Legge sul salario minimo: desideri degli italiani diversi dalle priorità della Manovra

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Legge sul salario minimo, esclusa dalle priorità della Manovra, rientra nella lista dei desideri degli italiani. Secondo il rapporto Censis 2019, 3 su 4 sono favorevoli all'introduzione, ma in Italia si cerca ancora la formula giusta per evitare gli effetti distorsivi di una soglia minima per la retribuzione oraria dei lavoratori.

Legge sul salario minimo: desideri degli italiani diversi dalle priorità della Manovra

Legge sul salario minimo in Italia: secondo i dati del rapporto Censis 2019, 3 italiani su quattro sono favorevoli. Ma nonostante se ne discuta da tempo, la corsa verso l’introduzione si è di nuovo fermata.

La nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza del 2019 aveva lasciato presagire la possibilità che all’interno della Manovra ci fosse un posto anche per inserire nel sistema una soglia minima per la retribuzione oraria dei lavoratori. Ma nel disegno di legge di bilancio per il 2020 ha trovato posto solo la riduzione del cuneo fiscale.

Con l’ultimo cambio di governo, la direzione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è nelle mani di Nunzia Catalfo che, da presidente della Commissione Lavoro del Senato nel 2018, ha dato il nome a un disegno di legge per l’introduzione del salario minimo orario pari a 9 euro lordi.

Ma in Italia si cerca ancora la formula giusta per evitare gli effetti distorsivi che ne possono derivare.

Legge sul salario minimo: desideri degli italiani diversi dalle priorità della Manovra

Stando ai dati diffusi dall’Istat, in Italia il 20% dei rapporti di lavoro prevede una retribuzione oraria inferiore alla cifra che si vorrebbe stabilire per legge.

I dati del 53° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, presentato a Roma il 6 dicembre 2019, fotografano l’insoddisfazione dei lavoratori italiani. Come si legge nel focus dedicato al lavoro, tra il 2013 e il 2018 si è ampliata la forbice tra la crescita del Pil e la crescita dei salari reali.

Nel 2017 c’era una distanza di 2,2 punti, nel 2018 a un incremento del Pil del 2% ha corrisposto un aumento dei salari pari allo 0,7%. Il 12,2% degli occupati in Italia è a rischio povertà: in questo panorama si inserisce il desiderio di una legge sul salario minimo garantito.

Si tratta della più bassa retribuzione oraria che i lavoratori possono ricevere per legge dai datori di lavoro. L’Italia non ha mai avuto una soglia fissa, e attualmente affida la responsabilità alla contrattazione collettiva.

3 cittadini su 4 sono favorevoli a una sua introduzione: il 75,3% degli occupati e l’80,7% di chi ha un reddito fino a 15.000 euro all’anno.

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo ha commentato i dati sul suo profilo Facebook:

“Io e tutto il MoVimento 5 Stelle lo sosteniamo da sempre perché è impensabile che ancora oggi ci siano milioni di lavoratori che guadagnano 4 o 5 euro all’ora. Per loro, vuol dire non arrivare a guadagnare nemmeno mille euro al mese e avere in futuro pensioni sotto la soglia di povertà. Tutto questo non sarà più possibile quando anche nel nostro Paese sarà introdotto il salario minimo, già presente in 22 Paesi Ue su 28”.

Legge sul salario minimo in Italia, si cerca ancora la formula giusta

Il commento si conclude con una promessa: “porteremo avanti questa battaglia fino in fondo”.

D’altronde “la tutela del potere d’acquisto dei lavoratori mediante l’adozione di un salario minimo orario collegato alla contrattazione collettiva nazionale” rientra anche tra gli obiettivi da raggiungere nel 2020 menzionati dal Ministro durante l’audizione sulle linee programmatiche del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali davanti alle Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali della Camera, il 4 dicembre 2019.

Quando il governo, a inizio ottobre, ha posto le basi della Manovra 2020 con la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2019 sembrava ci potesse essere spazio anche per l’introduzione di una soglia minima oraria per la retribuzione dei lavoratori. Ma sul fronte lavoro, il DDL Bilancio 2020 ha preferito la riduzione del cuneo fiscale.

La legge sul salario minimo in Italia fa ancora fatica a decollare e incontra opposizione da più fronti. Da Confindustria ad AssindataColf, passando per i Consulenti del Lavoro e i sindacati, nelle audizioni che si sono tenute alla Commissione Lavoro della Camera tra giugno e luglio 2019 sono diversi gli attori che hanno portato dati e argomentazioni a sostegno del loro veto.

L’ultima discussione sull’introduzione di una legge sul salario minimo si è articolata proprio sui 9 euro proposti proprio da Nunzia Catalfo. 5,5 miliardi di euro, considerando gli oltre 4 milioni di lavoratori, inclusi operatori agricoli, colf e badanti, potenzialmente interessati è il costo diretto che deriverebbe dall’applicazione secondo uno studio condotto dall’Ordine e dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.

Il rischio da evitare è che si crei un effetto controproducente per datori di lavoro e lavoratori.

“Con la nostra proposta noi non solo rispettiamo la Costituzione, ma favoriamo la stipula di contratti collettivi nazionali di lavoro “sani” eliminando la concorrenza al ribasso tra i lavoratori”.

Assicura il ministro, commentando i dati del Rapporto Censis.

Una misura che garantisca una giusta soglia di retribuzione è nella lista dei desideri dei lavoratori italiani, ma per ora è una questione rimandata: dopo l’approvazione della Legge di Bilancio, nel corso del 2020 si tenterà ancora una volta di intraprendere la strada verso la legge sul salario minimo in Italia, con la necessità di trovare un equilibrio tra pro e contro.

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