sono avuti due casi importanti di “errore” nel calcolo e nell’applicazione della TARI:

In linea generale, quindi, si consiglia di stampare questo articolo (ed i due collegati in materia di rimborso sull’eventuale TARI non dovuta) e conservarlo per poterlo poi consultare in caso di necessità. La TARI, infatti, è un’imposta davvero molto complessa, nonostante in realtà sia nata con la finalità di semplificare il sistema di tassazione sui rifiuti precedente.

Nuova TARI: cosa è cambiato

Le delibere comunali dovranno adeguarsi alle innovazioni previste dalla nuova TARI.

Secondo le linee di indirizzo fornite da ARERA, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, con il documento Orientamenti per la copertura dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti per il periodo 2018-02, con il nuovo metodo i Comuni non possono più inserire nel calcolo delle tariffe le somme dovute da chi non ha versato la TARI, come accade adesso.

Comuni e gestori potranno considerare i “crediti inesigibili”, solo nel caso in cui dimostrino di aver esaurito “infruttuosamente tutte le azioni giudiziarie a sua disposizione per il recupero del credito o, alternativamente, nel caso in cui sia stata avviata una procedura concorsuale nei confronti del soggetto debitore, per la parte non coperta da fondi svalutazione o rischi ovvero da garanzia assicurativa”.

Il documento, poi, prevede una definizione più netta del perimetro dei servizi che possono rientrare nella TARI, con tariffe più chiare e più omogenee nei vari territori. Si escludono, ad esempio, dal calcolo i costi non strettamente collegati alla gestione del ciclo dei rifiuti urbani come la derattizzazione o lo spazzamento della neve, a cui i Comuni devono provvedere con risorse del proprio bilancio e non con le entrate del tributo.

Mentre gli aumenti dovranno rispettare un tetto massimo e potranno verificarsi solo in presenza di valide motivazioni: miglioramenti del servizio o riorganizzazioni.

A tali novità si aggiungono quelle legate all’entrata in vigore del decreto legislativo del 3 settembre 2020, n. 116.

Tale norma ha come oggetto “Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.” ed è entrata in vigore il 26 settembre 2020.

Dal 1° gennaio 2021 viene modificata la definizione di rifiuto urbano ed in particolare viene soppressa la categoria dei rifiuti speciali assimilati agli urbani.

I comuni hanno quindi dovuto modificare i propri regolamenti, intervenendo soprattutto sulle riduzioni stabilite dal comma 649 della legge 147/2013, sulla quota variabile della TARI.

i rifiuti assimilati a quelli urbani sono sostituiti dalla categoria dei rifiuti urbani prodotti dalle imprese, industrie escluse.

Con la modifica dell’articolo 238, comma 10, riferito alla tariffa, l’utente non domestico dovrà scegliere tra il servizio privato e quello pubblico per almeno 5 anni. Tale termine, per effetto di una modifica apportata dal DDL Concorrenza approvato dal Governo il 4 novembre e attualmente all’esame del Parlamento, dovrebbe scendere a 2 anni a partire dal 2022.

Si potrà lasciare il privato per tornare al pubblico ma non viceversa.

Ulteriori modifiche riguardano i soggetti che devono pagare il tributo: i magazzini delle industrie sono esclusi dal pagamento della TARI, dal momento che le industrie producono solo rifiuti speciali.

Di contro, diverse attività quali centri commerciali ed ipermercati, precedentemente esclusi dalla Tari, rientreranno nell’applicazione del tributo.

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