Oltre lo sconto accise, la prossima sfida della politica sul Fisco: la mobilità elettrica

Salvatore Cuomo - Imposte

Dalle promesse elettorali sui balzelli tradizionali alla fuga dei ricavi petroliferi: la transizione ecologica mette in crisi il bilancio pubblico e impone una nuova fiscalità a chilometro

Oltre lo sconto accise, la prossima sfida della politica sul Fisco: la mobilità elettrica

La decisione del Governo di utilizzare le “accise mobili”, introducendo un taglio emergenziale di 17 centesimi al litro sul gasolio per calmierare i prezzi estivi, con le polemiche di parte conseguenti e i primi proclami dei partiti in vista delle elezioni del 2027 evidenziano una verità profonda, ovvero che la tassazione della mobilità è un terreno fertile della politica per cercare un consenso immediato.

Tra slogan elettorali e decreti d’urgenza

È in questo stesso solco che si inseriscono le cicliche proposte di partiti come quelle più recenti di Forza Italia e Futuro Nazionale volte ad abolire del tutto il bollo auto.

Sulla carta l’operazione è un formidabile acceleratore elettorale visto che eliminare la tassa automobilistica costa “solo” 7,5 miliardi di euro, circa un quarto rispetto al volume delle accise incassate per i consumi dei carburanti, rendendo la promessa apparentemente sostenibile ed estremamente attraente per i cittadini.

Tuttavia questa convenienza contabile nasconde un cortocircuito strutturale che vede la politica nostrana concentrata su sconti congiunturali e promesse di abolizione per alleggerire la pressione sui motori termici mentre a livello europeo una forza molto più grande sta silenziosamente ridisegnando l’intera architettura del fisco energetico.

Il paradosso matematico della promozione della mobilità elettrica

Da un lato i governi esultano per il traguardo ambientale mentre dall’altro i contabili dei ministeri delle Finanze vedono allargarsi una crepa nei bilanci pubblici dovuta dalla transizione ecologica della mobilità, presentata sì come una svolta culturale ma che nel mentre sta portando a galla una realtà molto più pragmatica che vede lo Stato moderno strutturalmente dipendente dal petrolio per finanziare i propri servizi essenziali.

Per decenni la mobilità su gomma è stata la gallina dalle uova d’oro del fisco italiano e in varia misura di diversi altri paesi europei ma, tornando a noi, le accise sui carburanti e IVA dei rifornimenti alla pompa garantiscono al nostro Stato circa 30 miliardi di euro l’anno a cui si aggiungono i circa 7,5 miliardi di euro del bollo auto che è la seconda voce di entrata per le Regioni, fondamentale per coprire i loro costi della sanità locale e del trasporto pubblico.

L’equazione economica che ha retto il sistema per un secolo era semplicemente “chi inquina e consuma paga” ma cosa succede quando la platea dei contribuenti, passando all’auto elettrica, smetterà di fare il pieno alla pompa beneficiando per legge dell’esenzione dal bollo auto?

Il buco nero fiscale del green deal della mobilità

Il risultato sarà quello che gli economisti definiscono un “buco nero fiscale”, con un’auto elettrica che si ricarica nel garage di casa scontando imposte sull’energia di molto inferiori rispetto ai 67 centesimi fissati per ogni litro di benzina o gasolio e il trend di crescita lenta della loro diffusione sta solo rimandando il dover affrontare il rischio concreto di mandare in cortocircuito la sostenibilità finanziaria dei conti pubblici.

Le proposte della politica si scontrano già oggi con una realtà ancora più dura, dovuta dalla constatazione che le Regioni non dovranno più solo difendersi dai tagli centrali ma anche dall’evaporazione spontanea della loro base imponibile causata dalle esenzioni “green” concesse ai nuovi veicoli.

La nuova sfida sulla transizione ecologica dell’auto

La vera sfida non è più se tassare la transizione ma come farlo senza ucciderla sul nascere.

La proposta del Regno Unito di introdurre una tassa chilometrica, “Vehicle Miles Traveled” (VMT) , per i veicoli elettrici indica la strada del prossimo futuro aprendo scenari tutti da studiare e verificare.

In effetti l’idea di far pagare i cittadini in base alla strada realmente percorsa rispetta il principio logico dell’usura infrastrutturale ma si scontra con interrogativi etici e sociali giganteschi:

  • installare scatole nere di Stato per monitorare gli spostamenti apre un dibattito feroce sulla privacy, come già avvenuto a Roma con la paventata ipotesi del Move In per regolare l’accesso alla ZTL verde che copre gran parte del territorio della città all’interno del Grande Raccordo Anulare. Inoltre una tariffa flat al chilometro colpirebbe ingiustamente i residenti delle aree rurali costretti a viaggiare per necessità premiando i cittadini urbani che hanno già accesso a metropolitane e treni;
  • di contro, il rilevare i km percorsi all’atto della revisione dell’auto eliminerebbe il problema della privacy ma sposterebbe il pagamento in un’unica maxi-rata annuale che non solo rappresenta una modalità molto impopolare per le famiglie, come accade per il bollo auto, ma creerebbe anche un problema per i flussi finanziari alle casse regionali.

Una riflessione necessaria

La fiscalità dell’automobile non può più essere solo uno strumento punitivo per chi emette CO2 perché quel modello sta già morendo e lo Stato dovrà reinventare il proprio rapporto economico con il cittadino in movimento con la sfida della mobilità elettrica che non si giocherà solo sull’autonomia delle batterie o sulla rete di ricarica ma sulla capacità della politica di trovare un nuovo compromesso tra la salute del pianeta e la tenuta dei conti pubblici.

La tassa al chilometro è probabilmente il modello fiscale del futuro per la mobilità, non solo nel Regno Unito ma in tutta Europa essendo a parere di chi scrive lo strumento più equo per finanziare la manutenzione stradale quando i carburanti fossili spariranno. Tuttavia, per funzionare senza scatenare proteste, dovrà essere introdotta in modo graduale garantendo tutele per chi non ha alternative all’uso dell’auto e sistemi di rilevamento che rispettino la privacy dei cittadini.