Niente stralcio se la cartella riporta debiti omogenei superiori a mille euro

Emiliano Marvulli - Dichiarazioni e adempimenti

Stralcio debiti fino a 1.000 euro, se la cartella evidenza più carichi non si applica a ciascun carico ma alla loro somma. Se la loro natura è diversa (tributaria, sanzioni amministrative), può essere correlato al totale dei singoli carichi omogenei. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con l'Ordinanza numero 17966 del 27 agosto 2020.

Niente stralcio se la cartella riporta debiti omogenei superiori a mille euro

L’articolo 4 del DL numero 119 del 2018, che prevede lo stralcio dei debiti fino a mille euro affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2010, si deve interpretare nel senso che, qualora la cartella esattoriale evidenzi più carichi, il limite di valore cui è legato l’annullamento previsto dalla norma non si correla a ciascun carico, anche se di valore unitario inferiore a mille euro, ma alla somma di essi.

Se invece la natura dei carichi è diversa (tributaria, sanzioni amministrative), il limite può essere correlato alla somma dei singoli carichi omogenei.

Questo l’importante contenuto dell’Ordinanza della Corte di Cassazione numero 17966 del 27 agosto 2020, con cui la terza sezione sovverte completamente la precedente (e finora unica) pronuncia sull’argomento, l’ordinanza n. 11817 dello scorso 18 giugno emessa dalla quinta sezione tributaria del medesimo collegio.

Corte di Cassazione - Ordinanza numero 17966 del 27 agosto 2020
Niente stralcio se cartella riporta debiti omogenei superiori a mille euro.

La sentenza – La controversia trae origine dall’opposizione proposta dall’autore di alcune violazioni del codice della strada avverso una cartella di pagamento recante i debiti relativi.

Il ricorrente ha assunto la cessazione parziale della materia del contendere per applicazione dell’art. 4 del dL 119 del 2018.

La norma in oggetto dispone “i debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, ancorché riferiti alle cartelle per le quali è già intervenuta la richiesta di cui all’articolo 3, sono automaticamente annullati [...]”.

A parere del ricorrente, pertanto, è legittima l’applicazione del richiamato art. 4 perché i singoli carichi sono di importo unitario inferiore a 1.000,00 euro ed affidati all’Agente di Riscossione prima del 31 dicembre 2010.

Il giudizio è giunto sin in cassazione, che ha ritenuto infondato il motivo di ricorso, partendo dal dato di fatto che l’estratto di ruolo a cui la cartella si riferisce è pari, al lordo di diritti di notifica, interessi di mora e aggio, a più di ventimila euro, quale sommatoria di una serie di carichi che, singolarmente considerati, sono di importo inferiore al limite indicato dalla norma per il c.d. annullamento.

I giudici di legittimità hanno ritenuto errato l’assunto, implicitamente affermato dall’autore delle violazioni, secondo cui l’applicazione della norma invocata sarebbe giustificata dalla circostanza che i singoli carichi, risultanti dalla cartella esattoriale, sono inferiori al limite rilevante ai fini dello stralcio.

Infatti, sebbene la norma faccia riferimento ai “singoli carichi”, contemplando dal punto di vista letterale la rilevanza di ciascun carico espresso dalla pretesa dell’esattore, non si deve ancorare il limite di valore a ciascun carico risultante dalla cartella, dovendosi far riferimento invece “al debito che dal cumulo fra i singoli carichi fiscali eventualmente risultanti dalla singola cartella emerge a carico del debitore”.

La norma assume come oggetto di disciplina “i debiti di importo residuo [....] risultanti dai singoli carichi” e, dunque, parla al plurale di “debiti”, così sottintendendo che il residuo, rilevante agli effetti del c.d. annullamento, possa e debba risultare dai più debiti che la cartella contiene.

Solo se la norma fosse stata scritta con la seguente formulazione “il debito di importo residuo, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultante dai singoli carichi”, il valore di mille euro si sarebbe potuto correlare a ciascun carico, “giacché il risultato della considerazione dei distinti carichi non avrebbe potuto sommarsi, ma appunto sarebbe stato riferibile a ciascuno di essi singolarmente”.

Così evidentemente non è.

Inoltre, nell’ipotesi in cui la cartella riporti singoli carichi di distinta natura, come tributi, sanzioni amministrative di varia specie, “la nozione di debito ai fini dell’individuazione del limite del valore di 1000 euro, stante la ontologica diversità di ciascuna categoria di carico e, dunque, di debito, giustifichi che detto limite debba operare per ciascuna categoria. E ciò perché si tratta di debiti di categoria diversi e, dunque, non cumulabili fra loro”.

Sulla base di tale argomentazione la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso del debitore affermando il seguente principio di diritto: “l’art.4 del d.l. n. 119 del 2018, convertito, con modificazione, nella legge n. 136 del 2018, si deve interpretare nel senso che, qualora la cartella esattoriale evidenzi più carichi, il limite di valore cui è correlato l’annullamento previsto dalla norma non si correla a ciascun carico, ma alla somma di essi e, se la natura dei carichi è diversa (tributaria, sanzioni amministrative), alla somma dei carichi omogenei.

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