Contratti precari nella Pubblica Amministrazione, l’Europa boccia l’Italia

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Contratti precari nella PA, la Commissione Europea ha inviato una lettera supplementare alle autorità italiane. La richiesta è di prendere misure concrete per tutelare centinaia di migliaia di dipendenti pubblici a tempo determinato in settori come la scuola e anche tra i Vigili del Fuoco, discriminati rispetto ai loro colleghi e senza garanzie sufficienti in materia di anzianità. L'Italia rischia il deferimento alla Corte di Giustizia.

Contratti precari nella Pubblica Amministrazione, l'Europa boccia l'Italia

Lavoratori precari nella Pubblica Amministrazione, la Commissione Europea mette di nuovo sul banco degli imputati il Governo italiano per l’eccessivo utilizzo dei contratti a tempo determinato.

Era già accaduto nel luglio del 2019, quando la Bruxelles aveva iniziato una procedura di infrazione contro il nostro Paese per gli stessi motivi inviando una lettera alle autorità italiane. L’evento si è ripetuto il 3 dicembre con l’invio di una lettera supplementare,

“per prevenire l’abuso dei contratti a tempo determinato ed evitare condizioni di impiego discriminatorie nel settore pubblico”.

Ma vediamo in particolare le motivazioni che hanno spinto l’Europa ad occuparsi delle condizioni dei lavoratori precari del pubblico impiego e l’iter della procedura d’infrazione.

Contratti precari nella Pubblica Amministrazione, in Italia ci sono dipendenti pubblici di Serie B

Per la Commissione Europea i precari del comparto pubblico sono discriminati rispetto ai loro colleghi a tempo indeterminato, alla luce della normativa europea del settore e a causa di un impiego abusivo di contratti a tempo determinato in successione.

Si tratta di svariate categorie di lavoratori che vanno dagli insegnanti, alla sanità, l’alta formazione artistica, musicale e della danza, il personale di alcune fondazioni per la produzione musicale, occupati nel settore accademico, in quello agricolo e perfino i volontari dei Vigili del Fuoco.

“Questi lavoratori” - si legge in un comunicato della Commissione - “hanno anche condizioni di lavoro meno favorevoli rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. Inoltre, l’Italia non dispone di garanzie sufficienti per prevenire la discriminazione in materia di anzianità”.

Dato che la risposta del Governo italiano alla lettera del 2019 non è stata giudicata soddisfacente, Bruxelles ha deciso di inviarne una nuova con un avviso formale.

Palazzo Chigi ha ora due mesi per adeguarsi alle indicazioni della Commissione con misure concrete: qualora ciò non accadesse l’Esecutivo europeo potrebbe emettere un parere motivato, dopo di che l’Italia potrebbe essere deferita alla Corte di Giustizia.

Cosa peraltro già accaduta nel 2014 quando il Governo presieduto da Matteo Renzi fu costretto ad assumere 148.000 docenti precari nell’anno seguente.

Precari nella PA, sindacato: sono necessarie assunzioni stabili

La bocciatura europea ripropone quindi un tema antico, ma purtroppo sempre attuale. Infatti, attualmente in Italia ci sono oltre 370.000 dipendenti pubblici con rapporti di lavoro precario, tra i quali ben 160.000 supplenti della scuola.

E si tratta ovviamente di un tema assai caro ai sindacati che da sempre spingono per assunzioni pubbliche a tempo indeterminato. Ne è la prova il fatto che il tema è stato messo al centro del prossimo sciopero dei lavoratori della PA del 9 dicembre.

“Occorre stabilizzare il personale precario” - ha dichiarato in merito la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti - “e, contestualmente, rendere stabili i canali di accesso nelle pubbliche amministrazioni attraverso un piano straordinario di occupazione, che deve partire da sanità e istruzione. Investire per le assunzioni nella PA è indispensabile per superare la fase dell’austerità e della riduzione del perimetro pubblico e per indicare un modello di sviluppo fondato su lavoro di qualità e garanzia dei diritti di cittadinanza”

I vincoli di bilancio imposti dalle politiche di rigore dell’Unione Europea sono stati spesso evocati come motivi per giustificare il blocco del turn over nella pubblica amministrazione.

Apparentemente, con l’ultima lettera del 3 dicembre, questi veti sembrerebbero venir meno. Palazzo Chigi dovrebbe sfruttare l’occasione.

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