Contratti pubblico impiego: 3,2 miliardi di euro per il rinnovo

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Rinnovo contratti dipendenti pubblici, aumento in busta paga da 96 euro lordi al mese con le risorse stanziate dalla Legge di Bilancio 2020. L'annuncio arriva dal ministro Fabiana Dadone, ma per i sindacati ne sarebbero necessari almeno 120.

Contratti pubblico impiego: 3,2 miliardi di euro per il rinnovo

Per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici per il triennio 2019-2021 nella manovra del governo ci sarebbero a disposizione quasi 3,2 miliardi di euro.

Lo ha affermato in una recente intervista a “Il Sole 24 Ore” il ministro per la pubblica amministrazione Fabiana Dadone.

Il condizionale è però d’obbligo perché nemmeno l’esponente del governo può essere certa del risultato finale che dipenderà dal vaglio parlamentare che subirà la bozza di Legge di Bilancio che sta circolando in questi giorni.

Si tratterebbe comunque di quasi il doppio delle risorse stanziate all’uopo dal precedente esecutivo e che ammontavano a 1,775 miliardi di euro. In pratica, gli attuali inquilini di Palazzo Chigi aggiungerebbero 1,4 miliardi di euro alle risorse precedenti articolandole in questo modo: 224 milioni l’anno prossimo e 1,2 miliardi nel 2021.

A detta della Dadone l’aumento medio in busta paga per i lavoratori pubblici dovrebbe consistere in 96 euro lordi al mese con aumento di potere d’acquisto pari al 3,5%, quindi di molto superiore all’inflazione.

“Possiamo” garantire un recupero di potere d’acquisto superiore all’indice Ipca – ha dichiarato il ministro all’indomani del Consiglio dei Ministri che ha varato il Documento programmatico di bilancio – e assicuriamo così la continuità nella contrattazione che non era affatto scontata in questa fase. Il Governo compie, dunque, un grande sforzo di fronte alle ristrettezze del ciclo e ristabilisce la fisiologica dinamica triennale dei rinnovi in favore dei lavoratori”.

Rinnovo contratti dipendenti pubblici 2020: i sindacati non si entusiasmano

Bene. Si dirà che i sindacati saranno entusiasti? E invece non c’è traccia di allegria nei pressi delle sedi delle organizzazioni di categoria dei lavoratori pubblici.

Il problema è che secondo questi ambienti le esternazioni del ministro non tengono conto dei dieci anni di blocco della contrattazione.

In questo caso si può arrivare a stimare che sarebbe necessario un aumento di 120 euro lordi al mese.

Di qui il coro congiunto dei segretari di categoria di Cgil, Cisl e Uil
Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco:

“Registriamo l’impegno del governo ma le risorse investite non sono soddisfacenti.

Gli stanziamenti in legge di Bilancio per il rinnovo del contratto non tengono conto del complesso di interventi necessari sul salario delle lavoratrici e dei lavoratori, così come sull’elemento perequativo e sull’indennità di vacanza contrattuale.

Non solo, come previsto dai passati contratti, c’è bisogno di accelerare e investire risorse sul nuovo sistema di classificazione del personale. Per riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori il giusto valore della loro professione”.

La palla pertanto torna al governo: innanzitutto per dare concretezza a quella che tuttora è solo una bozza di manovra.

Ma soprattutto per verificare se si possano trovare risorse aggiuntive da mettere in campo, dato che perfino i tecnici del ministero dell’Istruzione in questi giorni hanno palesato difficoltà a trovare le risorse necessarie a garantire l’aumento di 100 euro promesso ai docenti nell’ambito dell’intesa di aprile con i sindacati del settore scuola.

Del rinnovo dei contratti pubblici si dovrà pertanto tornare a parlare.

(Fonte foto: www.funzionepubblica.gov.it)

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