Proroga al 3 maggio delle misure restrittive: cosa prevede l’ultimo dpcm Conte?

Salvatore Cuomo - Lavoro

Alcune considerazioni su novità (e relativi dubbi) di cui al DPCM dello scorso 10 aprile che ha disposto la proroga delle misure restrittive anti Coronavirus fino al prossimo 3 maggio 2020.

Proroga al 3 maggio delle misure restrittive: cosa prevede l'ultimo dpcm Conte?

Il 10 aprile scorso è stato emanato un nuovo dpcm che pospone al prossimo 3 maggio la verifica degli effetti delle misure adottate per limitare la diffusione del contagio da COVID 19, questa volta senza rinvii ai precedenti decreti succedutisi dall’8 marzo al 1° aprile scorso.

Oltre allo spostamento in avanti della data fino alla quale dover rispettare le restrizioni impartite, il DPCM presenta alcune novità attinenti alle attività essenziali consentite, ulteriormente ampliate, ed alle raccomandazioni igienico sanitarie ed altri aspetti collegati che esulano da quanto riguarda strettamente le attività economiche.

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DPCM 10 aprile 2020
Proroga al 3 maggio 2020 delle misure restrittive introdotte dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Testo ufficiale in formato pdf del dpcm Conte dello scorso 10 aprile 2020

Le attività di commercio al dettaglio consentite di cui all’allegato 1 che si aggiungono alla precedente versione sono della “carta, cartone e articoli di cartoleria” di “libri” e dei “vestiti per bambini e neonati”.

L’allegato 3 relativo alle attività produttive consentite si arricchisce di diverse new entry quali il commercio all’ingrosso di carta, cartone ed articoli di cartoleria, di fertilizzanti e prodotti chimici per l’agricoltura, le attività di silvicoltura, la manutenzione del verde, la produzione di manufatti in legno, ma non dei mobili, fabbricazione di utensileria ad azione manuale, di componenti elettronici, schede elettroniche, computer e periferiche, la costruzione di opere idrauliche, la riparazione di aeromobili, veicoli spaziali, locomotive e materiale rotabile.

L’allegato 5 contiene il decalogo delle misure igienico sanitarie a cui attenersi nello svolgimento delle attività di commercio al dettaglio.

Finita questa introduzione descrittiva dei provvedimenti più interessanti per gli operatori economici eccomi ora a sottolineare ancora una volta le astrusità di alcune disposizioni.

Si possono comprendere le manchevolezze dei primi Dpcm emessi nell’immediatezza del dover far fronte velocemente all’emergenza sanitaria, ma ora ad ormai oltre un mese dal primo provvedimento, e diversi decreti già emessi, dobbiamo prendere atto che non di errore si tratta ma di scelte consapevolmente cervellotiche.

Mi limito qui ad elencarne alcune.

Partendo dal merito di alcune scelte riguardo le attività consentite, senza voler approfondire quelle di indirizzo del Governo, ma confutando la concreta applicazione di ordine pratico delle stesse, in particolare del perimetro di riferimento di alcune attività elencate all’allegato 1.

Qual è, ad esempio, l’esatto perimetro della attività di “commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati”?

Una dizione, vestito, che consultando Treccani ha il seguente significato:

Quanto serve a vestire, cioè a coprire la persona, limitatamente ai capi di vestiario esterni, che s’indossano sopra la biancheria, ed esclusi cappotto, soprabito, impermeabile o mantello; sinonimo quindi in genere di abito, che però ha tono un po’ più elevato o comunque meno familiare.

Perché mai il vestiario si e le calzature no? E fino a quale età o taglia possiamo considerare “bambini” i nostri figli?

E quello del “commercio al dettaglio di carta, cartone ed articoli di cartoleria”: potranno le cartolerie vendere le cartucce delle stampanti, le spillatrici ed in genere gli articoli per ufficio contemplati nel codice Ateco di riferimento?

La burocrazia di cui è pervasa anche la normativa emergenziale che dovrebbe essere di più semplice ed immediata applicazione, proprio in considerazione della condizione anche psicologica dei soggetti interessati, emerge in tutto il suo perverso risultato, suscitando dubbi applicativi ai cittadini che si preoccupano di non violare la legge. Spostando l’attenzione degli stessi sul formalismo da rispettare, ma così facendo rischiando seriamente di distorcere la reale volontà del Legislatore.

Chiudo con un ultimo appunto circa le misure igienico sanitarie, come riportato all’articolo 2, comma dd):

…. Si raccomanda altresì l’applicazione delle misure di cui all’allegato 5

Ora perché codificare una mera raccomandazione? Perché di questo si tratta...

Un decalogo contenuto in questo documento, il DPCM, che è un atto amministrativo e, come tale, non ha in se forza di legge ma ha pur sempre la finalità di dare attuazione a disposizioni legislative, nello specifico la delibera del Cdm del 30 gennaio scorso, strumento previsto dal Decreto Legislativo numero 1/2018, il Codice della protezione civile, che ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale della durata di 6 mesi.

Il riportare qui il significato, rilevato anche questo dalle pagine Treccani, di raccomandazione potrebbe essere di concreto aiuto al Governo, qualora fosse utilizzato per un sondaggio sulla reale percezione dell’operato governativo da parte dei cittadini:

Consiglio dato con tono di esortazione affettuosa o autorevole o anche velatamente minacciosa

Io indicherei senza alcun dubbio l’ultima opzione. Scegliete voi la vostra…

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