Imu, Tasi e non solo: le tasse sulla casa sono il tesoretto dello Stato

Imu, Tasi e non solo: in vista della scadenza per il versamento delle due imposte sulla casa la CGIA di Mestre ha calcolato quali sono le entrate previste per lo Stato nel 2017.

Imu, Tasi e non solo: le tasse sulla casa sono il tesoretto dello Stato

Imu e Tasi, mancano pochi giorni alla scadenza del 18 dicembre 2017 per il pagamento del saldo.

Gli italiani verseranno in tutto circa 21 miliardi di euro, una somma in discesa rispetto agli anni precedenti ma che conferma come le tasse sulla casa siano ancora oggi una delle fonti di guadagno per lo Stato.

Nel complesso le imposte sugli immobili presenti in Italia costano ai cittadini circa 40,2 miliardi di euro; è questa la cifra calcolata dalla CGIA di Mestre proprio in prossimità con una delle scadenze più importanti dell’anno per gli italiani.

Il patrimonio immobiliare è ancora oggi uno dei tesoretti dello Stato e nonostante le recenti riforme che hanno introdotto l’esenzione Imu e Tasi sulla prima casa gli italiani si trovano a far fronte ad un carico di imposte e tasse spesso insostenibile.

Imu, Tasi e non solo: le tasse sulla casa sono il tesoretto dello Stato

L’Imu e la Tasi sono soltanto due delle imposte sulla casa che gli italiani pagano ogni anno allo Stato e che, nel 2016, hanno portato ad entrate pari a 40 miliardi di euro.

Soltanto il 18 dicembre 2017, giorno della scadenza del saldo Imu e Tasi per l’anno in corso, gli italiani pagheranno un totale di circa 12 miliardi di euro: è questa la stima della CGIA di Mestre.

Carico fiscale che, complessivamente, è in riduzione rispetto a quanto calcolato nel 2015, con un calo di circa 3,7 miliardi di euro resosi possibile grazie all’eliminazione della Tasi sulla prima casa, così come già previsto per l’Imu.

Le imposte dovute da chi possiede un immobile, tuttavia, non si fermano a Imu, Tasi e Tari. Secondo la CGIA ben 9,1 miliardi di euro di gettito fiscale sono riconducibili ad Irpef, Ires, imposta di bollo e di registro e colare secca ed ulteriori 9,9 miliardi di euro entrano nelle tasche dello Stato a seguito del trasferimento di immobili, con i versamenti Iva e delle imposte ipotecarie, catastali, sulle successioni o sulle donazioni.

“Accanimento fiscale” su seconde case e immobili strumentali

Se la prima casa, nel tempo, è stata progressivamente esentata dalle due principali imposte sulla casa, Imu e Tasi, diversa è la situazione per i proprietari di seconde case e sulle imprese in relazione agli immobili strumentali.

Una situazione che la CGIA di Mestre chiama “accanimento fiscale”:

“Fino a qualche anno fa – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – l’acquisto di una abitazione o di un immobile strumentale costituiva un investimento. Ora, in particolar modo chi possiede una seconda casa o un capannone, sta vivendo un incubo. Tra Imu, Tasi e Tari, ad esempio, questi edifici sono sottoposti ad un carico fiscale ormai insopportabile.”

E quel che sottolinea il coordinatore della CGIA Zabeo è non soltanto l’eccessivo carico fiscale ma anche la difficoltà nel pagare le imposte, con un carico di burocrazia non indifferente: agli italiani servono ben 238 ore di tempo all’anno per pagare le tasse.