Quali sono le regioni più ricche d’Italia e quali invece le più povere? I dati relativi all’IRPEF e all’ISEE fotografano una distinzione netta tra Nord e Sud
I valori medi di reddito e ISEE salgono ma l’Italia resta spaccata in due.
A scattare l’ultima fotografia, aggiornata ai redditi relativi al 2024, sono i report del MEF sulle dichiarazioni dei redditi 2025 e del Ministero del Lavoro sull’ISEE.
Sia in termini di reddito IRPEF che di ISEE il divario tra Nord e Sud resta ampio.
Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna sono le regioni con i redditi più elevati, Calabria, Molise e Puglia occupano i posti di coda.
Lo stesso per l’indicatore della situazione economica equivalente: il valore medio al Nord supera i 16.000 euro mentre nel Mezzogiorno non raggiunge i 12.000 euro.
Dichiarazione dei redditi: dove si guadagna di più? 11,3 milioni non pagano l’IRPEF
I dati statistici pubblicati in settimana dal MEF e dal Ministero del Lavoro descrivono una spaccatura chiara ormai da molto tempo: anche in tempi di crescita, il divario tra le regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno resta ampio.
L’analisi fa riferimento alle dichiarazioni inviate nel 2025, relative quindi all’anno d’imposta 2024. Il reddito dichiarato dai contribuenti è in crescita rispetto all’anno precedente (il 2023), per un valore medio di 25.820 euro, un aumento del 4 per cento. Da evidenziare, però, che sia il reddito medio da pensione (pari a 22.390 euro) sia quello da lavoro dipendente (pari a 24.250 euro) si collocano al di sotto della media.
La regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (con 30.200 euro), seguita dal Trentino Alto Adige (28.553 euro) e poi dall’Emilia Romagna, dove il valore medio è 28.080 euro.
Fanalino di coda la Calabria, dove si registra un reddito medio di 19.020 euro, e poi Molise (20.460 euro) e Puglia (20.470 euro). Al Centro spiccano Lazio e Toscana, rispettivamente con 27.780 euro e 26.390 euro.
Come si può vedere nella figura con il confronto a livello regionale, la spaccatura tra Nord e Sud è evidente.
ISEE: al Sud il valore medio non supera i 12.000 euro
Per quanto riguarda l’ISEE, l’Indicatore della situazione economica equivalente, lo strumento che, come noto, consente di misurare le condizioni economiche di cittadini e famiglie, in particolar modo ai fini dell’accesso alle prestazioni sociali agevolate, dall’assegno unico al bonus nido.
Come indicano i dati aggiornati del Ministero del Lavoro, nel 2024 sono state presentate 10,8 milioni di DSU a fini ISEE, 500.000 in meno rispetto al 2023.
Un calo del 4,3 per cento che ha impattato in primis i nuclei familiari (-3,1 per cento) e poi le singole persone (-1,8 per cento).
La riduzione è generalizzata su tutto il territorio italiano, ma particolarmente consistente nelle aree del Mezzogiorno, anche se è qui che le condizioni economiche di fragilità di chi richiede prestazioni sociali agevolate sono molto più accentuate: il valore medio dell’ISEE al Nord supera i 16.000 euro mentre al Sud non raggiunge i 12.000 euro.
Il 51,8 per cento della popolazione ISEE nel Mezzogiorno presenta un ISEE inferiore ai 10.000 euro, contro il 36,1 per cento al Centro-Nord.
Questo nonostante l’aumento del valore medio e mediano dell’ISEE, che sono cresciuti entrambi di circa 1.000 euro, attestandosi rispettivamente a 15.138 e 11.921 euro.
I dati mostrano anche come le famiglie che presentano l’ISEE sono quelle che, rispetto al resto dei nuclei italiani, contano un numero maggiore di componenti, soprattutto minorenni, sintomo di una richiesta legata alla fruizione di prestazioni sociali come l’assegno unico.
I grafici forniti dal Ministero aiutano a comprendere meglio l’evidente distinzione che anche in questo caso si può notare tra le regioni del Nord e quelle del Sud.
La maggior parte delle DSU presentate a fini ISEE dal 2015 (anno della riforma) al 2024 arriva da regioni del Mezzogiorno.
Gli incrementi più evidenti si possono notare in particolare nel 2019, con l’introduzione del reddito di cittadinanza, e poi dal 2022, anno di introduzione dell’assegno unico per i figli a carico. Nel 2023 e 2024 le variazioni sono minime, con Campania, Sicilia e Calabria a rappresentare le incidenze più elevate: le persone con ISEE sono circa il 60 per cento della popolazione residente.
Scendendo ancora più in dettaglio, a livello provinciale, la spaccatura nella distribuzione della popolazione coperta da ISEE è ancora più evidente.
Nella sola provincia di Napoli risultano quasi 2 milioni di persone con dichiarazione ISEE 2024.
Seguono poi le 1,8 milioni di dichiarazioni nella provincia di Roma, le 1,2 milioni nella provincia di Milano e le poco meno di 900 e 800 mila rispettivamente nelle province di Torino e di Palermo.
In termini di rapporto sulla popolazione residente, le incidenze più elevate si registrano nelle province del Mezzogiorno: 68 per cento Crotone, intorno al 65 per cento Napoli e Palermo, seguono le province di Caserta, Caltanissetta, Catanzaro, Catania e Reggio Calabria, tutte con incidenze superiori al 60 per cento.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Redditi e ISEE, Italia divisa in due: le regioni più ricche quelle più povere