Ritenute appalti, quando si verifica l’utilizzo dei beni strumentali?

Rosy D’Elia - Imposte

Ritenute appalti, per verificare l'applicabilità della norma non va considerato l'oggetto del contratto, ma i beni strumentali alla realizzazione dei lavori. A chiarirlo è l'Agenzia delle Entrate con la consulenza giuridica numero 1 del 14 gennaio 2021.

Ritenute appalti, quando si verifica l'utilizzo dei beni strumentali?

Ritenute appalti, quando si verifica l’utilizzo dei beni strumentali e quindi la norma risulta applicabile? Escluso il caso in cui i beni del committente costituiscono l’oggetto del servizio da realizzare, come nel caso in cui sia necessario sostituire degli elementi in un impianto già installato.

A chiarirlo è l’Agenzia delle Entrate con la consulenza giuridica numero 1 del 14 gennaio 2021.

Come di consueto, lo spunto per fare luce sull’applicabilità della norma sulle ritenute degli appalti arriva dall’analisi di un caso pratico.

Protagonista è un’associazione che si rivolge all’Amministrazione finanziaria per individuare i i fattori che determinano la strumentalità relativa all’utilizzo, da parte del fornitore del servizio, di beni di proprietà del committente, nello svolgimento della prestazione all’interno di un contratto per l’affidamento a terzi di opere e servizi.

Ritenute appalti, i beni oggetto del contratto non configurano l’utilizzo di beni strumentali

Quali sono le regole da applicare nel caso in cui il committente risulti proprietario di beni che non sono “strumentali” al compimento dell’opera, ma si configurano, invece, come “oggetto del servizio” da effettuare (ad esempio, l’intervento di sostituzione di elementi già installati presso un impianto in esercizio, con dei nuovi acquistati dallo stesso committente)? Questa la domanda posta all’amministrazione finanziaria.

La norma a cui si fa riferimento, introdotta dall’articolo 17-bis del Decreto Legislativo numero 241 del 1997, prevede che i soggetti che affidano il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a 200.000 euro a un’impresa, con contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali, sono tenuti a richiedere all’impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, obbligate a rilasciarle, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute, trattenute ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio.

Con la circolare n. 1/E del 12 febbraio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha messo in chiaro i presupposti per l’applicazione:

  • l’affidamento a un’impresa del compimento di un’opera o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore ad euro 200.000;
  • l’affidamento deve avvenire tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati;
  • i contratti devono essere caratterizzati da:
    • prevalente utilizzo di manodopera;
    • prestazione svolta presso le sedi di attività del committente;
    • utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente o ad esso riconducibili in qualunque forma.

Ed è proprio questo ultimo punto al centro dell’analisi. Con la consulenza giuridica numero 1 del 14 gennaio 2021, l’Agenzia delle Entrate fa chiarezza: per verificare l’applicabilità della norma non va considerato l’oggetto dell’appalto, ma i beni strumentali all’esecuzione del lavoro.

“Il Committente, nel caso in esame, risulta essere proprietario di beni (ossia i vecchi ..da sostituire) che si configurano, invece, come oggetto dell’appalto che è svolto presso la struttura produttiva del committente, presso la quale è chiamata a intervenire e operare l’impresa appaltatrice.

Il requisito di cui si tratta, pertanto, dovrà essere valutato avendo riguardo agli effettivi beni strumentali utilizzati dal commissionario per lo svolgimento del lavoro di sostituzione dei ..., ad esempio, l’attrezzatura necessaria per smontare e rimontare i ..ed eventuali mezzi per il trasporto dei ...all’interno del sito d’impianto”.

Ritenute appalti, quando si verifica l’utilizzo dei beni strumentali?

Non c’è alcun interrogativo da porsi per l’Agenzia delle Entrate: se i beni strumentali utilizzati per l’esecuzione dei servizi affidati non sono di proprietà del committente, né ad esso riconducibili in qualunque forma, non sussistono i presupposti per l’applicazione della disciplina di cui all’articolo 17-bis del decreto legislativo n. 241 del 1997.

Sempre con la circolare n. 1/E del 2020, inoltre è stato chiarito che per verificare correttamente l’utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente o ad esso riconducibili in qualunque forma bisogna considerare due fattori importanti:

  • i beni strumentali sono ordinariamente macchinari e attrezzature che permettono ai lavoratori di prestare i loro servizi, ma ciò non esclude che siano utilizzate altre categorie di beni strumentali;
  • l’occasionale utilizzo di beni strumentali riconducibili al committente o l’utilizzo di beni strumentali del committente, non indispensabili per l’esecuzione dell’opera o del servizio, non comportano il ricorrere della condizione di applicabilità della norma.

Nel caso analizzato, poi, i beni al centro dell’analisi costituiscono l’oggetto stesso dell’appalto e non devono essere confusi con i beni utilizzati per realizzare il lavoro.

Tutti i dettagli nel testo integrale della consulenza giuridica numero 1 del 14 gennaio 2021.

Agenzia delle Entrate - Consulenza giuridica numero 1 del 14 gennaio 2021
Articolo 17-bis del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Requisito dell’utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente.

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