La flat tax incrementale prende forma

Francesco Oliva - Irpef

Flat tax incrementale fino a 40.000 euro di maggiore reddito rispetto al picco del triennio precedente, ecco cosa prevede la bozza della Legge di Bilancio 2023 ed una prima ipotesi di calcolo di quanto si può arrivare a risparmiare con un esempio numerico

La flat tax incrementale prende forma

La bozza della Legge di Bilancio 2023 consente di dare una forma più chiara alla famosa flat tax incrementale, un’agevolazione fiscale dedicata ai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che non applicano il regime forfettario.

Dopo la conferenza stampa di martedì scorso, l’attesa era concentrata su due punti fondamentali: a quali soggetti poter applicare la flat tax incrementale e con quale meccanismo di calcolo.

Le risposte sono arrivate nel testo in bozza che però, è bene ribadirlo subito e più volte, rappresenta al momento solo un’ipotesi al vaglio del Parlamento.

Flat tax incrementale 2023: i soggetti beneficiari

La prima risposta arrivata dalla bozza della Legge di bilancio 2023 in materia di flat tax incrementale riguarda i soggetti beneficiari ovvero:

I contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, diversi da quelli che applicano il regime forfetario di cui all’articolo 1, commi 54 e successivi, della legge 23 dicembre 2014, n. 190

Sono quindi esclusi dal beneficio le persone giuridiche e, in generale, gli esercenti attività d’impresa, artistica e professionale in forma collettiva.

Flat tax incrementale 2023: calcolo, gestione acconti e risparmio fiscale potenziale

La seconda risposta attesa in realtà è una conferma tout court di quanto anticipato dal Presidente del Consiglio e dai Ministri competenti martedì scorso.

Il calcolo della flat tax incrementale verrà eseguito secondo la seguente regola:

possono applicare, in luogo delle aliquote per scaglioni di reddito IRPEF, un’imposta sostitutiva dell’IRPEF medesima e delle relative addizionali calcolata con un’aliquota del 15 per cento su una base imponibile, comunque non superiore a 40.000 euro, pari alla differenza tra il reddito d’impresa e di lavoro autonomo determinato nel 2023 e il reddito d’impresa e di lavoro autonomo, d’importo più elevato, dichiarato negli anni dal 2020 al 2022, decurtata di un importo pari al 5 per cento di quest’ultimo ammontare

Immaginiamo un esempio pratico e numerico iper semplificato per comprendere come funzionerà e quanto si potrà risparmiare.

Redditi contribuente che si avvale della flat tax incrementale nella dichiarazione dei redditi 2024:

Periodo d’imposta Reddito
2020 100.000,00 euro
2021 80.000,00 euro
2022 105.000,00 euro
2023 135.000,00 euro

Il contribuente che registra i redditi di cui alla tabella sopra decide di avvalersi della flat tax incrementale nella dichiarazione dei redditi 2024.

Il picco di reddito del triennio precedente (2020-2022, il primo valido per l’applicazione di questo meccanismo) è pari a 105.000,00.

L’incremento sarà tra il 2023 ed il 2022 uguale ad euro 30.000, ovvero la differenza tra il reddito 2023 (euro 135.000) ed il reddito 2022 (euro 105.000).

Tale differenza andrà ridotta del 5% dell’importo del reddito più elevato registrato nel triennio, ovvero 5.250 euro (105.000*5%).

La base imponibile soggetta a flat tax incrementale sarà pari quindi ad euro 24.750 e sarà soggetta ad un’imposta sostitutiva dell’IRPEF pari al 15% per un ammontare complessivo di euro 3.712,50.

Con un risparmio potenziale importante e che si evidenzia nella tabella sotto che, per semplicità, ignora le addizionali (quindi sottostima il risparmio potenziale):

Scaglione di reddito Imposta sostitutiva
24.750 3.712,50
Scaglione di reddito IRPEF con aliquota 43%
24.750 10.642,50
Risparmio d’imposta 6.930

Con la flat tax incrementale un contribuente nella situazione tipo di cui all’esempio sopra potrebbe risparmiare 6.930 euro dall’adesione al nuovo regime di tassazione incrementale del maggiore reddito.

Flat tax incrementale e regole di allineamento rispetto al sistema attuale

Due regole generali sono poi previste per allineare la novità della flat tax incrementale alle regole attualmente vigenti.

La prima riguarda la determinazione di deduzioni, detrazioni o benefìci di qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria, al possesso di requisiti reddituali, per i quali si dovrà tenere comunque conto anche della quota di reddito assoggettata alla nuova flat tax incrementale.

La seconda riguarda gli acconti IRPEF e relative addizionali, per i quali per il periodo d’imposta 2024 si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata non applicando le nuove disposizioni.

Questo meccanismo metterebbe i contribuenti nella condizione di pagare acconti IRPEF non sulla quota parte di reddito assoggettata ad IRPEF nell’anno oggetto di dichiarazione (al netto della quota incrementale) ma avendo come base di calcolo la base imponibile che si sarebbe calcolata con le regole ordinarie.

Il che, oltre a complicare enormemente gli aspetti procedurali e di calcolo, rischia di creare situazioni di squilibrio tra un periodo d’imposta e l’altro.

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