Divieto di accertamento anticipato anche in caso di accessi brevi

Emiliano Marvulli - Dichiarazioni e adempimenti

Il termine dilatorio di sessanta giorni per l'emanazione dell'avviso di accertamento è applicabile anche ai casi di accesso breve. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 13140 del 16 maggio 2019.

Divieto di accertamento anticipato anche in caso di accessi brevi

Con l’Ordinanza numero 13140 del 16 maggio 2019 la Corte di Cassazione ha stabilito che il termine dilatorio di sessanta giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento è applicabile tanto ai casi di verifica fiscale quanto a quello di accesso breve per l’acquisizione della documentazione e la sua inosservanza determina ex se, salvo il ricorrere di specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus.

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Corte di Cassazione - Ordinanza n.13140 del 16 maggio 2019
Divieto di accertamento anticipato anche in caso di accessi brevi. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con l’Ordinanza numero 13140 del 2019.

Il fatto – Il ricorso in cassazione è stato proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza con cui la CTR, in riforma della sentenza di primo grado, accoglieva il ricorso proposto da una società a seguito della notifica di due avvisi di accertamento. Gli atti impositivi erano conseguenza di un controllo iniziato con la notifica di un invito di comparizione e produzione della documentazione contabile relativa alle annualità sottoposte a indagine, a cui era seguito un accesso mirato presso la sede sociale per l’acquisizione di ulteriore documentazione.

A parere del giudice d’appello l’Agenzia delle entrate aveva violato l’art. 12 della I. n. 212 del 2000 per aver emesso l’atto impositivo prima del decorso del termine di sessanta giorni dalla chiusura delle operazioni di controllo.

In altri termini il giudice regionale ha ritenuto che il controllo effettuato dall’Ufficio configuri in tutto e per tutto una verifica fiscale sottoposta, pertanto, agli obblighi di redazione del verbale di chiusura delle operazioni e al termine dilatorio tra la redazione del suddetto verbale e l’emissione dell’avviso di accertamento, necessario al contribuente per comunicare osservazioni e richieste.

Di diverso parere l’Ufficio, secondo cui al caso de qua non è applicabile il citato termine dilatorio perché l’accesso mirato non è equiparabile ad una verifica fiscale, trattandosi di un più semplice controllo.

Il Collegio di legittimità ha accolto la tesi della CTR ritenendo che le operazioni di controllo del caso di specie, consistenti nell’acquisizione in ufficio della documentazione fiscale relativa agli anni d’imposta accertati e nell’accesso presso la sede sociale al fine di acquisire ulteriore documentazione, rientrino pacificamente nel novero delle verifiche fiscali.

Chiarito questo, i giudici di Piazza Cavour hanno ribadito che l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni, decorrente dal rilascio del processo verbale di chiusura delle operazioni, determina l’illegittimità dell’atto impositivo “anche nel caso di accessi brevi finalizzati all’acquisizione di documentazione”.

Tale principio è supportato sulla base di due ordini di ragioni:

  • da un lato le previsioni contenute nell’art. 12, comma 7 della Legge numero 212 del 2000 non prevedono alcuna distinzione in ordine alla durata dell’accesso, in esito al quale comunque deve essere redatto un verbale di chiusura delle operazioni;
  • dall’altro, “in caso di accesso breve, si verifica l’intromissione autoritativa dell’amministrazione nei luoghi di pertinenza del contribuente, che deve essere controbilanciata dalle garanzie di cui al citato articolo 12”. Il termine dilatorio ivi previsto, infatti, è posto a garanzia del contraddittorio procedimentale, che “costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva”.

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