Smart working e telelavoro: quali sono le differenze? La guida e le informazioni utili

Tommaso Gavi - Leggi e prassi

Smart working e telelavoro: le differenze, le norme di riferimento e i vantaggi delle diverse modalità lavorative nell'emergenza coronavirus.

Smart working e telelavoro: quali sono le differenze? La guida e le informazioni utili

Smart working e telelavoro, quali sono le principali differenze?

Innanzi tutto bisogna sottolineare che i termini sono usati, in alcune occasioni e in modo erroneo, come se fossero sinonimi.

A volte il termine telelavoro viene usato come la traduzione del termine inglese, anche se si, in questo caso, si dovrebbe utilizzare l’espressione lavoro agile.

Le differenze tra smart working e telelavoro sono diverse e sono relative prevalentemente a due aspetti della dimensione lavorativa:

  • la sede di lavoro;
  • l’orario di lavoro.

Entrambe le modalità non sono ancora largamente utilizzate in Italia, sebbene la pandemia abbia accelerato il processo di digitalizzazione e di ricorso agli strumenti tecnologici e al lavoro da remoto.

Smart working e telelavoro: quali sono le differenze? I riferimenti normativi

I punti di contatto tra smart working e telelavoro sono diversi, così come le differenze tra le due modalità lavorative.

Ma andiamo con ordine. Innanzi tutto è opportuno partire dalle definizioni e dalla normativa di riferimento.

Per smart working, o lavoro agile, si intende una modalità lavorativa di rapporto di lavoro subordinato in cui c’è un’assenza di vincoli a livello di orario e di spazio.

L’organizzazione avviene per fasi, cicli e obiettivi ed è stabilita con un accordo tra dipendente e datore di lavoro.

Il termine inglese “smart” si riferisce all’obiettivo: migliorare produttività del lavoratore grazie alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Nell’ordinamento italiano la legge che regola il lavoro agile è la numero 81 del 2017.

I due punti cardine di tale pratica sono:

  • la flessibilità organizzativa;
  • la volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale.

Ovviamente è necessario avere a disposizione i mezzi che permettano di svolgere l’attività lavorativa in luoghi diversi dalla sede ordinaria.

Tale requisito è comune anche alla pratica del telelavoro, anch’essa possibile solamente con strumenti che permettono di lavorare da remoto quali pc, tablet, smartphone ecc.

Altri specifici aspetti che regolano la pratica dello smart working sono contenuti negli articoli dal 18 al 24 della già richiamata legge numero 81 del 22 maggio 2017.

Tra questi ci sono, ad esempio, i seguenti:

  • la responsabilità del datore di lavoro sulla sicurezza del lavoratore;
  • le regole per gli accordi tra le parti;
  • la parità di trattamento economico e normativo tra chi lavora in modalità agile e chi svolge le sue mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda;
  • il potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore;
  • l’obbligo per il datore di lavoro di presentazione dell’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro;
  • le regole sulla copertura assicurativa del lavoratore.

La differenza principale tra lavoro agile e telelavoro risiede nel concetto di fondo su cui è basata la pratica.

Nel caso del telelavoro, il lavoratore ha una postazione fissa che però si trova in un luogo diverso da quello dell’azienda.

La seconda pratica è caratterizzata, quindi, da una maggiore rigidità che si traduce non solo sul piano spaziale, ma anche su quello temporale.

Gli orari sono più rigidi e, di norma, rispecchiano quelli stabiliti per il personale che svolge le stesse mansioni all’interno dell’azienda.

Anche in questo caso è necessario un accordo scritto delle parti, lavoratore e datore di lavoro.

Smart working e telelavoro, i vantaggi nel periodo di emergenza coronavirus

Tra i punti di contatto tra smart working e telelavoro c’è sicuramente l’utilizzo delle tecnologie che rendono possibile il lavoro da remoto e l’utilizzo della connessione ad internet.

Il punto di forza di entrambe le modalità lavorative è la limitazione degli spostamenti.

I vantaggi sono notevoli: la riduzione del traffico e dell’inquinamento.

Nel contesto pandemico, inoltre, si prevengono occasioni di contagio, permettendo il proseguimento delle attività lavorative.

Per tutta la durata dello stato di emergenza, attualmente prorogato fino al 30 aprile 2021, viene incentivato l’utilizzo a forme di lavoro agile e da remoto.

La linea dei primi decreti emergenziali, il dpcm del 1° marzo e quello del 4 marzo 2020, è stata tenuta per tutto il periodo dell’emergenza.

Il lavoro agile viene inoltre previsto per buona parte dei lavoratori della pubblica amministrazione e per i cosiddetti “lavoratori fragili”.

Più in generale ne viene consigliato l’uso negli ambiti in cui è possibile farvi ricorso.

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