Rottamazione delle cartelle, non paga le rate più della metà di chi presenta domanda

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazioni e adempimenti

Rottamazione delle cartelle, entrate effettive inferiori a più della metà del gettito previsto. I dati arrivano dall'Osservatorio sui conti pubblici ed evidenziano che buona parte di chi presenta domanda non paga le rate dovute, e decade quindi dalla definizione agevolata. Un'analisi delle misure previste dal 2016 e degli ultimi interventi per il 2022.

Rottamazione delle cartelle, non paga le rate più della metà di chi presenta domanda

Alla rottamazione delle cartelle ha aderito solo una parte dei soggetti con debiti con il Fisco e di chi presenta domanda più della metà non paga le rate.

Dopo la scadenza dell’8 agosto relativa alle rate della rottamazione ter del 2020, è interessante guardare ai dati elaborati dall’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, un bilancio dei risultati delle definizioni agevolate.

Dal 2016 ad oggi si sono susseguiti numerosi interventi per la rottamazione delle cartelle, tutti accomunati da una differenza evidente tra gettito atteso ed entrate effettive.

Ammonta a 18 miliardi il totale del riscosso, una quota di gran lunga inferiore rispetto alle aspettative.

Rottamazione delle cartelle, non paga le rate più della metà di chi presenta domanda

Uno degli obiettivi delle rottamazioni introdotte nel corso degli ultimi anni era di consentire di sfoltire il pesante magazzino crediti accumulato dall’ex Equitalia, ora Agenzia delle Entrate Riscossione.

Un totale di più di 1.000 miliardi di euro, ma solo una piccolissima quota è rientrata nel perimetro delle definizioni agevolate che, a conti fatti, si sono rivelate inefficaci.

Questo è uno degli elementi emersi dall’analisi effettuata dall’Osservatorio CPI e pubblicata il 5 agosto 2022, a ridosso della scadenza delle sei rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio relative al 2020.

Dal 2016 al 2018, con coda fino ad oggi per effetto dei provvedimenti adottati per l’emergenza Covid-19, sono state introdotte quattro rottamazioni delle cartelle esattoriali. Nelle casse dello Stato sono entrati 18 miliardi di euro (2 sono ancora in corso di riscossione), una quota di gran lunga inferiore alle aspettative.

Chi ha presentato domanda ha saltato le scadenze delle rate in più della metà dei casi, con il conseguente venir meno dei benefici della definizione agevolata.

Nella tabella allegata uno specchietto riepilogativo dei numeri della rottamazione delle cartelle nelle sue diverse edizioni:

Sono nel dettaglio quattro le definizioni agevolate introdotte a decorrere dal 2016, anno in cui il Governo Renzi ha dato il via alla rottamazione dei debiti del periodo dal 2000 al 2016, periodo poi esteso con la rottamazione bis fino al mese di settembre 2017.

È stata poi introdotta nel 2018, ed è ancora in corso, la rottamazione ter delle cartelle per i debiti fino alla fine del 2017, affiancata al saldo e stralcio dei debiti fiscali, con sconto parametrato in base all’ISEE del nucleo familiare del contribuente.

L’emergenza Covid-19 ha dilatato i termini dei pagamenti dell’ultima delle definizioni agevolate introdotte, e con il decreto Sostegni ter è stato riscritto il calendario delle scadenze per l’anno in corso.

Rottamazione ter delle cartelle, solo 6,3 miliardi riscossi su 26,3 previsti

Dai numeri elaborati dall’Osservatorio CPI emerge un dato chiaro: se il gettito complessivamente atteso dalle definizioni agevolate era pari a 53,9 miliardi, l’importo effettivamente riscosso ammonta soltanto a 18 miliardi di euro.

Non solo quindi solo una piccola parte dei debitori nei confronti del Fisco presenta domanda di adesione alla rottamazione delle cartelle, ma tra gli aderenti è maggioritario il numero di chi non rispetta le scadenze delle rate e decade quindi dalle agevolazioni previste.

Un dato che non risparmia neppure la rottamazione ter delle cartelle, e anzi ne evidenzia la portata: dei 26,3 miliardi previsti ne sono stati riscossi solo 6,3.

Per le rate ancora da pagare, alcune delle quali dovute nel corso del 2022, si attendono ulteriori 1,7 miliardi, ma sarà impossibile avvicinare il dato reale a quello preventivato.

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