Sempre più connessi, ma meno produttivi: se il lavoro non finisce mai a farne le spese sono anche le aziende, con un costo invisibile che pesa sulla crescita. Lo dimostrano i dati diffusi da Bitrix24 Italia. Garantire e favorire la disconnessione non è un limite ma tutela l'efficienza
Il lavoro non si ferma mai. Nell’era della digitalizzazione, il confine tra vita privata e attività lavorativa diventa sempre più flebile.
Se un tempo la “barriera fisica” dell’ufficio garantiva una separazione naturale tra dovere professionale e vita privata, oggi smartphone, notifiche push e piattaforme di collaborazione cloud hanno reso i confini fluidi, quasi impercettibili.
Ne consegue una connessione quasi costante, che però non premia ma anzi ha un effetto contrario. Lo dimostrano i dati relativi al calo della produttività in Italia: l’aumento delle ore lavorate registrato nel biennio 2024-2025 non si riflette sul PIL.
A evidenziarlo è l’analisi pubblicata da Bitrix24 Italia, a seguito di un sondaggio condotto nel mese di aprile 2026.
Si lavora di più ma non si lavora meglio. Essere costantemente accesi e reperibili riduce la qualità e aumenta il rischio di errori. La disconnessione non è solo un diritto ma la chiave di volta per la crescita e la competitività delle aziende.
Sempre a lavoro, ma meno produttivi: il paradosso della connessione perenne
L’analisi pubblicata da Bitrix24 Italia a seguito di un sondaggio condotto sui propri utenti nel mese di aprile 2026 approfondisce un paradosso tutto italiano: l’illusione che una reperibilità costante si traduca in maggiore produttività.
In realtà, la scienza cognitiva e i dati di mercato dimostrano l’esatto contrario. Il vero vantaggio competitivo del domani non risiederà nella capacità di rimanere costantemente “accesi”, bensì nell’abilità strategica - sia individuale che organizzativa - di sapersi spegnere.
In Italia il lavoro è storicamente fondato sulle relazioni, sulla presenza e su un forte senso di responsabilità. Nell’era digitale, tuttavia, questa disponibilità, un tempo considerata un valore, si è trasformata in una pressione costante.
Con la diffusione di smart working e strumenti digitali, il lavoro invade il tempo personale, generando saturazione mentale.
Per le aziende questo scenario rappresenta un costo invisibile ma pesante: ogni notifica o interruzione fuori orario riduce la qualità dell’attenzione nelle ore successive del 20-30 per cento, erodendo la chiarezza mentale e la capacità decisionale dei collaboratori.
La vera competizione futura non sarà tra chi lavora di più, ma tra le organizzazioni capaci di proteggere il focus mentale dei propri dipendenti e quelle che lo disperdono.
I dati: la difficoltà di “staccare” in Italia
I dati del sondaggio condotto da Bitrix24 Italia fotografano una realtà complessa.
Il 32 per cento dei lavoratori dichiara di avere la mente ancora attiva e focalizzata sui problemi professionali ben oltre l’orario di lavoro.
Un altro 32 per cento vive una “presenza a metà”: pur non lavorando attivamente (magari stando a cena o sul divano), continua a controllare le notifiche e ad anticipare mentalmente gli impegni del giorno dopo.
Il 15 per cento dei professionisti è operativamente attivo h24 (reperibilità costante).
Solo il 21 per cento riesce a disconnettersi completamente.
Questo significa che meno di un’azienda su quattro ha a disposizione, il giorno successivo, risorse umane con capacità cognitive realmente rigenerate.
In Italia, tra l’altro, a fronte di un aumento delle ore lavorate (+2,3 per cento nel 2024 e +2 per cento nel 2025), il valore aggiunto è cresciuto solo dello 0,4 per cento, a dimostrazione del fatto che lavorare di più non equivale a lavorare meglio.
Dietro ai numeri si nasconde un meccanismo psicologico che si traduce in un vero e proprio rischio operativo per le imprese.
Stando ai dati raccolti da Bitrix24 Italia, il 34 per cento dei dipendenti prova ansia se non risponde subito a un messaggio.
Questa reattività continua non è sempre imposta dai manager, ma viene interiorizzata dal lavoratore stesso. Il risultato? Una “falsa efficienza” che genera sovraccarico cognitivo ed erode fino al 20 per cento del valore prodotto. Inviare decisioni sotto micro-stress significa che una scelta su tre viene presa in condizioni non ottimali.
Il 35 per cento dei dipendenti riesce a rimandare la risposta dopo aver valutato l’urgenza, ma lo fa pagando un prezzo in termini di significativo sforzo cognitivo. È proprio in questa fascia che si decide il futuro del reale equilibrio vita-lavoro.
Solo il 26 per cento dei lavoratori ignora invece serenamente le comunicazioni fuori orario. Non si tratta di disinteresse, ma di una matura gestione del tempo e delle proprie priorità.
Da evidenziare inoltre il dato relativo alla piccola ma rilevante percentuale (5 per cento) che vive la reperibilità con forte stress, posizionandosi nella fascia a immediato rischio di sovraccarico.
L’Intelligenza Artificiale come leva per la disconnessione e l’equilibrio vita-lavoro
In un contesto in cui il lavoro non finisce mai, come fare per garantire realmente il diritto alla disconnessione e favorire l’equilibrio vita-lavoro?
La tecnologia può fare da supporto alle organizzazioni e alle persone che ne fanno parte.
Strumenti di automazione e sistemi di Intelligenza Artificiale possono consentire di gestire attività ripetitive, filtrare la comunicazione superflua e ridurre il carico operativo complessivo.
Slegare la presenza fisica (o la reperibilità digitale) dalle performance è la chiave per ottimizzare l’attenzione e la qualità del contributo lavorativo.
La sfida delle aziende: ridurre lo stato d’allerta perenne, strutturare e governare la disconnessione
L’analisi condotta da Bitrix24 Italia evidenzia un aspetto chiave: gestire un’azienda mantenendo i dipendenti in uno stato di allerta perenne è uno svantaggio più che un punto di forza.
Proteggere lo spazio privato delle persone che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi aziendali serve a preservare la lucidità del management ed evitare perdite di efficacia decisionale.
Le aziende che sapranno strutturare e governare la disconnessione (attraverso regole chiare e l’uso intelligente dei “filtri” tecnologici) otterranno decisioni migliori, meno errori e un netto vantaggio competitivo.
La transizione verso una cultura del lavoro orientata ai risultati, anziché alla mera presenza online, richiede un profondo cambio di paradigma culturale, prima ancora che tecnologico.
Il diritto alla disconnessione non deve essere vissuto come un limite all’operatività aziendale, bensì come un pilastro fondamentale che tutela l’efficienza. Proteggere il “tempo del silenzio” è la via da percorrere per tutelare l’energia della propria squadra e il successo del proprio business.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Lavoro: sempre operativi, meno produttivi. La disconnessione premia anche le aziende