Stop al TFR in azienda: chi lo deve versare all’INPS nel 2026?

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

Chi deve versare il TFR all’INPS nel 2026? Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 cambiano le regole

Stop al TFR in azienda: chi lo deve versare all'INPS nel 2026?

Chi deve versare il TFR all’INPS nel 2026?

Con le novità introdotte dalla Legge di Bilancio sono cambiate alcune regole per il versamento del trattamento di fine rapporto.

L’obbligo di versare le quote al Fondo di Tesoreria si determina sulla base del numero di dipendenti occupati e sull’incremento negli anni successivi.

Somme che quindi non restano in azienda ma vengono trasferite all’Istituto, salvo poi essere erogate ai dipendenti che lasciano il posto di lavoro.

Fanno eccezione in alcuni casi le nuove aziende.

Stop al TFR in azienda: chi lo deve versare all’INPS nel 2026?

La Legge di Bilancio 2026 ha cambiato le regole che riguardano il conferimento del TFR all’INPS, introducendo un criterio che segue l’effettiva crescita dimensionale dell’impresa negli anni secondo un criterio progressivo.

Tutte le istruzioni sono state fornite nella circolare n. 12/2026. Qui l’Istituto ha spiegato come da quest’anno sia stato superato il sistema di calcolo statico del numero di dipendenti che fa scattare l’obbligo utilizzato finora.

Se prima la dimensione aziendale utile a determinare l’obbligo di versamento delle quote di TFR all’INPS veniva rilevata in relazione esclusivamente al primo anno di attività, dal 2026 le aziende devono monitorare l’incremento del numero dei lavoratori che interviene negli anni successivi.

Per quest’anno, la media dei dipendenti da monitorare in relazione all’anno solare precedente è pari a 60 addetti. Scenderà poi nei prossimi anni.

AnnoNumero medio di dipendenti che fa scattare l’obbligo di versamento del TFR al fondo INPS
2026 e 2027 60
dal 2028 al 2031 50
dal 1° gennaio 2032 40

Con l’abbassamento progressivo della soglia, pertanto, il numero delle imprese chiamate a versare il TFR al Fondo di tesoreria INPS è destinato ad aumentare. I datori di lavoro che fino ad oggi hanno avuto modo di disporre di tali somme (che ricordiamo spettano comunque al dipendente nel momento in cui si interrompe il rapporto di lavoro) destinandole eventualmente alla gestione aziendale, dovranno tenere conto della possibilità di non averle più a disposizione in azienda.

Resta fermo il fatto che il versamento è dovuto per tutti i lavoratori che decidono di mantenere il TFR in azienda. I dipendenti che decidono di non lasciare il TFR in azienda per aderire ai fondi pensione non vengono coinvolti se non nel calcolo della media dei dipendenti in forza.

Quali sono le aziende interessate dalle novità?

Come previsto dalla Legge di Bilancio 2026, l’obbligo riguarda tutti i datori di lavoro privati per i quali trova applicazione l’articolo 2120 del Codice Civile, con l’unica esclusione dei datori di lavoro domestico.

Sono inoltre inclusi nella disciplina:

  • gli Organismi pubblici privatizzati e gli Enti pubblici economici, limitatamente ai rapporti di lavoro regolati dal diritto comune;
  • i datori di lavoro con personale operante all’estero, se accantonano il TFR ai sensi del codice civile;
  • le aziende interessate da operazioni societarie (fusioni o acquisizioni): il nuovo datore è obbligato al versamento dal periodo di paga in corso alla data di acquisizione.

Il versamento del TFR al fondo di tesoreria INPS scatta, come detto, al superamento delle soglie indicate.

Come funziona per le nuove aziende

La Legge di Bilancio 2026 ha previsto alcune eccezioni alle nuove regole. Riguardano in particolare le aziende che si sono costituite di recente, dato che la verifica del requisito dimensionale è sempre effettuata con riferimento all’anno solare precedente.

Ne consegue che, per il 2026, il parametro di riferimento è necessariamente l’anno solare 2025, che deve poter essere considerato come anno “precedente” ai fini del calcolo della media occupazionale. Questo presuppone l’esistenza di un periodo di attività aziendale già avviato e consolidato prima del 2025.

Quest’anno, quindi, la novità si applica solamente alle aziende già in attività nel 2024. Sarà poi estesa progressivamente.

Per le aziende di nuova costituzione va sottolineato il fatto che continua ad applicarsi il vecchio criterio, per cui se si raggiunge la media di 50 dipendenti nell’anno di inizio dell’attività scatta l’obbligo di conferimento delle quote al Fondo di Tesoreria.

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