Sblocca Concorsi, il Senato approva la riforma Brunetta: come cambiano le prove

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Sblocca Concorsi, l'aula di Palazzo Madama ha dato il suo ok al Decreto leggo 44/2021. L'articolo 10 cambia le e modalità di svolgimento dei concorsi pubblici, prevedendo una sola prova scritta ed orale e l'utilizzo di strumenti informatici. Vediamo cosa cambia con la riforma Brunetta.

Sblocca Concorsi, il Senato approva la riforma Brunetta: come cambiano le prove

Sblocca Concorsi, il Senato ha dato il suo ok il 13 maggio al decreto legge 44/2021 che, all’articolo 10, si occupa della riforma e della velocizzazione dello svolgimento dei concorsi pubblici.

Ora il decreto legge dovrà comunque andare alla Camera per ricevere l’approvazione definitiva, tuttavia grande soddisfazione è stata espressa per l’occasione dal Ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta:

“Niente più carta e penna, a regime una sola prova scritta digitale, ma in presenza, e una prova orale. Valutazione iniziale dei titoli di studio per le figure ad alta specializzazione tecnica, nel segno della corrispondenza ragionevole tra richiesta dell’amministrazione e livello del posto messo a bando”.

Ma guardiamo nel dettaglio le novità che il decreto prevede per lo svolgimento dei concorsi e come cambiano le prove.

Sblocca Concorsi, il Senato approva la riforma Brunetta: come cambiano le prove

L’articolo 10 del decreto legge 44/2021 si è posto l’obiettivo di sbloccare le procedure di svolgimento dei concorsi pubblici quasi paralizzati dall’imperversare della pandemia da Coronavirus.

La riforma individua modalità obbligatorie ed eventuali per ogni tipologia di concorso, vediamo come:

  • concorsi a regime post emergenza Covid, in questo caso tra gli obblighi a carico delle amministrazioni pubbliche organizzatrici troviamo una sola prova scritta e orale, la valutazione dei titoli per l’ammissione alle fasi successive per i profili professionali ad alta specializzazione tecnica, l’impiego di strumenti informatici e procedure e criteri di valutazione omogenei e vincolanti definiti dalla commissione;
  • per i concorsi già banditi, ma ancora non svolti, è obbligatorio l’utilizzo di strumenti informatici per le prove e nel caso di risorse disponibili tutte le altre regole previste per il regime post-emergenziale;
  • infine i concorsi ancora da bandire prevedono in sostanza le stesse modalità di quelli a regime.

Secondo Brunetta l’adozione di queste procedure garantirà la riduzione dei tempi lunghissimi necessari finora all’espletamento di un concorso pubblico:

“Da quattro anni a tre mesi: un cambiamento che darà ossigeno alle amministrazioni impoverite da anni di blocco del turnover, garantirà il ricambio generazionale e premierà il merito e le competenze”.

Come cambiano i concorsi pubblici - slide del Dipartimento Funzione Pubblica del 13 maggio 2021
Scarica le slide illustrative sulle novità contenute nel nuovo articolo 10 del dl 44/2021

Sblocca Concorsi, la polemica sui titoli e le esperienze professionali

Dopo l’emanazione del decreto 44 si sono verificate diverse polemiche sull’introduzione della valutazione dei titoli e delle esperienze professionali per l’accesso alle fasi successive del concorso. I neo laureati si sarebbero sentiti penalizzati perché ovviamente ancora privi di esperienza sul campo.

Traccia di tutto questo si evidenza nel fatto che il testo aggiornato dopo l’approvazione del Senato riporta la valutazione dei titoli esclusivamente per i profili ad alta specializzazione tecnica; mentre tra le modalità eventuali si trova che la valutazione dei titoli e l’esperienza professionale possono concorrere al punteggio finale in misura non superiore a un terzo.

Sembrerebbe quindi un’apertura alle istanze degli aspiranti più giovani a un posto nel pubblico impiego.

C’è però da considerare che dato il massiccio impiego del precariato nella pubblica amministrazione italiana (praticata condannata anche livello europeo) un elementare criterio di giustizia dovrebbe prevedere proprio la valorizzazione dell’esperienza pregressa nell’accesso a un posto di lavoro pubblico.

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