Linee guida per lo smart working nella PA, tutte le novità

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Smart working nella PA, Funzione pubblica e sindacati di categoria hanno sottoscritto il testo delle Linee guida che regolamenta il lavoro agile, all'insegna di alcuni principi fondamentali. Viene regolamentato anche il generico lavoro a distanza domiciliare o in coworking, forma prevalentemente utilizzata nei mesi del lockdown.

Linee guida per lo smart working nella PA, tutte le novità

Linee guida per lo smart working nella Pubblica Amministrazione, è stato trovato l’accordo con le organizzazioni sindacali di categoria su un testo, che ora dovrà essere inviato all’attenzione della Conferenza Unificata per il parere obbligatorio.

Ad annunciarlo è stato il Dipartimento della Funzione Pubblica il 30 novembre 2021 per bocca del Ministro per la PA Renato Brunetta:

“Alla fine del percorso” - ha osservato Brunetta - “come avevamo concordato nel Patto Governo-sindacati del 10 marzo, il lavoro agile sarà contrattualizzato, dotato dei necessari e sicuri strumenti tecnologici, organizzato per obiettivi, finalizzato alla soddisfazione di cittadini e imprese, all’efficienza e alla produttività.”

Le linee guida sullo smart working PA regolamentano l’applicazione del lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche, ma si occupano anche di altre forme di lavoro da remoto quali il telelavoro domiciliare, il coworking e il lavoro decentrato.

I principi fondamentali rintracciabili nel testo ai quali dovrà uniformarsi il lavoro a distanza nella Pubblica Amministrazione sono: la prevalenza del servizio in presenza, soprattutto per chi svolge funzioni di controllo e coordinamento, la sua invarianza per quel che riguarda l’offerta finale all’utenza, la fornitura dell’adeguata dotazione tecnologica al dipendente da parte dell’amministrazione.

Ma vediamo più nel dettaglio le novità dello schema di linee guida sul lavoro da remoto nella pubblica amministrazione.

Linee guida per lo smart working nella PA, gli elementi fondamentali

Lo schema di linee guida concordato da Funzione Pubblica e sindacati lo scorso 30 novembre è comunque figlio del Decreto ministeriale di Brunetta, che ha fortemente ridimensionato l’esperienza del lavoro da remoto negli uffici pubblici indotto dalla pandemia da Coronavirus.

Infatti, in attesa che tutta la materia dello smart working venga disciplinata dai contratti collettivi nazionali relativi al periodo 2019-21, le linee guida sanciscono un quadro normativo dove la modalità prevalente di prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni è quella in presenza, soprattutto per chi ha funzioni direttive.

Ne consegue che le amministrazioni che sceglieranno di concedere lo smart working ai propri dipendenti dovranno uniformarsi ai principi:

  • della rotazione del personale che lavora in modalità agile che comunque dovrà essere adibito in prevalenza in presenza;
  • l’invarianza dei servizi resi all’utenza;
  • la dotazione dei dipendenti in smart working di idonea strumentazione tecnologica per proteggere la riservatezza dei dati e con accesso tramite sistemi di identità digitali come SPID e CIE o l’attivazione di una rete virtuale privata;
  • lo smaltimento del lavoro arretrato accumulato, ad esempio, in occasione del lockdown.
Smart working PA, le linee guida
Scarica il testo sottoscritto da Funzione Pubblica e Sindacati

Smart working PA: accordo individuale su obiettivi, criteri di misurazione e modalità di esecuzione

Infine, l’adozione del lavoro si concretizzerà sempre tramite un accordo individuale tra l’amministrazione e il singolo dipendente che definirà obiettivi, modalità di esecuzione e criteri di misurazione della prestazione lavorativa, la durata dell’accordo stesso, le modalità di recesso, tempi di riposo non inferiori a quelli dei lavoratori in presenza. Tra le modalità di esecuzione c’è ovviamente la determinazione delle giornate lavorative da svolgere in sede e da remoto.

L’accesso al lavoro agile sarà garantito a tutti i dipendenti a prescindere dalla forma contrattuale: tempo pieno o part time, determinato o indeterminato, con una particolare attenzione per chi si trovi in condizioni di particolare necessità.

Le attività che potranno essere svolte a distanza andranno individuate previo confronto tra le amministrazioni e i sindacati di categoria.

I lavoratori in smart working svolgono la loro attività senza un vincolo di orario, ma nell’ambito di un massimale di ore lavorative definite dai contratti nazionali e hanno diritto a periodi di inoperabilità nei quali non possono erogare alcuna prestazione, nei quali va inclusa la fascia di disconnessione pari almeno a 11 ore di riposo consecutivo.

Gli smart workers hanno ovviamente diritto a usufruire di permessi, ma non hanno diritto al lavoro straordinario, mentre sarà loro garantita idonea formazione per addestrarli all’impiego delle piattaforme di comunicazione necessarie al lavoro agile.

Linee guida, non solo smart working ma anche lavoro a distanza

Lo schema di linee guida uscito dal confronto con i sindacati il 30 novembre non si occupa, peraltro, solo di lavoro agile, ma affronta anche il tema più generale del lavoro da remoto, tutte quelle forme di prestazione lavorativa che pur svolgendosi al di fuori delle sedi delle amministrazioni sono regolate da vincoli orari e di presenza.

In realtà, si tratta proprio del tipo di modalità lavorativa che si è svolta per gran parte dei dipendenti pubblici nel periodo più acuto della pandemia. In questi casi, le linee guida ne prevedono l’adozione previo consenso del lavoratore che comunque è sottoposto agli stessi obblighi del lavoro in sede.

Nelle linee guida il lavoro a distanza può essere svolto in forme diverse che vengono individuate nel:

  • telelavoro domiciliare, che è esattamente la modalità nella quale hanno operato nel maggior numero dei casi i lavoratori del pubblico impiego nei mesi precedenti;
  • il coworking o lavoro svolto effettuato in sedi decentrate, magari più vicine o più semplici da raggiungere per il dipendente.

In questi casi, l’amministrazione concorda con il lavoratore la sede in cui svolgere l’attività e ne controlla l’idoneità, nel caso coincida con il domicilio del lavoratore deve anche concordare le modalità di accesso per il controllo.

Queste caratteristiche sembrerebbero porre il lavoro a distanza al di fuori dell’ambito dello smart working, e quindi anche del ridimensionamento quantitativo che ha subito: una possibilità da prendere in considerazione soprattutto in relazione all’andamento della pandemia e alla necessità di controllare l’affollamento del personale negli uffici.

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