Con i prezzi di benzina e gasolio che continuano a crescere dall'Agenzia delle Entrate arriva un'apertura al taglio dell’IVA
Un taglio dell’IVA sui carburanti anziché delle accise: l’Agenzia delle Entrate apre ad un intervento diverso da quelli visti finora.
Con i prezzi alla pompa che non sembrano diminuire e con la fine delle tensioni internazionali ancora lontana l’intervento messo in campo finora appare insufficiente.
A mostrarsi disponibile verso un cambiamento è lo stesso direttore dell’Agenzia, Vincenzo Carbone, intervenuto in audizione alla Commissione Finanze del Senato sul decreto carburanti il 14 aprile.
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Caro carburante: verso un taglio dell’IVA?
“La riduzione dell’IVA probabilmente si percepisce come una misura più diretta da parte di colui che la utilizza alla pompa”, ha dichiarato Carbone rispondendo ad una domanda sul tema posta dal presidente di Commissione Massimo Garavaglia, aggiungendo che si tratta di
“una valutazione che magari si può fare anche con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per capire se effettivamente c’è meno viscosità nella gestione dell’intera filiera. È una valutazione che sicuramente possiamo approfondire”
Il taglio delle accise, già applicato in passato (si veda ad esempio, il periodo della crisi energetica del 2022) non sta dando i suoi frutti.
L’aumento vertiginoso dei prezzi alla pompa è stato limitato solo in minima parte e la nuova crisi, data dalla guerra in medio oriente, sembra ancora lontana dalla risoluzione.
Il Governo, come noto, è intervenuto con due provvedimenti ravvicinati, presentati come “decreti carburante”, per limitare l’impatto della crisi non solo per cittadini e cittadine ma anche per le imprese. Su tutti il taglio delle accise di 25 centesimi prorogato fino al 1° maggio 2026.
Una manovra che, però, sta funzionando a metà: il prezzo di benzina, gasolio e GPL, infatti, non accenna a scendere e l’incremento è stato solo scalfito dall’intervento messo in atto. Come evidenziato da Garavaglia, infatti, il taglio delle accise incontra una certa “viscosità” lungo la filiera con conseguente perdita del beneficio pieno per i consumatori finali.
Ad aprire ad una soluzione alternativa, come detto, è stato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Carbone. Con un taglio dell’IVA, anziché delle accise, si avrebbero effetti più concreti e immediati, soprattutto dal punto di vista dei cittadini e delle cittadine che utilizzano le pompe di rifornimento.
Le voci che compongono il prezzo di benzina e gasolio
Come viene calcolato il prezzo del carburante e perché una riduzione dell’IVA avrebbe effetti diversi rispetto al taglio delle accise?
Il prezzo alla pompa di benzina e gasolio è composto da 4 voci principali:
- quotazione internazionale del petrolio;
- costi di distribuzione;
- accise;
- IVA.
Le prime due sono variabili internazionali e come stiamo vedendo in questi giorni, gli eventi come il blocco dello stretto di Hormuz, una delle principali vie di transito del commercio internazionale (in particolar modo energetico), possono far scattare un aumento dei prezzi delle materie energetiche.
Le restanti due sono variabili a livello nazionale. Le accise sono imposte indirette sulla produzione o sul consumo di specifici beni, tra cui appunto il carburante, uno strumento utilizzato per finanziare le Casse dello Stato per lo più in relazione a interventi per disastri naturali.
Per effetto del citato decreto Carburanti, fino al 1° maggio 2026, l’accisa è fissata a:
- benzina: 472,90 euro per 1000 litri;
- oli da gas o gasolio usato come carburante: 472,90 euro per 1000 litri;
- gas di petrolio liquefatti (GPL) usati come carburanti: 167,77 euro per mille chilogrammi.
A queste voci va poi aggiunta l’IVA che, in ogni caso, è pari al 22 per cento. L’imposta si applica sul prezzo industriale del carburante, maggiorato delle accise, e ha un peso sul prezzo finale al distributore del 18 per cento (un valore che essendo ricavato nella fase finale è fisso).
In pratica, il consumatore finale si trova a pagare un prezzo alla pompa composto per circa il 50 per cento da accise e IVA.
Di seguito le tabelle dell’osservatorio sui prezzi del MIMIT, aggiornate a febbraio 2026 (dove quindi non si vedono i pieni effetti del recente aumento dei prezzi), con l’andamento del prezzo di benzina e gasolio e delle voci che lo compongono.
Tagliare l’IVA al posto delle accise è un intervento più complesso ma che, come specificato anche da Carbone, garantisce un risparmio proporzionale e immediato alla pompa, evitando “viscosità” lungo la filiera. Questo perché un simile intervento agirebbe direttamente sul prezzo, dato che l’IVA si applica su accise e netto.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Caro carburante: verso un taglio dell’IVA?