Operazioni oggettivamente inesistenti: l’onere della prova spetta all’Ufficio

Emiliano Marvulli - Imposte

Operazioni oggettivamente inesistenti in fattura: l'Amministrazione finanziaria ha l'onere di provare che l'operazione in fattura non è mai stata effettuata. Ma il contribuente deve dimostrarne l'effettiva esistenza con una prova che vada oltre la regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento. Lo chiarisce la Corte di Cassazione con l'Ordinanza numero 21733 del 2021.

Operazioni oggettivamente inesistenti: l'onere della prova spetta all'Ufficio

Nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria ritenga che una fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti ha l’onere di provare che l’operazione fatturata non è mai stata effettuata, anche mediante elementi indiziari e presuntivi.

Spetterà poi al contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, fornendo una prova che vada oltre la regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento, poiché questi sono facilmente falsificabili o vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia.

Sono questi i principi contenuti nell’Ordinanza della Corte di Cassazione n. 21733 del 29 luglio 2021.

Corte di Cassazione - Ordinanza numero 21733 del 29 luglio 2021
Il testo della Ordinanza della Corte di Cassazione numero 21733 del 29 luglio 2021.

Il fatto – La vicenda processuale prende le mosse da un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle entrate ha rettificato il reddito imponibile della società recuperando a tassazione costi riferiti ad operazioni ritenute oggettivamente inesistenti.

Avverso l’atto impositivo la società ha proposto ricorso, respinto dalla Commissione Tributaria Provinciale e poi accolto dalla Commissione Tributaria Regionale, i cui giudici hanno ritenuto che la documentazione prodotta fosse idonea a vincere l’impianto accertativo fondato su presunzioni.

L’Agenzia delle Entrate soccombente ha impugnato la decisone d’appello dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando, per quanto di interesse, violazione e falsa applicazione dell’art. 109 del Tuir, dell’art. 19 del DPR 633/72 e degli artt. 2729 e 2697, c.c. per avere la CTR rilevato erroneamente che, a fronte degli elementi indiziari offerti dall’ufficio, la documentazione del contribuente fosse inidonea ad assolvere l’onere probatorio richiesto.

In particolare la CTR aveva fondato il proprio convincimento sul contratto di locazione, quale prova idonea a smentire la natura di cartiera della società emittente le fatture, omettendo di esaminare la circostanza, riportata dai verificatori nell’avviso di accertamento, che nell’ accesso presso la sede indicata nel contratto di affitto avevano rinvenuto tutt’altra società.

La Corte di Cassazione ha ritento fondato il motivo di ricorso proposto dalla Parte erariale e ha cassato con rinvio la sentenza impugnata.

La decisione – Con riguardo alla problematica della detraibilità dell’IVA ed alla deducibilità dei costi nel caso di fatture relative ad operazioni oggettivamente inesistenti, la Corte di Cassazione è ferma nel ritenere che la fattura costituisca titolo per il contribuente ai fini del diritto alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto e alla deducibilità dei costi in essa annotati.

Di conseguenza è onere dell’Ufficio dimostrare il difetto delle condizioni per l’insorgenza di tale diritto, con la prova che può essere fornita anche mediante elementi indiziari e presuntivi.

Infatti “la prova presuntiva non è collocata su un piano gerarchicamente subordinato rispetto alle altre fonti di prova e costituisce una prova completa alla quale il giudice di merito può attribuire rilevanza anche in via esclusiva ai fini della formazione del proprio convincimento”.

Di conseguenza, nel caso in cui l’amministrazione finanziaria ritenga che la fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti, e cioè sia una mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai poste in essere da alcuno, ha l’onere di fornire elementi probatori, anche in forma indiziaria e presuntiva, del fatto che l’operazione fatturata non è stata effettuata, dopo di che passerà sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate.

Naturalmente tale prova non può consistere nella mera produzione dei documenti fiscali o nella dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamenti utilizzati nell’operazione, in quanto la regolarità formale di questi elementi è di solito utilizzata proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia.

Con specifico riferimento all’IVA, inoltre, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, il diritto alla detrazione dell’imposta non può in alcun modo farsi discendere - anche sul piano probatorio - dal solo fatto dell’avvenuta corresponsione dell’imposta formalmente indicata in fattura, richiedendosi, altresì, l’inerenza dell’operazione all’impresa, che è certamente mancante in relazione al pagamento dell’IVA corrisposta per operazioni (anche parzialmente) inesistenti, in quanto di per sé inidoneo a configurare un pagamento a titolo di rivalsa, trattandosi di costo non inerente all’attività dell’impresa, ed anzi potenziale espressione di detrazione verso finalità ulteriori e diverse, tali da rompere il detto nesso di inerenza.

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