A partire dalle selezioni che precedono le assunzioni fino ad arrivare agli stipendi e alle progressioni di carriera: in arrivo il decreto per recepire la direttiva UE sulla trasparenza retributiva e favorire la parità retributiva
Un’ora di lavoro non ha lo stesso valore per tutti e tutte. E non è una questione di mestiere, ma di genere. In tutta Europa si registra un gender pay gap medio del 12 per cento: è come dire che le donne da metà novembre in poi non vengono più pagate per il loro lavoro.
Ed è proprio per vederci chiaro sulle differenze che sono in arrivo le nuove regole sulla trasparenza retributiva anche in Italia: stando alle ultime anticipazioni, è atteso in Consiglio dei Ministri domani, 5 febbraio, il decreto sulla parità retributiva necessario per recepire le novità previste dalla direttiva UE 2023/970 entro il 7 giugno 2026.
La rivoluzione della trasparenza retributiva toccherà tutto l’arco di vita del rapporto tra lavoratrici e lavoratori dipendenti e aziende: dalle procedure di selezione che precedono le assunzioni fino agli stipendi e alle progressioni di carriera.
Decreto sulla parità retributiva in arrivo: stipendi trasparenti, ma non solo. Le novità sulle assunzioni
Il principio su cui si fondano le novità in arrivo anche in Italia in realtà è vecchio quanto l’Europa: a tutti e a tutte dovranno essere garantiti prima, durante e dopo il rapporto di lavoro una trasparenza sulle somme riconosciute in busta paga e un pari trattamento dal punto di vista della retribuzione.
Le nuove regole, a cui Informazione Fiscale ha dedicato diversi approfondimenti tematici, interessano tutti i datori di lavoro del settore pubblico e privato, con intensità diversa in base alla dimensione aziendale, e tutte le forme contrattuali.
Prima di tutto, cambieranno le procedure di selezione:
- gli annunci devono essere neutri dal punto di vista del genere, aspetto che in Italia non costituisce una novità: la normativa prevede già questa regola;
- non è più ammesso il segreto salariale: prima del colloquio o comunque dell’assunzione, i datori di lavoro devono comunicare lo stipendio o la fascia di retribuzione iniziale e il contratto collettivo nazionale applicato;
- al contrario, si alza il livello della privacy per lavoratrici e lavoratori: l’azienda che porta avanti la selezione non può chiedere informazioni sulle vecchie buste paga di candidati e candidate.
Una novità che dovrebbe garantire il giusto trattamento per il lavoro svolto, lasciandosi anche alle spalle eventuali discriminazioni pregresse.
Decreto sulla parità retributiva: dai criteri per gli aumenti di stipendio ai report, le novità
Le aziende, poi, sono chiamate a rispettare una serie di obblighi a tutela delle persone assunte:
- lavoratori e lavoratrici potranno conoscere gli stipendi degli altri, che non vuol dire sapere esattamente quanto guadagna un collega o una collega, ma potranno richiedere informazioni sulle retribuzioni medie di chi svolge lo stesso valore o un lavoro di pari valore, onttenendo risposta entro 60 giorni;
- criteri chiari per le progressioni di carriera e gli aumenti di stipendio dovranno sempre essere oggettivi e neutri dal punto di vista del genere;
- periodicamente sarà necessario trasmettere un report con tutte le informazioni utili a monitorare eventuali divari retributivi di genere (obbligo che riguarda le imprese con più di 100 dipendenti) così da correggerli o motivarli. Eventuali disparità oltre il 5 per cento, immotivate e non corrette, fanno scattare la valutazione congiunta delle retribuzioni con il coinvolgimento dei rappresentanti di lavoratori e lavoratrici.
| Dimensione dell’azienda | Prima scadenza | Periodicità |
|---|---|---|
| Meno 100 | Volontaria | Volontaria |
| Tra i 100 e i 149 dipendenti | 7 giugno 2031 | 3 anni |
| Tra i 150 e i 249 dipendenti | 7 giugno 2027 | 3 anni |
| Almeno 250 dipendenti | 7 giugno 2027 | 1 anno |
Trasparenza e parità retributiva: sanzioni per le aziende che non rispettano le regole
Con il recepimento della direttiva UE, cambieranno anche le tutele per lavoratrici e lavoratori in caso di discriminazioni.
Chi subirà un danno da una violazione di un diritto o di un obbligo connesso al principio della parità di retribuzione dovrà poter chiedere e ottenere il pieno risarcimento o la piena riparazione.
E una novità importante consiste nell’inversione dell’onere della prova: se una persona denuncia una discriminazione, spetta al datore di lavoro provare di aver agito correttamente.
Le aziende che non si adeguano alle novità e non rispettano trasparenza e parità salariale andranno incontro anche a sanzioni ad hoc che dovranno essere, come chiede l’Europa, efficaci, proporzionate e dissuasive.
Parità retributiva: un vecchio principio UE
La parità retributiva è stata sancita con il trattato di Roma nel 1957, ma la strada è ancora lunga. Da questa consapevolezza nasce la direttiva UE 970/2023 che si appresta a prendere forma nel decreto di recepimento a cui il Ministero del Lavoro e tutti gli attori coinvolti stanno lavorando già da mesi.
Il testo adottato in sede europea poggia su una serie di pilastri che toccano tutto l’arco temporale del rapporto di lavoro e puntano ad agire sulla complessità di fattori che determina i divari.
Non è tanto sulla singola ora che si misura le distanze tra le buste paga di uomini e donne, ma sul lungo periodo con. E i dati sull’Italia spiegano bene questa dinamica.
Sorprendentemente il divario orario italiano oscilla tra il 2,2 per cento (Eurostat) e il 9,3 per cento (OIL), in ogni caso tra i più bassi in UE, ma la differenza tra gli stipendi supera in media i 20 punti percentuali (INPS).
Si accumula distanza a causa del part time, delle battute d’arresto sulle carriere determinate anche dalla maternità, dai contratti meno stabili. Ed è anche su tutto questo che si poserà la lente di ingrandimento.
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Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Dalle assunzioni agli stipendi, novità in arrivo con il decreto sulla parità retributiva