Fondi pensione: come cambia il contributo Covip e perché si parla di una mini-patrimoniale

Alessio Mauro - Pensioni

Dal 2026 il contributo di vigilanza alla Covip cambia forma. L’aliquota scende ma il prelievo sarà maggiore: si sposterà sul patrimonio

Fondi pensione: come cambia il contributo Covip e perché si parla di una mini-patrimoniale

Fondi pensione: da quest’anno cambia tutto per il versamento del contributo annuale alla Covip per l’attività di vigilanza.

L’importo del versamento aumenta nonostante il taglio dell’aliquota applicata dal 2026. Questo perché ad essere modificata è anche la base imponibile.

Il contributo, infatti, non viene più calcolato prendendo a riferimento i versamenti annuali degli iscritti ma l’intero patrimonio accumulato negli anni.

Per questo motivo in molti parlano di una nuova mini-patrimoniale, con conseguente innalzamento dei costi per tali strumenti di conseguenza per gli iscritti, soprattutto quelli che hanno già accumulato somme importanti.

Come cambia il contributo obbligatorio di vigilanza Covip

Da quest’anno sono cambiate le modalità di calcolo del contributo dovuto dai gestori dei fondi pensione alla Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione.

La previdenza complementare, come noto, è in sintesi un sistema volontario di risparmio e investimento che si affianca alla pensione pubblica. Nella pratica, versando contributi ad un fondo pensione è possibile costruire nel tempo una rendita aggiuntiva che aiuterà a mantenere un tenore di vita adeguato quando si raggiungerà la pensione

L’intero ecosistema è monitorato appunto dalla Covip. Tra i vari adempimenti richiesti ai gestori dei diversi fondi, c’è anche quello del versamento del cosiddetto contributo di vigilanza.

La novità sta nelle modalità di calcolo di tale contributo. Se fino al 2025 l’importo è stato determinato sulla base dei versamenti effettuati nell’anno da lavoratori e lavoratrici con applicazione dell’aliquota dello 0,5 per mille, da quest’anno il contributo è parametrato al patrimonio complessivo gestito.

Va specificato che a cambiare è anche l’aliquota di riferimento che, come previsto dalla delibera Covip 18 marzo 2026 in attuazione delle disposizioni all’articolo 29 del decreto PNRR (n. 19/2026), è stata fissata allo 0,06 per mille delle risorse complessive risultanti al 31 dicembre 2025.

Il contributo così determinato va versato entro il 30 giugno 2026.

Il prelievo si sposta sul patrimonio e scattano le proteste

Se a prima vista la modifica sembrerebbe alleggerire l’impatto della tassazione (la nuova aliquota è quasi un decimo di quella originaria), nella pratica il cambio nella procedura di calcolo rende il prelievo più pesante: il contributo, infatti, non riguarda più solo le entrate nell’anno di riferimento ma tutto il capitale accumulato negli anni.

Secondo i dati riportati da MilanoFinanza, nel 2025 i flussi in entrata nei fondi pensione sono stati pari a 17,4 miliardi di euro, mentre il patrimonio complessivo destinato alle prestazioni ha raggiunto quota 261,2 miliardi.

Di conseguenza, con una base imponibile così ampia anche applicando l’aliquota dello 0,06 per mille anziché quella dello 0,5 per mille il gettito complessivo risulterebbe comunque maggiore. Per questo motivo in molti stanno definendo l’intervento una mini-patrimoniale, così facendo infatti il contributo non va più a impattare sul nuovo risparmio ma sull’intero patrimonio accumulato. In merito

Si tratta quindi di costi più alti per i gestori dei fondi (specie quelli più grandi che hanno accumulato di più) ma che di riflesso avranno un impatto anche sugli iscritti. Va ad ogni modo specificato che per questi ultimi, nella maggior parte dei casi, si tratta di aumenti irrisori, specie se si è iniziato da poco a versare al fondo. La questione interessa maggiormente chi versa da anni e ha accumulato somme importanti.

Quello che appare certo è che l’adesione ai fondi pensione rischia di diventare più costosa, anche alla luce del fatto che, come previsto dal citato decreto, il contributo può arrivare fino allo 0,1 per mille del totale delle risorse destinate alle prestazioni. Il tutto in un contesto dove il Governo sta spingendo molto sull’adesione ai fondi pensione, che sempre appaiono sempre più come uno strumento necessario per compensare gli assegni pensionistici futuri.