DEF 2019: cos’è e cosa contiene il testo del Documento di Economia e Finanza

Rosy D’Elia - Fisco

DEF 2019: cos'è, quando si presenta e cosa contiene il testo del Documento di Economia e Finanza. Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri, 9 aprile 2019, il testo: nella bozza tutti i contenuti. La flat tax entra, ma resta embrionale.

DEF 2019: cos'è e cosa contiene il testo del Documento di Economia e Finanza

DEF 2019: cos’è, quando si presenta e cosa contiene il testo del Documento di Economia. Il Consiglio dei Ministri lo ha approvato ieri pomeriggio, 9 aprile, al termine di un braccio di ferro sulla flat tax: Giuseppe Conte ha fatto da arbitro tra le forze di maggioranza che propendono per due linee diverse, ma un accordo vero ancora non c’è e la tassazione piatta resta ancora un embrione. Nel testo ufficiale diffuso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze tutti i contenuti inseriti del DEF 2019.

La previsione di crescita tendenziale per il 2019 passa dall’1 allo 0,1%, resta l’incognita sulle coperture e sul futuro delle clausole di salvaguardia IVA, che il governo ha dovuto aumentare già a dicembre per arrivare a un accordo con l’Unione Europea.

Nei comunicati stampa diffusi da Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo l’approvazione del testo del DEF 2019, è forte l’accento sul “contesto di debolezza economica internazionale”.

Da Palazzo Chigi scrivono:

“Il Governo, dopo aver realizzato il programma iniziale di riforma economica e sociale descritto nella Nota di aggiornamento del DEF 2018 e seppur in un contesto economico congiunturale profondamente cambiato e più complesso, caratterizzato da un marcato rallentamento della crescita europea e dal permanere di condizioni di bassa inflazione, conferma con il Documento gli obiettivi fondamentali della sua azione: ridurre progressivamente il gap di crescita con la media europea e, al contempo, il rapporto debito/pil”.

DEF 2019: cos’è e cosa prevede

Il Documento di Economia e Finanza, DEF, è stato introdotto in Italia dalla Legge numero 362 del 1988 ed è stato poi adeguato agli impegni e ai tempi dettati dall’Europa.

Il DEF è un testo programmatico che il governo, entro il 10 aprile di ogni anno, propone al Parlamento: i suoi contenuti rappresentano la base per pianificare strategie economiche e finanziarie da realizzare nei tre anni successivi.

“Definisce la manovra di finanza pubblica per il periodo compreso nel bilancio pluriennale”, come recita l’articolo 3 della legge numero 362 del 1988.

A Camera e Senato spetta il compito di approvarlo, e dopo l’ok deve essere inviato alla Commissione Europea entro il 30 aprile.

Non è un testo di legge: ciò che viene inserito nel Documento di Economia e Finanza, quindi, non trova un’applicazione concreta e immediata seguendo un iter già definito. Ma ha un’importanza cruciale perché rappresenta la posa della prima pietra di tutte le misure economiche e finanziare che il governo vuole adottare ed è il primo banco di prova nel confronto con l’Europa.

Obiettivi, strategie, direzioni sono le tre parole chiave del DEF e tracciano la strada economica e finanziaria che il paese intraprende.

E qual è il percorso che intende intraprendere il DEF 2019?
Come si legge nel comunicato stampa numero 73 del MEF e nella nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri che hanno accompagnato la notizia dell’approvazione del testo, il documento programmatico del 2019 punta sulle seguenti strategie:

  • investimenti pubblici come fattore fondamentale di crescita, innovazione, infrastrutturazione sociale e aumento di competitività del sistema produttivo;
  • azione di riforma fiscale in progressiva attuazione di un sistema di flat tax come componente importante di un modello di crescita più bilanciato;
  • sostegno alle imprese impegnate nell’innovazione tecnologica e il rafforzamento contestuale della rete di protezione e inclusione sociale;
  • salario minimo orario per chi non rientra nella contrattazione collettiva;
  • riduzione del cuneo fiscale sul lavoro;
  • predisposizione di strategie nazionali per la diffusione della banda larga e del 5G;
  • semplificazioni amministrative;
  • aumento dell’efficienza della giustizia;
  • interventi di sostegno alle famiglie ed alla natalità.

Ma per mettere in atto le strategie, si deve tener conto anche dei principali indicatori economici e di finanza pubblica.

Il 2018 si è chiuso con un incremento del pil reale dello 0,9 per cento. La proiezione di crescita tendenziale per il 2019 è stata rivista, “come conseguenza delle mutate condizioni interne ed esterne”. Ed è passata dall’1 allo 0,1 per cento. Il deficit di quest’anno è stimato al 2,4 per cento del pil.

In termini strutturali, al netto dell’andamento ciclico e delle misure temporanee, questo risultato genererebbe una variazione dell’indebitamento di solo -0,1 punti percentuali. Tenendo conto della flessibilità concordata con la Commissione, il governo assicura che il risultato di quest’anno rientrerebbe quindi nei limiti del Patto di Stabilità e Crescita (PSC).

Nei dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze le previsioni fino al 2022.

DEF 2019: quando si presenta, i tempi della programmazione economia e finanziaria

Dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, l’iter del DEF 2019 passa allo step successivo. Il documento programmatico, ogni anno, segue un ciclo preciso di passaggi e scadenze. Elaborazione e discussione devono rispettare i tempi dettati dalla legge numero 39 del 7 aprile 2011 che ha inquadrato le tempistiche nei ritmi del semestre europeo.

Se infatti in passato il termine ultimo per la presentazione del DEF al Parlamento era il 15 maggio di ogni anno, oggi il calendario del Documento di Economia e Finanza è stato definito nel modo che segue:

PROGRAMMAZIONESCADENZA
Presentazione del DEF al Parlamento 10 aprile
Presentazione del DEF al Consiglio dell’Unione Europea e alla Commissione Europea 30 aprile
Presentazione alle Camere della Nota di aggiornamento del DEF 20 settembre

L’articolo 2 della Legge numero 39 del 2001, inoltre, fissa anche i tempi per gli step di programmazione economica e finanziaria successivi e conseguenti al DEF:

PROGRAMMAZIONESCADENZA
Presentazione alle Camere del disegno di legge del bilancio dello Stato 15 ottobre
Presentazione alle Camere del disegno di legge di assestamento 30 giugno
Eventuali disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica entro il mese di gennaio

DEF 2019: cosa contiene e la bozza del testo

Anche il DEF 2019 è stato concepito secondo la struttura ordinaria. Il documento programmatico contiene obiettivi da raggiungere, analisi della situazione attuale e previsioni future ed è composto da tre sezioni.

La prima sezione contiene lo schema del Programma di stabilità con gli elementi e le informazioni richieste dai regolamenti dell’Unione europea e dal Codice di condotta sull’attuazione del patto di stabilità e crescita, e fa riferimento agli obiettivi da conseguire per accelerare la riduzione del debito pubblico.

Le voci da inserire sono numerosissime e i contenuti vanno dal quadro delle previsioni economiche e di finanza pubblica alle diverse ipotesi di evoluzione dell’indebitamento netto e del debito rispetto a scenari di previsione alternativi riferiti al tasso di crescita del prodotto interno lordo, della struttura dei tassi di interesse e del saldo primario.

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Testo ufficiale DEF 2019 - Sezione 1
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La seconda sezione del DEF contiene l’analisi del conto economico e del conto di cassa delle amministrazioni pubbliche nell’anno precedente e degli eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi programmatici indicati nel DEF e nella Nota di aggiornamento. Inoltre nella seconda parte del documento trovano spazio una serie di previsioni sui conti e di confronti anche con le indicazioni contenute nei precedenti documenti programmatici.

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Testo ufficiale DEF 2019 - Sezione 2
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La terza sezione del DEF ospita lo schema del Programma nazionale di riforma e in particolare riporta:

    • lo stato di avanzamento delle riforme avviate, con indicazione dell’eventuale scostamento tra i risultati previsti e quelli conseguiti;
  • gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività;
  • le priorità del Paese e le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nella prima sezione del DEF;
  • i prevedibili effetti delle riforme proposte in termini di crescita dell’economia, di rafforzamento della competitività del sistema economico e di aumento dell’occupazione.
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Testo ufficiale DEF 2019 - Sezione 3
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I contenuti del Programma Nazionale di Riforma del DEF sono organizzati nel modo che segue:


LA STRATEGIA DI RIFORMA DEL GOVERNO
I.1 Gli obiettivi di riforma del Governo
I.2 La risposta alle Raccomandazioni del Consiglio
I.3 Il programma di supporto per le riforme strutturali della Commissione Europea
II. SCENARIO MACROECONOMICO E IMPATTO DELLE RIFORME
II.1 Il quadro macroeconomico tendenziale e programmatico
II.2 L’impatto del reddito di cittadinanza e delle misure previdenziali del DECRETO LEGGE n. 4/2019
II.3 L’impatto finanziario delle misure del Programma Nazionale di Riforma
III. LE PRINCIPALI LINEE DI INTERVENTO DEL PROGRAMMA DI
GOVERNO

III.1 Finanza pubblica e tassazione
III.2 Investimenti e infrastrutture
III.3 Partecipazioni pubbliche e patrimonio pubblico
III.4 Giustizia e Pubblica Amministrazione
III.5 Sostegno alle imprese e innovazione
III.6 Settore bancario e finanziario
III.7 Lavoro, educazione, welfare e lotta alla povertà
III.8 Altre riforme
IV. FONDI STRUTTURALI
V. INTERLOCUZIONI ISTITUZIONALI CON LE REGIONI E LE PROVINCE
AUTONOME NELLA PREPARAZIONE DEL PNR

DEF 2019: i punti caldi del testo e il futuro delle clausole di salvaguardia

Protagonista indiscussa del DEF 2019 è sicuramente la flat tax. Promessa elettorale e voce del contratto di governo, la tassazione piatta ha concentrato su di sé tutte le attenzioni delle ultime ore.

Tra le forze di maggioranza un braccio di ferro sulla linea da adottare, totalmente piatta o progressiva? Anche dopo l’approvazione della bozza non c’è ancora un compromesso reale.

Un primo passo verso la tassazione piatta è già stato fatto con la Legge di Bilancio 2019 che ha introdotto un regime forfettario ampio, con un’imposta sostitutiva al 15% per tutti i professionisti e le imprese con ricavi fino a 65.000 euro.

Ma ora la discussione è accesa su come proseguire: per mantenere le promesse elettorali bisognerà appiattire le imposte dei lavoratori dipendenti e poi anche quelle delle famiglie.

I passi avanti, però, hanno un costo: dai 12 ai 15 miliardi di euro, secondo alcuni, e addirittura 60 miliardi di euro circa per altri. In ogni caso il conto è salato e sarà difficile presentarlo all’Europa.

Gli impegni che l’Italia ha preso a Bruxelles, infatti, sono già molto gravosi: per far digerire la Legge di Bilancio 2019 alla Commissione Europea sono state già aumentate le clausole di salvaguardia, che hanno garantito allo Stato un incremento di 23 miliardi di entrate per il 2020 e di 29 miliardi per il 2021 ma hanno reso anche più probabile l’aumento dell’IVA a partire dal 2020.

Solo se l’Italia riuscirà a incassare 52 miliardi di euro, si potranno evitare gli aumenti IVA previsti per il prossimo anno. In caso contrario, l’accordo con l’UE stabilisce che l’IVA ridotta arrivi al 13% e quella ordinaria al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021.

Qualunque sia il compromesso di governo sui contenuti del DEF, l’unica necessità per la programmazione economica e finanziaria dell’Italia è quella di non alzare il prezzo, già alto, delle strategie da adottare.

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