Governo Conte: come cambierà il fisco con Lega e M5S

L'Italia ha finalmente un Governo: Conte è il nuovo Premier e il Ministro dell'Economia è Giovanni Tria. Come cambierà il fisco con Lega e M5S? Dalla flat tax, alla pace fiscale, fino all'aumento IVA, ecco le novità che ci attendono.

Governo Conte: come cambierà il fisco con Lega e M5S

Il Governo Conte è pronto a partire e con esso il programma di Lega e M5S. Quale destino per il fisco e quali novità fiscali ci attendono?

Nella lista dei ministri del nuovo Governo spicca il nome del nuovo Ministro dell’Economia: sarà Giovanni Tria a prendere il posto di Padoan al MEF e a doversi far carico di uno dei nodi che dal 2011 ad oggi tengono l’Italia appesa ad un filo.

Ancor prima di parlare di riduzione delle tasse e della semplificazione di tutta la complessa macchina del fisco, il Ministro dell’Economia Giovanni Tria dovrà occuparsi dell’aumento IVA e delle clausole di salvaguardia: con la Legge di Bilancio 2019 sarà necessario reperire 12,4 miliardi di euro.

Tuttavia, pochi minuti dopo la nomina del Governo Conte e con la presentazione della listi dei ministri sono spuntate le prime indiscrezioni.

Tria sarebbe favorevole all’aumento dell’IVA: le maggiori entrate previste farebbero da copertura alle risorse necessarie per l’introduzione della flat tax, secondo una logica molto simile a quella suggerita da Visco, nella Relazione annuale di Bankitalia presentata soltanto pochi giorni fa.

Tuttavia è bene ricordare come Lega e M5S ancor prima dell’ufficialità della formazione del Governo abbiano stilato un programma “vincolante” e al suo interno è chiaramente specificato che l’IVA non aumenterà.

Come cambierà il fisco con il Governo Conte e quali novità sono in arrivo ora che la guida dell’Italia è ufficialmente in mano a Lega e M5s? Cerchiamo di capirci di più e di delineare il percorso di quelle che potrebbero essere le nuove leggi in materia fiscale varate dall’Esecutivo.

Governo Conte: aumento IVA, la posizione del Ministro dell’Economia Giovanni Tria

L’aumento IVA sarà forse uno dei primi punti al quale il Ministro dell’Economia del Governo Conte, Giovanni Tria, dovrà affrontare.

Ad oggi, ricordiamo, la Legge di Bilancio 2018 prevede che le due aliquote IVA ordinaria (22%) e intermedia (10%) aumentino gradualmente fino ad arrivare rispettivamente al 25% e al 13%.

Si tratta dell’effetto delle clausole di salvaguardia IVA, introdotte a partire dal 2011 come “compromesso” con l’Europa per evitare l’aumento del debito dell’Italia.

Per evitare che l’IVA ordinaria passi dal 22 al 24% nel 2019 e che quella ridotta passi dal 10 al 12% Lega e M5S dovranno mettere in campo ben 12,4 miliardi di euro con la prossima Legge di Bilancio. Nel 2020 serviranno, invece, 19,1 miliardi per evitare che si arrivi rispettivamente alle due aliquote del 25% e del 13%.

Cosa farà il nuovo Governo? Il Contratto siglato da Di Maio e Salvini è chiaro: l’Esecutivo a guida Conte sterilizzerà la clausola di salvaguardia che oltre all’aumento dell’IVA comporterebbe anche l’aumento delle accise.

Tuttavia è la nuova guida del MEF a far sorgere i primi dubbi. In un articolo pubblicato su formiche.it relativo ad un intervento del 14 maggio pronunciato da Tria, professore di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, il neo Ministro affermava che:

Vi è la “vulgata”, molto sostenuta anche a livello istituzionale, che serva subito un governo per impedire che queste clausole di aumento dell’IVA vengano attivate, perché ciò sarebbe recessivo. La tesi non mi sembra sostenibile a meno che si pensi di impedire l’aumento delle aliquote IVA creando altro deficit. Poiché non è questa, credo, l’intenzione di chi sostiene questa “vulgata”, impedire l’aumento dell’Iva recuperando risorse da un’altra parte, con tagli di spesa o aumenti di altre tasse, non muta di certo il presunto effetto recessivo. Al contrario, come ho sostenuto da oltre un decennio e non da solo, ritengo che in Italia si debba riequilibrare il peso relativo delle imposte dirette e di quelle indirette spostando gettito dalle prime alle seconde. Si tratta di una scelta di policy sostenuta da molto tempo anche dalle raccomandazioni europee e dell’Ocse perché favorevole alla crescita e non si capisce perché non si possa approfittare dell’introduzione di un sistema di flat tax per attuare un’operazione vantaggiosa nel suo complesso.

Governo Conte, aumento IVA per finanziare la flat tax

L’aumento IVA, secondo il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, potrebbe servire per reperire le risorse necessarie per dare il via alla flat tax. Ovviamente sarà necessario attendere per capire se sarà rispettato o meno quanto previsto dal contratto tra Lega e M5S o se dal 2019 bisognerà fare i conti con un nuovo aumento dei prezzi.

La flat tax è una delle più importanti novità fiscali che il Governo Conte punta ad introdurre: verranno abolite le attuali cinque aliquote Irpef e i cinque scaglioni di reddito e, al loro posto, saranno introdotte due aliquote fisse e un sistema di deduzioni per garantire il rispetto della progressività delle imposte previsto dalla Costituzione.

A livello operativo, a dare le prime indicazioni su come funzionerà la riforma della tassazione sui redditi è il Contratto di Governo di Lega e M5S. Saranno due le aliquote della flat tax per le persone fisiche, le partite IVA e le famiglie, una del 15% e l’altra del 20%; aliquota fissa al 15% per le società.

Sarà inoltre introdotta una deduzione fissa di 3.000 euro calcolata in base a reddito e composizione del nucleo familiare.

Pace fiscale, condono dei debiti fino a 200.000 euro

Nel piano di riforma del sistema fiscale del Governo Conte rientra anche la cosiddetta pace fiscale, definita come “una misura necessaria per rimuovere lo squilibrio economico fra le obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”.

Condono o no, la pace fiscale è stata definita da molti commentatori come una nuova maxi rottamazione delle cartelle esattoriali. La novità inserita nella lista delle misure in ambito fiscale del nuovo Governo prevede, secondo alcune anticipazioni, che tutti i morosi nei confronti del Fisco con debiti fino a 200.000 euro potranno regolarizzare la propria posizione pagando dal 6% al 25% del debito.

L’importo dovuto sarà determinato in base alle proprie disponibilità economiche (reddito e patrimonio posseduto). Bisognerà pagare, in sostanza, una media del 15% del debito complessivo.

Governo Conte: quale destino per la fattura elettronica obbligatoria dal 2019?

Tra le novità fiscali non si fa menzione della fattura elettronica che a partire dal 1° gennaio 2019 diventerà obbligatoria per tutte le operazioni tra privati.

Il programma Lega-M5S parla di abolizione dello spesometro e del redditometro ma, in ordine al primo punto, la cancellazione dell’adempimento è già stata prevista dalla Legge di Bilancio 2018 proprio in relazione al nuovo obbligo di fatturazione elettronica.

Su questo passaggio c’è quindi ancora molta incertezza. Il nuovo Governo parte, in sostanza, con un programma fiscale già ben delineato per il quale, tuttavia, non sarebbero inaspettati ancora nuovi colpi di scena e cambi di strategia da parte di Lega e M5S.