Come si calcola la Tari?

Carla Mele - TARI

Tari 2020: ecco come procedere con il calcolo e quali sono gli elementi da considerare

Come si calcola la Tari?

Come si deve procedere per il corretto calcolo della Tari?

Per calcolare la Tari è necessario ricordare che la tassa sui rifiuti si compone di due quote, quella fissa e la quota variabile che è stabilita dai comuni.

Per sapere come si calcola la Tari è importante stabilire qual è la base imponibile della tassa sui rifiuti, data dalla superficie calpestabile dell’immobile compresi muri interni, pilastri e muri perimetrali.

Sono queste le regole basilari da tenere a mente, anche se c’è da dire che ad oggi vi è non poca incertezza su come determinare l’importo della tassa rifiuti dovuta. Il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno di riforma della Tari, alla quale si sarebbe dovuto applicare il nuovo metodo di calcolo predisposto dall’Arera.

La riforma delle regole per calcolare la tassa rifiuti è stata resa sperimentale per l’anno in corso, per poi entrare ufficialmente in vigore soltanto dal 2021.

Sono diverse le novità per il nuovo anno: tra queste ci sono le modifiche nella definizione di rifiuto urbano e la soppressione della categoria di rifiuti speciali assimilati agli urbani. I cambiamenti in questione si applicano dal 1° gennaio 2021.

La richiesta avanzata dai sindaci al Governo è quella di rendere facoltativa l’adozione dei nuovi criteri. Essendo state eliminate le sanzioni di fatto il Governo ha accettato una proroga di fatto.

A stabilire con esattezza come fare il calcolo della Tari sono in ogni caso le delibere di ciascun Comune, che inizialmente dovevano essere approvate entro il 30 aprile 2020.

Dopo la proroga il termine ultimo per i comuni è stato il 30 giugno 2020.

Mediante la delibera che il Comune adotta si può capire l’adozione del nuovo metodo tariffario messo a punto da Arera, Autorità di Regolazione per Energie Reti e Ambiente, che ridefinisce in maniera più chiara il perimetro delle attività connesse al ciclo dei rifiuti che possono rientrare nel tributo.

Al debutto anche standard di trasparenza più chiari per gli utenti e novità per i crediti inesigibili, ovvero le somme non versate e non recuperate dai comuni che gravano sugli importi richiesti ai cittadini.

Calcolo Tari 2020: come fare

Analizziamo di seguito quali sono le regole basilari per capire qual è l’importo da pagare.

Gli elementi utili per il calcolo Tari sono i seguenti:

  • superficie in metri quadri;
  • periodo di riferimento;
  • nucleo familiare;
  • quota fissa;
  • quota variabile;
  • quota provinciale 5%.

La quota fissa si calcola moltiplicando i metri quadrati dell’unità immobiliare per il numero di persone che la occupano.

Per i contribuenti non residenti il numero di occupanti è così calcolato:

  • 1 occupante: locali fino a 45 mq;
  • 2 occupanti: locali fino a 60 mq;
  • 3 occupanti: locali fino a 75 mq;
  • 4 occupanti: locali oltre i 76 mq.

Alla quota fissa si somma la quota variabile, finalizzata alla copertura dei costi di servizio per raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. Il calcolo Tari è effettuato in base alla quantità di rifiuti prodotti in via presuntiva stabilita dalle delibere comunali.

In questo caso occorre infine distinguere se si tratta di:

  • immobile ad uso domestico residenziale o non residenziale;
  • o non domestico, come ad esempio nel caso delle attività commerciali.

Calcolo Tari 2020: le novità

Dal 2020 per stabilire le somme che ogni cittadino deve versare per la Tari, ogni comune dovrà tener conto del metodo tariffario servizio integrato di gestione dei rifiuti.

Le nuove regole definiscono i corrispettivi Tari da applicare agli utenti nel 2020-2021, i criteri per i costi riconosciuti nel biennio in corso 2018-2019 e gli obblighi di comunicazione.

Come anticipato in apertura, la richiesta unanime da parte dei Comuni è quella di rinviare l’applicazione del nuovo metodo di calcolo della Tari al 2021. In favore degli Enti locali, che hanno manifestato non poche difficoltà nell’adozione delle nuove regole, è già stata disposta la proroga del termine per l’adozione delle delibere, rinviata inizialmente al 30 aprile e poi al 30 giugno 2020.

La richiesta avanzata dai sindaci nel corso della Conferenza Stato-Città è stata chiara: rendere sperimentale e facoltativa la nuova metodologia di calcolo per il 2020.

Dal prossimo anno ci sono importanti novità legate all’entrata in vigore del decreto legislativo del 3 settembre 2020, n. 116.

La norma di “Attuazione della direttiva (UE) 2018/851 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e attuazione della direttiva (UE) 2018/852 che modifica la direttiva 1994/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.” è entrata in vigore il 26 settembre 2020.

Dal 1° gennaio 2021 si modifica la definizione di rifiuto urbano e viene soppressa la categoria dei rifiuti speciali assimilati agli urbani.

I comuni devono quindi modificare i propri regolamenti, in particolare riguardo alle riduzioni stabilite dal comma 649 della legge 147/2013, ovvero la quota variabile della Tari.

Dal prossimo anno, i rifiuti assimilati a quelli urbani saranno sostituiti dalla categoria dei rifiuti urbani prodotti dalle imprese, industrie escluse.

Dal momento che viene modificato l’articolo 238, comma 10, riferito alla tariffa, l’utente non domestico deve scegliere tra il servizio privato e quello pubblico per almeno 5 anni: potrà lasciare il privato per tornare al pubblico ma non procedere con la scelta opposta.

Tra i soggetti che devono pagare il tributo vengono esclusi i magazzini delle industrie, dal momento che le industrie producono solo rifiuti speciali.

Molte diverse attività, quali centri commerciali ed ipermercati precedentemente esclusi dalla Tari, rientreranno nell’applicazione del tributo.

Si ricorda che la tassa sui rifiuti è gestita a livello locale.

Le regole per stabilire le somme dovute e le scadenze per i pagamenti possono seguire logiche diverse da Comune a Comune, e anche gli importi da versare possono essere molto diversi, anche a parità di condizione.

Una maggiore chiarezza per i cittadini e un’omogeneità tra territori sono i pilastri della nuova Tari delineata dall’Arera, metodo di calcolo della tassa rifiuti più comprensibile ed equo, ma per il quale i comuni chiedono più tempo.

Calcolo Tari 2020, le scadenze

La metodologia effettiva utilizzata per il calcolo della Tari 2020 può cambiare da Comune a Comune, comprese le date di scadenza per il pagamento.

Non è previsto, infatti, un termine unico così come stabilito invece per Imu e Tasi.

Nella maggior parte dei casi la scadenza della Tari è ripartita in tre tranche:

  • 1° acconto entro la fine di aprile;
  • 2° acconto entro la fine di luglio;
  • saldo entro la fine dell’anno.

Ricordiamo che la Tari è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Nel caso di affitto sono gli inquilini a dover versare la tassa sui rifiuti.

Si ricorda inoltre che solitamente è il Comune ad inviare i bollettini con il calcolo dell’importo dovuto a titolo di Tari e con le scadenze per il versamento.

Qualora non vengano recapitati sarà necessario informarsi su quando bisogna pagare e come calcolare la quota di tassa rifiuti dovuta per l’anno in corso.

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