Rottamazione e saldo e stralcio: ultima chance per pagare. Cosa succede dopo il 9 dicembre

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazioni e adempimenti

Rottamazione e saldo e stralcio cartelle, ultima opportunità per pagare la prima rata entro la scadenza del 9 dicembre 2019. In caso di tardivo, omesso o insufficiente versamento di quanto dovuto, si decade dai benefici della pace fiscale.

Rottamazione e saldo e stralcio: ultima chance per pagare. Cosa succede dopo il 9 dicembre

Rottamazione e saldo e stralcio, la scadenza di lunedì 9 dicembre 2019 rappresenta l’ultima opportunità per pagare la prima rata di due delle misure cardine della pace fiscale.

Grazie ai 5 giorni di tolleranza, chi non ha versato quanto dovuto entro il 2 dicembre, potrà sanare l’omesso o insufficiente pagamento entro lunedì prossimo.

La scadenza mobile dei termini di rottamazione ter e saldo e stralcio delle cartelle consentirà di sanare eventuali irregolarità e rimanere tra i beneficiari dei vantaggi concessi dalla pace fiscale.

Chi non paga quanto dovuto entro il 9 dicembre 2019 decade automaticamente dai benefici della definizione agevolata delle cartelle. Oltre a dover pagare il debito residuo comprensivo di sanzioni, interessi, e della quota di debito annullata dal saldo e stralcio, verrà meno la possibilità di accedere a future rateazioni.

Le conseguenze del mancato pagamento sono illustrate sul sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, e riprendono le regole fissate dalle norme che hanno introdotto la rottamazione ter ed il saldo e stralcio delle cartelle.

Rottamazione e saldo e stralcio: ultima chance per pagare: scadenza il 9 dicembre 2019

L’introduzione del termine di tolleranza di 5 giorni per il pagamento delle rate della pace fiscale, nello specifico per rottamazione e saldo e stralcio delle cartelle, concederà ai ritardatari di non perdere i vantaggi della pace fiscale nel caso di pagamento entro il 9 dicembre 2019.

È questa la data ultima per il pagamento fissata per la prima rata, anche per coloro che non avevano pagato quanto dovuto entro il 31 luglio 2019 dopo le novità introdotte dal Decreto Fiscale 2020.

Ai 5 giorni di tolleranza si aggiunge il rinvio previsto per le scadenze fiscali che cadono di sabato e domenica. Così, per chi non ha pagato entro la scadenza del 2 dicembre (già oggetto di proroga rispetto al termine ordinario, fissato al 31 novembre), la “remissione in bonis” viene fissata a lunedì 9 dicembre.

La conferma è arrivata anche dall’Agenzia delle Entrate Riscossione, con l’avviso riportato nella home page del proprio portale.

Debito pieno, azioni di recupero e addio rateazioni: cosa succede a chi non paga entro il 9 dicembre 2019

Non sarà certo un regalo gradito quello offerto dall’AdER ai contribuenti che salteranno l’ultima chance di pagamento della rata di rottamazione o saldo e stralcio delle cartelle.

Nel caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento della prima rata della rottamazione delle cartelle, così come del saldo e stralcio - anche limitatamente ai carichi contenuti nella Comunicazione che si è scelto di non pagare - si perdono automaticamente i benefici della pace fiscale.

Non sarà possibile accedere a nuovi procedimenti di pagamento rateale, è l’Agenzia delle Entrate riprenderà le ordinarie azioni di recupero.

Dopo il mancato pagamento della rata, l’Agenzia delle Entrate Riscossione comunicherà al contribuenti l’importo del debito da pagare, comprensivo di sanzioni, interessi, e dell’importo annullato per effetto del saldo e stralcio.

A tutela del credito affidato, l’AdER potrà quindi procedere o riattivare le azioni cautelari, ovvero il fermo amministrativo dell’auto e l’ipoteca sugli immobili nel caso di debito non inferiore a 20.000 euro.

Prima dell’avvio del fermo che dell’ipoteca, al contribuente verrà trasmessa una comunicazione, e si avranno 30 giorni di tempo dalla notifica della stessa per mettersi in regola.

Alle procedure cautelari seguono quelle esecutive, ovvero il pignoramento di somme, beni mobili ed immobili.

Insomma, è evidente che conviene pagare per tempo l’importo dovuto, vista la mano tutt’altro che morbida che la legge impone all’Agenzia delle Entrate Riscossione.

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